Test: Asus VivoPc, il piccolo multimediale

Asus fa crescere la famiglia VivoPc, con configurazioni progettate per adattarsi tanto al mondo consumer quanto a quello business.

Da singolo prodotto, a famiglia completa: presentato da Asus in occasione del Computex 2013, il VivoPc nasce come sistema ultracompatto a basso costo. Infatti il primo modello, basato su piattaforma Intel Celeron, veniva proposto a un prezzo davvero allettante ed era possibile acquistarlo (senza sistema operativo) a meno di 200 euro. Al primo VivoPc (ancora disponibile sul mercato), ne sono seguiti altri e oggi la famiglia conta ben dieci versioni, su cinque differenti piattaforme hardware.

Asus VivoPC

Non cambia l’idea di base del progetto, ma cambiano le configurazioni hardware, adesso più performanti e versatili. Viste le dimensioni ultracompatte tutti i processori appartengono al mondo mobile, ma al Celeron 1007U Asus ha affiancato quattro processori delle famiglie Intel Core i3 e Core i5.

Rispetto al Celeron queste Cpu si differenziano subito non solo per la frequenza operativa ben più elevata, ma anche per la presenza dell’Hyper-Threading (a livello logico il sistema operativo vede un numero di core doppi) e della modalità  Turbo (presente nei Core i5). Anche la sezione grafica, integrata, beneficia del cambio di piattaforma, passando dalle sei Execution Unit della Gpu HD Graphics del Celeron alle 16 Eu del modello HD Graphics 4000 dei processori Core. Anche in questo caso, però, la grafica 3D evoluta resta un campo minato e con i moderni videogiochi, a nessuna risoluzione, la Gpu riesce a garantire un numero adeguato di fps.

La famiglia VM60 si contraddistingue per la scelta di processori Core a basso consumo, con Tdp di 17 watt (la U nella sigla indentifica appunto i modelli ultra low voltage), mentre le serie VC60 integrano “normali” processori da notebook, con un Tdp di 35 watt.

Novità , infine, anche per il chipset, che passa dall’Intel HM70 all’HM76, ma in questo caso, per l’utente, l’unica differenza significativa è nel numero di porte Usb 3.0 supportate: due nel primo caso e quattro nel secondo. All’atto pratico, tuttavia, non cambia nulla per i modelli VM60: Asus ha mantenuto lo stesso layout di input/output del VivoPc VM40 e quindi, sebbene supportate dal chipset, anche i VM60 dispongono di sole due porte Usb 3.0. Quello che non cambia, invece, è la famiglia di processori, tutti accomunati dall’architettura Core di terza generazione (Ivy Bridge) con processo produttivo a 22 nm.

Per quanto riguarda la memoria, in tutti i modelli di base è 4 Gbyte Ddr3 su un solo modulo SoDimm. È una scelta che ci sentiamo di approvare: anche se non viene sfruttata l’architettura dual channel, in questo modo la memoria è facilmente espandibile a 8 Gbyte, semplicemente installando, nel secondo slot SoDimm, un modulo gemello (sfruttando a questo punto anche il dual channel). Il quantitativo massimo installabile, “rottamando” il modulo in dotazione, è invece di 16 Gbyte. Sebbene i VivoPc abbiano tutti dimensioni identiche (il telaio è un piccolo parallelepipedo a pianta quadrata che misura 19 x 19 cm con altezza di 5,6 cm), Asus ha operato due scelte differenti per quanto riguarda il disco fisso: i VivoPc delle famiglie VM integrano unità  “standard” da 3,5″, mentre quelli delle famiglie VC alloggiano unità  mobile da 2,5″. In tutti i casi, si tratta di tradizionali dischi rigidi magnetici: questo penalizza i modelli con dischi da 2,5″, meno performanti di quelli da 3,5″. Si tratta di una scelta che però consente ad Asus di offrire i VivoPc serie VC anche con configurazioni dischi Ssd di serie (sebbene in Italia queste configurazioni non siano al momento commercializzate).

➜ Continua a leggere: Test, Asus VivoPc

1
2

Nessun Articolo da visualizzare