Nuovi contratti per l’Adsl e gestione remota del router

Domanda: Dopo aver sottoscritto un contratto “tutto fibra” tanto pubblicizzato da Telecom Italia, mi sono ritrovato con una brutta sorpresa: passando dal router di Alice Adsl (quello bianco) a quello previsto dal nuovo contratto non è più possibile accedere ai menu di configurazione con il classico account Admin per effettuare le impostazioni personalizzate necessarie per l’integrazione in qualsiasi ambito aziendale. I nuovi router forniti da Telecom Italia arrivano pre-configurati per gestire indirizzi che appartengono alla sottorete 192.168.1.1 ma non è detto che le Lan aziendali appartengano a questa classe! È inammissibile che il provider non lasci la possibilità  di cambiare né la classe di indirizzi né tantomeno di effettuare altre modifiche come il Port Forwarding che in ambito aziendale è spesso necessario a gestire servizi esterni. Sono stato costretto ad adeguare tutta la rete aziendale alla classe indirizzi del nuovo router e in alcuni casi a richiedere a Telecom Italia di eseguire da remoto le modifiche sul router. Ritengo che questa limitazione, definita “contrattuale” dagli operatori del call center 191, sia l’ennesimo paletto burocratico posto a rallentare o impedire quelle che dovrebbero essere invece comuni operazioni espletabili da parte del personale IT interno di un’azienda.

Risposta: L’implementazione della gestione remota è una tendenza che si sta attualmente consolidando anche con i provider nostrani. In altri Paesi la fornitura del servizio di Rete è sempre stata subordinata all’utilizzo di un modem/router fornito o comunque omologato dal provider. In Italia e anche nella maggior parte del continente europeo, invece, l’adozione di una infrastruttura di rete basata su standard consolidati (prima Adsl e poi Adsl2/2+) aveva reso possibile l’utilizzo di apparecchiature di produzione diversa ai due estremi della connessione. Con il passaggio a standard di nuova generazione (vari tipi di Vdsl e fibra) i provider si sono dovuti nuovamente confrontare con i problemi di interoperabilità  e per garantire la piena efficienza della rete hanno ripreso l’abitudine di fornire in comodato d’uso apparecchiature certificate. La necessità  di modificare le impostazioni per garantire la funzionalità , unita al fatto che l’elevata velocità  delle connessioni in fibra si presta a varie forme di abuso, hanno portato i provider ad implementare nuove forme di controllo, a volte abbastanza invasive. Il caso evidenziato dal lettore è solo uno dei tanti segnalati alla nostra Redazione. Purtroppo allo stato attuale non è consigliabile svincolarsi dalla configurazione hardware offerta dal provider perché non è possibile garantire la funzionalità  di apparecchiature di produzione diversa. Speriamo però che con la crescente diffusione delle connessioni Ftth (Fiber to the home) e Fttc (Fiber to the cabinet) gli standard si consolideranno in maniera tale da consentire nuovamente l’utilizzo di modem/router generici al posto dei dispositivi “branded”.

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