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Fujifilm X-E1 una mirrorless di classe: la prova

Redazione | 26 Giugno 2013

Fotografia

Il marchio giapponese espande il suo sistema “X”, con un nuovo corpo macchina e nuove lenti. Design che viene dal […]

Il marchio giapponese espande il suo sistema “X”, con un nuovo corpo macchina e nuove lenti.

Design che viene dal passato, ma con un cuore fotografico che rappresenta lo stato dell’arte: è questa in sintesi la filosofia con cui nel 2010 Fujifilm ha dato vita alla serie “X”, una nuova gamma che si è dimostrata tanto valida quanto apprezzata dagli utenti. La gamma X si compone oggi di otto modelli, tra compatte, bridge e mirrorless, tutte accomunate dalla ricerca del miglior compromesso tra design classico, ergonomia e prestazioni. Tra le mirrorless abbiamo già  avuto modo di provare la X-Pro 1 (numero 258 di PC Professionale) e apprezzarne le ottime doti qualitative; questo mese invece ci soffermiamo sul modello “entry level”, la X-E1, una versione che si potrebbe definire come “lite” rispetto alla X-Pro 1.

Fujifilm X-E1

Fujifilm X-E1

Prima di addentrarci nell’analisi di questa mirrorless è corretto, trattandosi di una fotocamera a ottiche intercambiabili, analizzare il sistema in cui si inserisce. Scegliere una fotocamera a ottiche intercambiabili, sia essa una reflex o una mirrorless, significa sposare un determinato sistema, composto da accessori, ottiche e corpi macchina. Bisogna quindi accertarsi che la fotocamera che stiamo comprando abbia poi le ottiche o gli accessori che ci saranno realmente utili, se non addirittura indispensabili, per il “nostro” genere di fotografie. E, se nella scelta di un sistema reflex possiamo dare per scontato la presenza di un numero di obiettivi e accessori talmente vasto da soddisfare qualsiasi esigenza fotografica, non altrettanto si può fare per i corredi mirrorless, in alcuni casi ancora piuttosto acerbi e incompleti. Non è questo il caso del sistema Fujifilm che, malgrado abbia poco più di un anno, può già  contare su un nutrito numero di ottiche e una roadmap che prevede interessanti lanci nel corso del 2013.

A oggi i due corpi a catalogo, X-Pro 1 e X-E1 possono montare cinque ottiche, tutte dalle caratteristiche molto interessanti. Si parte infatti da un grandangolo da 14mm f/2,8 (21mm eq.) e si arriva a un’ottica macro da 60mm f/2,4 (90mm eq.). In mezzo trovano posto un versatile 18mm f/2 (27mm eq.) e un luminoso 35mm f/1,4 (53mm eq.) oltre a un classico zoom 18-55mm (27-84mm eq.) stabilizzato caratterizzato da una luminosità  superiore alla media: f/2,8-4. Nel 2013 è inoltre previsto il lancio di altre cinque ottiche, raddoppiando così la scelta del parco obiettivi. Si tratta di due zoom, un 10-24mm f/4 (15-36mm eq.) e di un 55-200mm f/3,5-4,8 (83-300mm eq.) entrambi stabilizzati e tre ottiche fisse: un 56mm f/1,4 (84mm eq.) ideale quindi per il ritratto e due grandangoli moderati, un 23mm f/1,4 (35mm eq.) e un 27mm f/2,8 (41mm eq.).ICON_LABORATORIO
Se tutto questo non fosse ancora sufficiente, Fujifilm ha in catalogo anche un adattatore per montare le ottiche Leica M, sfruttandone le indiscusse doti di qualità  e affidabilità  made in Germany, ovviamente con la rinuncia a qualche automatismo, come la messa a fuoco automatica. A tutto questo poi si aggiungono tre flash, filtri, custodie in pelle, scatto remoto e impugnature aggiuntive. Le mirrorless Fujifilm possono quindi contare su un sistema già  maturo e versatile, particolarmente adatto per street photography, paesaggi, cerimonie, ritratto e fotografia di viaggio.
Abbiamo già  anticipato come la X-E1 sia una sorta di versione alleggerita della X-Pro 1. Un ridimensionamento che coinvolge principalmente il mirino ottico – qui assente e sostituito da una più classica soluzione a mirino elettronico – ma che ha influito anche su peso e dimensioni. La X-E1 infatti è 10,5 mm più stretta, quasi 7 mm più bassa e 4,2 mm più sottile, il tutto condito da una riduzione di peso di circa il 22%, ovvero 100 grammi in meno rispetto ai 450 grammi della X-Pro1. E malgrado questa dieta, sulla X-E1 Fujifilm aggiunge un utile flash integrato con numero guida 7.
Non cambia il cuore della fotocamera, rappresentato dal sensore X-Trans Cmos da 16 Mpixel, lo stesso utilizzato sul modello di punta X-Pro1. Ricordiamo che una delle peculiarità  di questo sensore è la matrice di filtri (CFA – Color Filter Array) posta di fronte ai singoli fotorecettori, che prende il nome proprio di X-Trans e che si differenzia completamente dal classico filtro di Bayer. L’idea di Fujifilm si basa sul concetto di casualità , riproponendo in digitale quanto avviene nella pellicola con la disposizione casuale dei grani di alogenuro d’argento e dei copulanti colore all’interno dell’emulsione. Mentre il filtro di Bayer ha una matrice 2×2 a schema fisso (RGGB, Red-Green-Green-Blue), il filtro X-Trans ha una matrice 6×6 con un elevato grado di casualità  dei singoli filtri colore. Grazie a questa soluzione si evita alla radice la comparsa degli effetti moiré, senza che sia necessario implementare un filtro passa basso. E questo è a tutto vantaggio della risoluzione e della qualità  d’immagine. Come nella X-Pro1, il sensore dista solo 17,7 mm dalla flangia di attacco ottiche: questa scelta, oltre a mantenere compatto il corpo macchina, offre una maggiore libertà  nella progettazione ottica degli obiettivi, uno dei punti di forza del sistema X Mount.

➤ Le caratteristiche tecniche della Fujifilm X-E1

Dopo il sensore, l’elemento distintivo della X-E1 è sicuramente il mirino. Pur non adottandone uno sofisticato quanto quello ibrido ottico/elettronico presente sulla sorella maggiore, la versione totalmente elettronica implementata sulla X-E1 non delude. Grazie a una risoluzione pari a 2,36 Mpixel, alla copertura del 100% dell’area inquadrata e un angolo di visione nell’oculare pari a 25°, l’utilizzo di questo mirino non è così limitante rispetto a una versione ottica. In più, in questo caso, si può beneficiare di tutte le possibilità  garantite da una comunicazione digitale, come mostrare in diretta l’effetto sull’esposizione della coppia tempo/diaframma impostati o avere sott’occhio l’istogramma di esposizione.
Nella X-E1, a essere pignoli, si sente la mancanza delle ultime modalità  di messa a fuoco manuale focus peaking e split-image presentate nella nuova X100s, ma il feedback complessivo è comunque positivo. L’ergonomia è eccellente e le dimensioni un po’ più compatte della X-Pro 1 la rendono ancora più pratica da utilizzare. La piccola protuberanza sul frontale asseconda la mano quando si impugna la fotocamera, rendendo più salda la presa. Un’unica critica si può muovere per la parte posteriore della fotocamera, in cui non c’è una posizione comoda per il pollice della mano destra e può capitare di attivare involontariamente il tasto per la funzione macro, ma è un aspetto di poco conto e ininfluente sul lato pratico.
Tutti i principali comandi sono disponibili tramite ghiere e selettori sul corpo macchina, così da non dover necessariamente passare dal menu della fotocamera per cambiare i parametri di scatto – neppure la sensibilità  – in quanto è possibile destinare un tasto programmabile (Fn) per questa funzione. Chi è alla ricerca di svariati modi scena rimarrà  però deluso. La X-E1 si gestisce tramite due ghiere, una sul corpo e l’altra sull’obiettivo, con cui si impostano i parametri di scatto. Non c’è neppure la funzione Program, o meglio, c’è ed è gestita in maniera molto razionale. Sia i tempi che i diaframmi si possono impostare in modo tale che la fotocamera li gestisca in automatico. Così se si imposta la funzione “A” (automatico) sui tempi, si opererà  a priorità  di diaframmi, ovvero il fotografo imposta manualmente il valore del diaframma sull’obiettivo e la fotocamera sceglie in automatismo il tempo di scatto più appropriato per una corretta esposizione. Allo stesso modo si può solo impostare la funzione dei diaframmi in “A” e si opererà  quindi a priorità  dei tempi, in quanto questi verranno impostati manualmente dal fotografo, lasciando alla fotocamera la scelta dell’apertura più appropriata. Infine regolando entrambi i selettori su “A”, si opererà  in modalità  Program, in cui sia i tempi di scatto che i valori del diaframma vengono scelti in completo automatismo dalla fotocamera. La proceduta è molto più semplice di quanto possa sembrare descrivendola e migliora notevolmente la velocità  operativa.

Sul fronte dei risultati il sensore Cmos X-Trans offre effettivamente una resa pari se non superiore alle migliori reflex Aps-C e vicina a una buona reflex full frame, pur avendo le dimensioni fisiche di un sensore in formato ridotto. La buona gamma tonale, unità  alla nitidezza del duo sensore/ottica permette di ottenere risultati di qualità  davvero molto elevata. Stupisce anche la resa ad alti Iso; fino a 3.200 Iso la qualità  rimane elevatissima, con rumore e perdita di dettaglio minimi e difficilmente apprezzabili. Buona anche la sensibilità  di 6.400 Iso, mentre da 12.800 Iso il calo si fa più evidente, pur mantenendosi su standard elevati per la sensibilità . A 25.600 Iso il calo si fa più marcato, ma risulta comunque pienamente utilizzabile pur con una fisiologica perdita di informazioni nei dettagli più fini e con una gamma dinamica più ridotta. Da segnalare che a 100 Iso (L1), la fotocamera tende a comprimere la dinamica bruciando le alte luci. Si tratta quindi di una sensibilità  da utilizzare solo in casi opportuni, altrimenti è preferibile la sensibilità  minima maggiore di 200 Iso. Ottime prestazioni, in cui l’ottica gioca un ruolo importante. Quando si parla di zoom 18-55mm per il formato Aps-C si tende a pensare a un obiettivo economico, dalle discrete prestazioni. Fujifilm ha invece optato per un’ottica standard di elevata qualità . Si parte da una costruzione in metallo con ghiere fluide e dal giusto grado di piacevolezza dell’attrito durante il funzionamento. Anche la luminosità  dell’ottica è superiore alla media di questi obiettivi, di solito pari a f/3,5-5,6: in questo caso si ha una luminosità  maggiore, pari a f/2,8-4. Il sistema di stabilizzazione interno consente inoltre di recuperare fino a quattro stop e nella pratica si riesce spesso a raggiungere tali valori. L’obiettivo ha dimostrato anche un’ottima resa a qualsiasi valore del diaframma, con solo un leggero calo di nitidezza ai bordi, ma con il vantaggio di una tenuta nel controluce quasi esemplare, con presenza di flare e riflessi poco evidenti, se non addirittura nulli in talune circostanze.
Il bilanciamento del bianco ha dimostrato di operare in maniera eccellente, riuscendo a contrastare anche forti dominanti di colore; non bisogna tuttavia pretendere più di quanto sia possibile fisicamente, in presenza di punti luce con temperatura differente nella stessa scena. Anche l’esposimetro si è dimostrato all’altezza, con una leggera tendenza alla sovraesposizione, ma talmente leggera, da non richiedere neppure una correzione in fase di ripresa. La comoda ghiera per la correzione intenzionale dell’esposizione, posta sulla calotta superiore della fotocamera permette, nel caso, una veloce correzione dell’esposizione quando si opera in automatismo. L’unico aspetto che ci sentiamo di criticare è il sistema di Auto Iso che potrebbe essere una soluzione comodissima per i campi di utilizzo di una simile fotocamera, ma che non permette di selezionare un tempo di scatto massimo, così che spesso ci si ritrova con tempi di posa oltre il limite del mosso. Se si opera con lo zoom stabilizzato il problema è limitato, ma quando si opta per una delle altre ottiche del sistema X Mount, non dotate di stabilizzatore, diventa un problema piuttosto evidente. L’aspetto positivo però è che basterebbe un aggiornamento del firmware per includere questa opzione al momento non prevista. Come nella X-Pro1, il selettore per la messa a fuoco è posto sul frontale del corpo macchina: seppur pienamente utilizzabile, rimane in una posizione poco felice. Un altro piccolo difetto, ereditato dalla X-Pro1, è la scelta dell’area di messa a fuoco, operazione che risulta macchinosa e poco intuitiva.

Fujifilm-X-E1-pro-controNel complesso la X-E1 ci ha ampiamente soddisfatto, posizionandosi tra le migliori soluzioni mirrorless disponibili oggi sul mercato. L’assenza del mirino ottico non porta a limitazioni sostanziali nell’uso quotidiano, grazie all’ottimo mirino elettronico e la riduzione di prezzo che ne comporta è un aspetto sicuramente apprezzato. Anche le dimensioni più contenute sono una caratteristica che farà  molto piacere. La qualità  delle immagini, grazie sia all’eccellente sensore che alle ottime ottiche disponibili, è su livelli eccellenti. Solo l’autofocus, preciso, ma non particolarmente rapido può essere un limite in alcune situazioni. Tuttavia le recenti migliorie implementate sulle compatte X100s e X20 in tal senso, ci fanno ben sperare per il futuro, ma occorrerà  aspettare una probabile “X-E2” dotata di sensore X-Trans aggiornato alle nuove feature, non implementabili semplicemente via software.
Infine la sezione video è un aspetto che appare totalmente secondario su questa fotocamera. Non c’è neppure un tasto dedicato per la ripresa video, ma vista la destinazione tipica di questa fotocamera non ci sembra un limite evidente. La qualità  delle riprese comunque è molto buona, seppur limitata a 1.920 x 1.080 o 1.280 x 720 pixel a 24 fps.

Valerio Pardi

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