Ci sono 10 tipi di persone …

Quelli che capiscono il codice binario e quelli che non lo capiscono.

Che vi sentiate parte del primo o del secondo gruppo, la notizia è la stessa: la sezione dedicata allo sviluppo sulla rivista ha finalmente un contraltare elettronico.

Attraverso questo canale possiamo comunicare in tutte e due le direzioni e questo è molto interessante, perché potremo capirci meglio.

Abbiamo sempre tentato di attirare l’interesse di laici e clerici cercando soggetti stimolanti, spesso al di fuori dei filoni mainstream, come è stato il client-server in Visual Basic o J2ee in ambito Enterprise.

Per passione ci siamo sempre fatti tentare dai linguaggi minoritari, come Python e Ruby e siamo andati a scovare gli Sdk alternativi, come Android o Nokia Series 60, soprattutto quando si tratta di ambienti open source o gratuiti, che danno a ogni programmatore la possibilità  di inventare e, chissà , creare qualcosa.

Napoleone diceva che dentro lo zaino di ogni soldato c’è un bastone da maresciallo e allo stesso modo vicino alla calcolatrice esadecimale di ogni appassionato di programmazione c’è un sogno di successo.

Anche se il sogno americano non arriva da questo lato dell’oceano, Internet rende tutto globale e moltissimi italiani sono nomi famosi nel software mondiale, in particolare negli ambienti open source.

Fra poco si apre un nuovo anno, ricco di stimoli (come sempre) e di sollecitazioni e tentazioni fra cui dovremo imparare a districarci.

Cosa stimola la vostra curiosità  in questo momento?

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9 Commenti

  1. Vi faccio subito i complimenti per la nuova interessante rubrica (non vorrei che il mio commento venga tagliato come il precedente)…

    Vi invitavo a visitare anche il mio Blog – sulla programmazione – http://www.undolog.com

    Grazie

  2. Vorrei riportare i miei complimenti a Michele Costabile per le sue rubriche sullo sviluppo, che ogni mese appaiono nella parte finale della rivista.
    Alcune volte mi dimentico di segnalarle, dato che magari trattano argomenti che non capisco immediatamente, ma sono sempre ben fatte e dimostrano la vasta cultura di Michele, che spazia da .NET a Java e a quant’altro con invidiabile scioltezza.

    Luigi

  3. Il GWT è interessante perché ti permette di sviluppare completamente in Java all’interno di Eclipse o Netbeans.
    Quando l’applicazione ti soddisfa è sempre il GWT a occuparsi della traduzione in codice Javascript di quello che hai scritto in Java.
    Il GWT ti mette a disposizione una nutrita tavolozza di componenti, come liste, tab view, elenchi di immagini.
    In sostanza, quindi puoi sviluppare come se facessi un’applicazione desktop e avere un’applicazione Ajax.
    Però il dominio delle applicazioni che puoi creare è limitato alle cose che somigliano a un’interfaccia utente da PC, come un client di posta o un’applicazione web. Il GWT è meno adatto alla creazione di siti in formato più libero.
    Ci torneremo sopra, intanto puoi trovare tutto il possibile su http://code.google.com/webtoolkit/

  4. Personalmente, ciò che stimola la mia curiosità di tecnico software, in questo momento, è l’universo Google. In particolare mi piacerebbe approfondire come integrare una generica web application con i vari servizi offerti da Google: Maps, Calendar, Search, ecc. Se non erro, questi servizi sono anche disponibili sotto forma di API Javascript, il che rende possibile realizzare web application che ne incorporano le caratteristiche.
    Direi che questa possibilità è data anche da altri siti oltre a Google, come Yahoo o Flickr.
    Comunque, rimanendo su Google, mi piacerebbe anche capire come GWT (Google Web Toolkit) affronta la sfida della costruzione delle web application basate su Java.

  5. Il giapponese mi piace per uso personale, non certo per uso professionale, non ne avrei nessuno scopo. In fondo sono solo uno smanettone, che usa il Pc solo per arrotondare la paga.
    Le batterie sono importanti, ma se non si riesce a ridurre i consumi usando schemi Oled o dischi solid state, ci troveremmo presto con batterie che erogano teoricamente 10 volte gli attuali consumi, ma quando dovremmo sistemarle su pc più performanti ci troveremo allo stesso stato di ora.
    In teoria un pannello Oled consuma un terzo o meno di un TFT e le memorie flash meno di un decimo di un Hd standard, aumentandone però le prestazioni di trasferimento. Per ora, oltre al processore e alla GPU, queste sono i componenti che mangiano più corrente in un portatile.

  6. Beh. se il giapponese è importante, anche il cinese potrebbe avere un ruolo fondamentale nel futuro.
    Per il momento, però, credo che il pallino dell’innovazione sia dalle parti di Google.
    Però è interessante osservare che se le batterie del nostro laptop dureranno tutto il weekend dipenderà, forse, da questa innovazione.
    Gli esperimenti sono stati condotti a Stanford, ma i ricercatori del team sono Candace Chan, Halin Peng, Robert A. Huggins, Gao Liu, Kevin McIlwrath, and Xiao Feng Zhang. L’università di Stanford sta depositando un brevetto e questo dà spazio a molte riflessioni su come si possono finanziare le Università.

  7. Curiosità?
    Personalmente sono un curioso di natura. Soprattutto in ambito tecnologico.
    Pannelli OLED, dischi Holographic, L’Helioscreen, Il multitouch screen.
    Ovvero a cosa dovremo aspettarci realmente dal futuro.
    Oppure lo studio della lingua Giapponese. A proposito non avete mai parlato di questa questione sulla rivista, ovvero programmi o siti gratuiti dove apprendere una lingua a scelta. Personalmente ho trovato simpatico il “gioco” Talkman per PSP. Oppure l’Associacione FujiKai che insegna gratuitamente la lingua del Sol Levante.

    Grazie ad internet il mio personale “sogno americano” di imparare nuove cose, si sta gradualmente realizzando. Non è molto ma è già qualcosa. Ed intanto domani vado a sciare, visto che ho le piste appena fuori casa. 🙂

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