Storage

In prova Hitachi DeskStar da 3 Tbyte

Redazione | 17 Maggio 2011

La nuova linea di dischi rigidi DeskStar supera la barriera dei 2,2 Tbyte e fa registrare ottime prestazioni generali. Anteprima […]

La nuova linea di dischi rigidi DeskStar supera la barriera dei 2,2 Tbyte e fa registrare ottime prestazioni generali.

Anteprima di Davide Piumetti

Articolo tratto da PC Professionale 241 di aprile 2011

I maggiori produttori di dischi rigidi tradizionali stanno lentamente aggirando la barriera tecnologica dei 2,19 Tbyte, imposta dalle limitazioni relative all’indirizzamento a 32 bit dei dati. Dopo la nostra prima analisi di una soluzione da 3 Tbyte (che trovate sul numero 238 di PC Professionale) vediamo l’implementazione della nuova tecnologia da parte di Hitachi, che sorprende per prestazioni, silenziosità  e consumi.La nuova linea DeskStar 7K3000 comprende dischi da 1,5, 2 o 3 Tbyte, con specifiche tecniche di tutto rispetto. La densità  dati areale raggiunge l’elevatissimo valore di 411 Gbit per pollice quadrato, tra i più elevati in assoluto in ogni ambito di utilizzo, sia consumer sia enterprise. I dischi utilizzano infatti dei piatti di nuova generazione in grado di ospitare ben 600 Gbyte di dati ciascuno, in modo da costruire il disco da 3 Tbyte utilizzandone cinque, quello da 2 Tbyte con quattro e il modello da 1,5 Tbyte con tre.

Tutti i dischi hanno una velocità  di rotazione di 7.200 giri al minuto e utilizzano la connettività  Sata 3 per migliorare il trasferimento dati da e verso il sistema. Su dischi di questo tipo la massima velocità , anche sequenziale, non satura solitamente la banda offerta dal Sata II (circa 285 Mbyte/s), e si ritiene che il Sata 3 sia di conseguenza poco utile. Hitachi ha però utilizzato su questa linea tutte le nuove tecnologie, per ottenere il miglior rapporto assoluto tra capacità  e prestazioni. Il Sata 3 in questo caso è utile per i trasferimenti “burst”, quando i dati da trasferire sono contenuti o vanno salvati temporaneamente nei 64 Mbyte di cache presente a bordo.

Il modello da 3 Tbyte ha le limitazioni proprie derivanti dalla difficile gestione delle capacità  superiori a 2,19 Tbyte da parte di molti sistemi operativi. L’indirizzamento a 32 bit del sistema Mbr (Master Boot Record) con cui vengono formattati la maggior parte dei dischi impone di creare almeno due partizioni distinte con capacità  massima di 2,19 Tbyte, oppure formattare il disco con il sistema Gpt (Guid Partition Table) e utilizzare appieno la capacità , rendendo però utilizzabile il disco come boot solo su sistemi Apple o su schede madri di nuova generazione dotate di EFI e sistemi operativi Linux o Microsoft Windows 7 (o Vista) a 64 bit.

Le prestazioni ottenibili da questa nuova generazione sono in linea con i massimi visti fino ad oggi e ben superiori, vista la capacità  e la velocità  di rotazione, a quelle ottenibili da dischi da 3 Tbyte concorrenti, come mostriamo in tabella. Una tale densità  dati porta in effetti dei vantaggi tangibili sia in termini prestazionali puri sia come accesso ai dati. In tutti i nostri test, passando dall’intenso Sysmark 2007 a quelli più sintetici abbiamo riscontrato prestazioni di prim’ordine. I dati più interessanti per questo modello riguardano però la silenziosità  operativa e il consumo energetico. I dati di targa indicano in 29 dB il rumore massimo e in 6,8 watt il consumo del disco in idle, poco oltre i 10 watt a pieno carico e vicino a 1 watt in sleep. Dal punto di vista pratico il rumore è nel complesso molto ridotto, di difficile percezione anche nei nostri sistemi di test, che non prevedono l’utilizzo di un case per il sistema hardware. Il calore emesso è nella media dei prodotti di pari categoria, e gestibile senza alcun problema in tutti i case in commercio.

Nel complesso Hitachi presenta un ottimo prodotto, aprendo la strada dal punto di vista tecnico, a una nuova fase evolutiva che porterà  entro pochi anni a superare definitivamente la barriera del vecchio indirizzamento a 32 bit e a raggiungere i 10 Tbyte e oltre.

Fujifilm, cartucce LTO

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Fujifilm+IBM: cartucce a nastro magnetico da 580TB

Alfonso Maruccia | 22 Dicembre 2020

Cartucce a nastro Fujifilm IBM Storage

La partnership tra Fujifilm e IBM porta allo sviluppo di una tecnologia di archiviazione magnetica di nuova generazione. Presto sul mercato le cartucce LTO da 580 terabyte.

Fujifilm riafferma il proprio ruolo di protagonista quasi assoluto nel mercato dello storage “a freddo” con una nuova tecnologia di archiviazione magnetica. La corporation nipponica ha lavorato assieme a IBM per sviluppare un prototipo di cartucce a nastro magnetico next-gen, un sistema che impiega un composto di stronzio ferrite (SrFe) per raggiungere una densità di archiviazione senza precedenti.

Fujifilm lavora da tempo all’adozione delle particelle di stronzio ferrite per la realizzazione dei nastri magnetici, ed era stata fin qui in grado di ipotizzare la commercializzazione di cartucce da 400 terabyte entro il 2030. Ora l’azienda parla invece di cartucce con capacità da ben 580 terabyte ciascuna, per una densità di archiviazione dei dati digitali da 317 gigabit per pollice quadrato.

Fujifilm IBM cartucce magnetiche

Stando a quanto comunica Fujifilm, i nastri realizzati a partire dal nuovo composto SrFe sono in grado di garantire un aumento di capacità di 50 volte rispetto alle moderne cartucce LTO-8. 580TB sono sufficienti ad archiviare l’equivalente di 120.000 DVD, dice la corporation, i nastri SrFe sono potenzialmente destinati a sostituire quelli attuali di bario ferrite (BaFe) e sono risultati compatibili con la produzione di massa negli impianti attualmente utilizzati da Fujifilm.

Le cartucce SrFe di Fujifilm adottano la tecnologia di IBM per il processing dei dati ad alta precisione, un sistema che impiega testine a basso attrito in grado di garantire un’accuratezza di 3,2 nanometri. Lo storage a base di cartucce magnetiche rappresenta il cuore del business del cloud e continuerà a esserlo per i decenni a venire, nota IBM, con 345.000 exabyte già archiviati su nastro e vantaggi irraggiungibili per gli altri sistemi di storage in fatto di scalabilità, economicità, affidabilità e sicurezza dei dati.

Computing - ICT

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NAND Flash: troppi chip sul mercato e prezzi degli SSD in picchiata

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

Memorie Mercato Ssd

Gli analisti confermano i trend degli ultimi mesi e preconizzano un ottimo primo trimestre del 2021. Almeno per i clienti finali, che potranno approfittare di SSD a prezzi decisamente ridotti.

Nel corso dei prossimi tre mesi, l’industria delle memorie NAND Flash continuerà a offrire più chip di quanti il mercato sarà in grado di smaltire. L’ultima previsione di Trendforce conferma i trend del recente passato, e offre agli utenti finali la prospettiva di fare ottimi affari nell’acquisto di SSD a partire dal mese di gennaio.

L’eccesso di offerta rispetto alla domanda dei clienti è un problema che l’industria delle memorie affronta da tempo, e stando a Trendforce la situazione resterà problematica anche nel primo trimestre del 2021. Troppi chip NAND Flash sul mercato porteranno a una ulteriore riduzione dei prezzi delle unità di storage a stato solido, e i dischi SSD verranno per questo commercializzati con uno sconto del 10-15% rispetto ai prezzi attuali.

Al momento anche il mercato delle memorie DRAM per PC si trova nella stessa barca di quello degli SSD, dicono gli analisti, anche se in questo caso le scorte di magazzino si stanno esaurendo in fretta e il rapporto tra domanda e offerta si sta avvicinando a una condizione di normalità.

Sul fronte degli SSD, invece, l’inizio del 2021 sarà all’insegna dei mega-sconti per i clienti finali. A fare la parte da leone per gli acquisti di storage a stato solido saranno le memorie integrate eMMC/UFS (41%), a cui seguiranno gli SSD client (31%), gli SSD enterprise (20%) e i wafer di chip NAND “puri” (8%).

ADATA SE770G SSD - 1

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ADATA SE770G, SSD esterno con illuminazione RGB

Alfonso Maruccia | 5 Novembre 2020

ADATA Ssd Storage

La taiwanese ADATA presenta la nuova unità di storage portatile SE770G, un SSD esterno veloce, relativamente capiente ma soprattutto illuminato a festa con tante lucine RGB.

Croce e delizia degli appassionati di gaming su PC e non solo, l’illuminazione RGB è oramai entrata in pianta stabile nelle case di un gran numero di utenti. I LED multicolore hanno invaso anche i dispositivi di archiviazione esterni, e una nuova proposta in tal senso arriva a opera di ADATA sotto forma dell’SSD portatile SE770G.

La corporation taiwanese descrive la sua nuova unità di storage come “audace e brillante”: SE770G non è il tipico SSD esterno, sottolinea ADATA, ma un dispositivo pensato per mettere in mostra un sistema di illuminazione RGB a base di pattern cubico. Oltre ovviamente che per archiviare i dati e i giochi degli utenti.

ADATA SE770G SSD - 2

Oltre a illuminare le “tenebre” delle postazioni videoludiche, SE770G è in grado di garantire performance velocistiche di tutto rispetto grazie alla connessione USB3.2 Gen 2 di tipo-C. ADATA parla di 1000 MB al secondo in lettura e 800 MBps in scrittura, un valore 12,5 volte superiore agli hard drive tradizionali e sufficiente a trasferire un video in 4K da 10GB in appena 20 secondi.

La connessione USB-C integrata rende l’utilizzo dell’SSD SE770G facile e alla portata di tutti, anche se nella confezione sono presenti un paio di cavi per adattare il collegamento anche alle porte USB-A. L’offerta include poi una garanzia di 3 anni e la disponibilità in due taglie diverse: una da 512GB, l’altra da 1TB.

In arrivo nelle prossime settimane, SE770G sarà ufficialmente compatibile con i sistemi operativi Windows, macOS X, Linux e Android. Oltre che con le console videoludica attuali e quelle di prossima generazione. Ignoto, al momento, il prezzo di lancio.

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