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Facebook: pagamenti su Messenger anche in Europa

Davide Micheli | 25 Novembre 2016

Facebook

Facebook vuole estendere il suo servizio di pagamenti tramite Messenger anche in Europa: ora, il social network ha ottenuto un’autorizzazione a svolgere questa attività  dalla Banca Centrale Irlandese.

Da oltre un anno, Facebook ha introdotto la possibilità  di inviare e ricevere denaro attraverso la sua piattaforma di Messenger negli Stati Uniti: ora, però, l’azienda di Mark Zuckerberg – grazie ad un’autorizzazione rilasciata di recente della Banca Centrale Irlandese – è riuscita ad ottenere la possibilità  operare questo servizio anche all’interno dell’Unione Europea.

Grazie a questa autorizzazione, Facebook può agire come intermediario nel ramo del credito, nonché agire come ente di deposito ed anche come operatore per i pagamenti, utilizzando a questo scopo una sua sussidiaria attraverso la quale potersi occupare della moneta elettronica, oltre ovviamente ad operare come gestore per i pagamenti e i trasferimenti di fondi negli stati membri.

In questo modo, la società  di Mark Zuckerberg può ora vantare delle opportunità  operative ben maggiori di quelle riconosciutele negli Stati Uniti, dove peraltro la sua piattaforma funge da intermediario grazie ad una partnership con PayPal: in Unione Europea, quindi, il social network potrà  fungere da vera e propria banca, dove depositare dei fondi.

Facebook potrà  quindi diventare una vera e propria banca con tanto di correntisti (che altri non sarebbero se non gli utenti del social network).

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Meta denuncia un’azienda di sorveglianza che ha creato 38 mila account Facebook finti

Martina Pedretti | 18 Gennaio 2023

Facebook

Meta ha denunciato un’azienda di sorveglianza che ha creato 38 mila account Facebook finti per fare scraping dei dati utenti

Meta contro un’azienda che ha creato decine di migliaia di account Facebook fake

Meta ha deciso di denunciare un’azienda di sorveglianza, Voyager Labs, con l’accusa di aver creato una serie di profili Facebook finti per raccogliere informazioni. I numeri sfiorano i 40 mila account fake.

Voyager Labs lavora su soluzioni investigative basate sull’AI, analizzando i social media e studiando le persone su cui deve indagare. Già nel 2021, The Guardian aveva anticipato che la polizia di Los Angeles avrebbe utilizzato i servizi di questa azienda per capire in anticipo chi avrebbe commesso crimini nel futuro.

Meta ora ha però deciso di denunciare l’azienda di sorveglianza, perché questa avrebbe creato 38 mila finti account Facebook. Ma perché? Pare che Voyager Labs sfrutti questi strumenti fake per raccogliere informazioni sui post Facebook e Instagram senza permesso dall’azienda stessa. Inoltre opererebbe anche su realtà esterne a Meta, come Twitter, YouTube e Telegram.

Nella denuncia si legge che Voyager Labs ha fatto scraping, e quindi ha raccolto i dati, di oltre 600 mila utenti Facebook solo nell’estate del 2022. Meta ha poi provveduto a cancellare oltre 60 mila pagine legate all’azienda dai suoi social.

Ora la richiesta dell’azienda di Facebook è che Voyager Labs interrompa il suo lavoro che viola le condizioni del social. Inoltre è richiesto anche il pagamento di una tassa legata ai guadagni che la società ha ricevuto proprio grazie a Instagram e Facebook.

Per concludere, già diversi studiosi hanno spiegato che questi software AI per predire possibili crimini, che si basano sulle attività online, sono decisamente poco accurati. Principalmente inoltre queste predizioni si basano su stereotipi sociali e razziali.

Instagram e Facebook, Meta rimuove pubblicità basate sul genere

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Instagram e Facebook, Meta rimuove pubblicità basate sul genere

Andrea Sanna | 11 Gennaio 2023

Facebook Instagram

Sia un Instagram che su Facebook Meta ha preso l’importante decisione di rimuovere le pubblicità basate sul genere

Dopo la maxi multa da 390 milioni di Euro Meta ha deciso di prendere delle altre decisioni importanti riconducibili alle pubblicità sia a Instagram che Facebook. Stando a quanto emerso l’azienda ha pensato bene di rimuovere quei contenuti, o meglio reclame, basate sul genere saranno rimosse. Questo non consentirà quindi agli inserzionisti di attira l’attenzione degli adolescenti con questo tipo di avvisi.

Stando a quanto si apprende il tutto si verificherà a partire da febbraio. Ciò significa che i gruppi che hanno intenzione di pubblicizzare prodotti per minori su Instagram e Facebook avranno accesso solo alla loro età e localizzazione. Tutto ciò è fatto per fare in modo che il contenuto degli annuncia sia “appropriato e utile”. Indicazioni che emergono dal comunicato emesso dall’impresa statunitense con a capo Mark Zuckerberg. C’è da dire anche che ormai dall’estate del 2021 agli inserzionisti è stato vietato di “venire a conoscenza della storia degli adolescenti tramite altri siti”.

Tra l’altro sempre Meta ha pensato bene di fare in modo che i minori di 18 anni possano indicare quali sono i contenuti che preferiscono ricevere. Così come quelli che, invece, hanno intenzione di eliminare. Per contenuti specifici intendiamo per esempio argomenti quali serie TV, sport e così via.

Tra l’altro sugli adolescenti sia Instagram che Facebook come piattaforme stanno già lavorando da tempo. Pensiamo per esempio all’idea di mettere in sicurezza i profili dei più giovani, mediante le impostazioni predefinite in account di ogni utente con età inferiore ai 18 anni. QUI trovate maggiori dettagli sulle iniziative prese da entrambe le applicazioni.

In ogni caso Meta cerca ancora di salvaguardare i propri utenti, specialmente i giovanissimi e queste scelte, sicuramente, non fanno che giovare anche per una maggiore tranquillità di navigazione sulle varie piattaforme social. E voi che ne pensate?

Continuate a seguirci per altre news su Instagram e Facebook.

Meta multata per pubblicità mirate su Facebook e Instagram

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Meta multata per pubblicità mirate su Facebook e Instagram

Andrea Sanna | 5 Gennaio 2023

Facebook Instagram

Alcune pubblicità presenti su Facebook e Instagram hanno portato alla multa contro l’azienda Meta, che controlla i servizi delle due app

390 milioni di Euro. Questo è il totale delle due multe ricevute da Meta in un solo giorno. Un record in negativo per l’azienda statunitense che controlla i servizi di rete sociale di Facebook e Instagram. Un conto salatissimo che l’impresa sarà costretta a pagare, per aver violato le regole europee sui dati personali.

Questa pesante sanzione giunge dall’Irlanda, ovvero il Paese dove sono presenti le sedi legali di alcuni colossi del web. A rimetterci, stavolta, è proprio Meta. Ma come mai, nel dettaglio, ha ricevuto tale multa? La Commissione per la protezione dei dati ha inviato tale ammenda da risarcire per la violazione degli “obblighi di trasparenza”. E non solo. Pare siano state applicate in modo errato “le norme Ue sul trattamento dei dati personali per diffondere pubblicità mirata”. 

Ma le due multe in questione che Mark Zuckerberg dovrà pagare mediante Meta sono ben distinte. E riguardano due cose differenti, che di seguito vi riporteremo. La prima è di ben 210 milioni di euro per aver violato il Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE. Mentre la seconda ammonta a 180 milioni di Euro e riguarda la violazione delle medesime regole ma da parte di Instagram. La questione legata a WhatsApp sarà invece analizzata nel corso della prossima settimana. E anche qui si potrebbe rischiare una sanzione!

Le tre denunce contro il gruppo statunitense sono state inviate il 25 maggio 2018 da parte dell’ONG Noyb a difesa della privacy. La data menzionata è relativa all’entrata in vigore del regolamento sui dati personali. L‘ONG ha accusato Meta di aver reinterpretato il consenso “come un semplice contratto di diritto civile al fine di non consentire agli utenti di rinunciare alla pubblicità mirata”. Ciò è quanto apprendiamo dal comunicato ufficiale emesso. Questo costringerà quindi Meta a introdurre l’opzione di consenso per l’utilizzo dei dati personali degli utenti. In caso in cui qualcuno dovesse rinunciare, la società “non potrà utilizzare i propri dati per la pubblicità personalizzata”.

Adesso la palla passa a Meta. L’impresa ora ha 3 mesi a disposizione “rendere conformi le sue operazioni di elaborazione dei dati”.

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