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DJI ed Epson insieme per droni pilotati con visori a realtà  aumentata

Davide Micheli | 12 Settembre 2016

Droni Stampa

DJI ed Epson hanno annunciato una importante partnership: i droni dell’azienda cinese, infatti, potranno beneficiare di visori a realtà  aumentata prodotti da Epson per il pilotaggio.

Diamo oggi uno sguardo ad un’interessante partnership nata tra due aziende come DJI ed Epson, apparentemente molto lontane – dal punto di vista delle soluzioni tecnologiche proposte – l’una dall’altra: eppure, grazie alla collaborazione tra queste due società , i droni del player cinese potranno beneficiare della tecnologia dei visori a realtà  aumentata di Epson per offrire un governo in prima persona dei quadricotteri.

Denominata FPV – First Person View – questa tecnologia è già  presente sui droni di altri brand, ma non appunto su quelli di DJI, che tuttavia grazie a questo accordo con l’azienda giapponese potranno competere ad armi pari con i prodotti di altri competitor: alla base del progetto c’è l’implementazione di una soluzione nell’SDK che consentirà  di usare l’Epson Moverio BT-300 per il pilotaggio.

Secondo le prime indicazioni sui piani futuri di questo progetto, a beneficiare del risultato del lavoro in partnership tra le due società  saranno in particolare i droni delle serie Inspire, Matrice e Phantom, grazie ad un lavoro di ottimizzazione dell’app DJI GO – dedicata appunto al governo dei quadricotteri – che potrà  contare su un’interazione ottimale con i visori a realtà  aumentata BT-300 di Epson.

Grazie a questa innovazione, l’esperienza utente nel pilotaggio sarà  ancor più avvincente, giacché il visore della società  giapponese è contraddistinto da display traslucidi. In questo modo, i droni DJI saranno peraltro certificati per l’utilizzo sui visori Moverio BT-300 e, in considerazione della particolarità  del device (rivolto ad un pubblico pro), c’è da pensare che questa soluzione sia pensata per applicazioni in ambiti molto specifici.

DJI Mini 2

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DJI finisce nella lista nera degli Stati Uniti

Luca Colantuoni | 21 Dicembre 2020

Droni

Gli Stati Uniti hanno aggiunto DJI nella Entity List perché i suoi droni verrebbero utilizzati per sorvegliare gli uiguri, minoranza etnica della provincia di Xinjiang.

L’amministrazione Trump ha annunciato nuove misure contro aziende cinesi. Il Dipartimento del Commercio ha inserito DJI nella famigerata Entity List, vietando quindi l’esportazione di tecnologie statunitensi che vengono utilizzate dal noto produttore di droni. La stessa sorte è toccata a SMIC, produttore di semiconduttori per vari clienti, tra cui Huawei.

Le accuse nei confronti di DJI non riguardano furti di proprietà intellettuale o rischi per la sicurezza nazionale, ma la violazione dei diritti umani. Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha dichiarato che “la Cina promuove pratiche riprovevoli di lavoro forzato, raccolta di DNA e sorveglianza onnipresente per reprimere i suoi cittadini nello Xinjiang e altrove“. Secondo il governo degli Stati Uniti, il Partito Comunista Cinese avrebbe utilizzato i droni DJI per sorvegliare i campi di detenzione della provincia Xinjiang, in cui vengono portati gli uiguri, una minoranza musulmana che vive nel nord-ovest della Cina.

Questo video, mostrato dalla CNN, sarebbe stato registrato con un drone DJI:

In pratica, l’amministrazione Trump non vuole che le tecnologie statunitensi siano utilizzate per sopprimere le minoranze etniche e religiose. Il produttore cinese ha tuttavia garantito che gli utenti americani possono continuare ad acquistare e usare i suoi droni.

Ovviamente il ban favorirà i diretti concorrenti di DJI. Uno di essi, Skydio, ha rilasciato un comunicato stampa, affermando che “DJI ha tratto profitto per anni sostenendo la repressione degli uiguri nella provincia dello Xinjiang“.

L’aggiunta di SMIC nella Entity List è dovuta invece a motivi di sicurezza nazionale. Le aziende statunitense non possono avere rapporti commerciali con il produttore di chip perché le loro tecnologie verrebbero utilizzate per migliorare le capacità militari della Cina.

DJI Mini 2

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DJI Mini 2, drone in miniatura per video 4K

Luca Colantuoni | 5 Novembre 2020

Droni

Il nuovo DJI Mini 2 conserva il design compatto del precedente modello, ma offre diverse miglioramenti, tra cui la registrazione video a risoluzione 4K.

Il noto produttore cinese ha annunciato un nuovo drone per utenti non professionisti. Si tratta del DJI Mini 2, successore del Mavic Mini svelato l’anno scorso. Rispetto al precedente modello ci sono quattro miglioramenti principali, tra cui il supporto per la registrazione video a risoluzione 4K.

Il DJI Mini 2 conserva le dimensioni compatte del suo predecessore (quando richiuso misura 140×82×57 millimetri) e ovviamente il peso molto ridotto (solo 249 grammi), per cui può essere appoggiato sul palmo della mano. Il sistema di propulsione è stato aggiornato per raggiungere una maggiore velocità (57,6 Km/h) e una maggiore resistenza al vento (livello 5) rispetto al Mavic Mini (46,8 Km/h e livello 4).

La fotocamera del nuovo drone ha un sensore da 12 megapixel e supporta la registrazione video [email protected], oltre allo zoom digitale 4x (full HD) e ai formati JPEG e RAW. Tra le funzionalità avanzate per i video spiccano le cinque modalità QuickShots (dronie, spirale, ascesa, cerchio e boomerang) e Panorama (grandangolo, 180 gradi e sferico).

Invece della connessione WiFi (poco stabile) del Mavic Mini è presente la tecnologia OcuSync 2.0 che incrementa il range di trasmissione da 4 a 10 Km (se che l’utente riesca a vedere il piccolo drone a questa distanza). Il radiocomando è rimasto lo stesso del vecchio modello.

L’autonomia della batteria da 2.250 mAh raggiunge i 31 minuti. L’app DJI Fly permette di accedere ad altre funzioni smart, come ritorno a casa, decollo automatico e volo stazionario. È possibile anche QuickTransfer (sincronizzazione rapida di foto e video) e varie opzioni di editing.

Il DJI Mini 2 può essere acquistato sul sito del produttore ad un prezzo di 459,00 euro. Il bundle Combo Fly More da 599,00 euro include due batterie supplementari, tre eliche di ricambio, il caricabatteria USB da 18 Watt e la borsa da spalla.

Amazon

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Amazon Prime Air, le consegne via droni sempre più vicine

Alfonso Maruccia | 2 Settembre 2020

Amazon Droni E-commerce

La FAA statunitense ha approvato il trasporto di piccoli carichi tramite droni Amazon. Il servizio Prime Air per le consegne entro 60 minuti sarà presto realtà?

Amazon promette da anni la concretizzazione del sogno di Prime Air, servizio di consegne a domicilio gestito tramite una flotta di droni in grado di portare il pacco a destinazioni entro 60 minuti (o meno) dall’ordine. L’ambizioso obiettivo si fa ora più vicino grazie a una nuova licenza concessa dalla Federal Aviation Administration (FAA).

L’agenzia federale USA ha infatti approvato e concesso un certificato Part 135 per Prime Air, permettendo in sostanza ad Amazon di trasportare beni di piccole dimensioni oltre la linea visiva dell’operatore. L’ultimo design dei droni Prime Air svelato da Amazon prevede una capacità di trasporto di 2,2 kg, entro una distanza massima di circa 19 km dal magazzino Amazon più vicino.

David Carbon, vice presidente di Prime Air, ha accolto la certificazione di FAA parlando di “un importante passo avanti” per il progetto e la conferma dell’affidabilità dei droni Amazon. La tecnologia continuerà a migliorare, dice Carbon, finché il colosso dell’e-commerce non sarà in grado di integrare pienamente le consegne via droni nel traffico aereo e nelle relative regolamentazioni. Negli USA come in altre parti del mondo.

La consegna di pacchi per via aerea è in effetti un obiettivo a cui lavorano in molti, e Amazon non è certo la prima corporation ad aver ottenuto una certificazione da FAA in tal senso. Prima del colosso di Jeff Bezos sono arrivati UPS e Wing (ennesima sussidiaria di Alphabet/Google) nel 2019.

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