Test: la Cpu desktop più veloce, Ivy Bridge-E

Sono passati quasi due anni dal lancio della piattaforma Lga2011 per i processori Intel di fascia più alta. Ora è giunto il tempo per Sandy Bridge-E di cedere il trono al legittimo successore.

Da settembre scorso sono disponibili sul mercato i processori Core i7 basati sull’architettura Ivy Bridge-E che aggiorna quella Sandy Bridge-E a circa due anni dal debutto di quest’ultima. Intel ha rilasciato tre modelli – Core i7 4960X, Core i7 4930K, Core i7 4820K – che potranno essere installati sulle schede madri con chipset Intel X79 e socket Lga a 2011 contatti; il mantenimento del socket è senza dubbio un buon vantaggio per chi dispone di un processore Sandy Bridge-E e desidera procedere all’aggiornamento.

Tuttavia, verificate attentamente che la vostra scheda madre supporti i nuovi modelli, previo l’aggiornamento del bios. Alcuni piattaforme, anche le stesse prodotte da Intel, non sono compatibili. I primi due nuovi Core i7 dispongono di 6 core fisici e possono elaborare fino a 12 thread grazie alla tecnologia Hyperthreading; il modello di fascia “bassa” dispone, invece, di 4 core e può elaborare fino a 8 thread. In questa anteprima abbiamo messo a confronto il Core i7 4960X con il modello 3960X. Intel ha rimandato il più possibile l’introduzione dei processori Ivy Bridge-E che giungono ora sul mercato per offrire continuità  alla linea di soluzioni di fascia più alta, in attesa dell’introduzione di un modello basato su architettura Haswell che potrebbe arrivare sul mercato tra il 2014 e il 2015.

Core i7 Ivy Bridge-e

L’architettura

L’architettura di Ivy Bridge-E è una variante ottimizzata e ripulita di quella Sandy Bridge-E; i due progetti sono molto simili tra loro per funzioni e tecnologie, ma la nuova versione è prodotta con la tecnologia Intel a 22 nanometri K+ metal gate. Come nel passaggio da Sandy Bridge e Ivy Bridge sui modelli desktop, la transizione da 32 a 22 nanometri ha permesso di guadagnare margine sulle frequenze operative grazie alla riduzione dei consumi: utilizzando al massimo il medesimo Tdp di 130 watt, i modelli a 22 nanometri lavorano a frequenze base e turbo maggiori.

I processori Ivy Bridge-E, così come quelli Sandy Bridge-E, non prevedono un comparto grafico integrato; se da un lato tutto ciò è giustificato dal fatto che i sistemi di fascia estrema sono equipaggiati con schede grafiche discrete, la presenza della tecnologia QuickSync sarebbe stata certamente apprezzata dagli utenti per avere a disposizione l’efficiente accelerazione di codifica e decodifica video sviluppata da Intel e presente nei processori di fascia più bassa.

Il controller di memoria è rimasto quello a quattro canali già  presente sui modelli Sandy Bridge-E, ma ora supporta in modo ufficiale moduli Ddr3 a 1.866 MHz rispetto ai 1.600 MHz della precedente generazione; tra le tecnologie integrate dall’architettura Ivy Brdge-E figurano il supporto alle istruzioni Avx, Aes, Sse 4.1 e 4.2. Non manca inoltre la tecnologia Turbo Boost 2.0 che gestisce frequenze e consumi dei 6 core in base al carico di lavoro istantaneo; durante l’elaborazione di processi che occupano pochi core, il processore sale di frequenza per incrementare le prestazioni di questi ultimi sfruttando tutto il Tdp disponibile. In modo analogo durante l’esecuzione di processi altamente parallelizzati e quindi capaci di avvantaggiarsi di tutti i thread di calcolo, la frequenza operativa viene mantenuta uguale su tutti core.

All’interno del die è presente un controller per la gestione di 40 linee Pci Express 3.0 che possono essere organizzate in diverse configurazioni: due linee X16 e una una X8 quando si desidera utilizzare due schede grafiche con piena banda di trasmissione dati; una X16 e tre X8 oppure una X16, due X8 e due X4.

> La prova e le caratteristiche della Cpu

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