Stampanti laser e polveri sottili

Domanda: nel mio studio ho una multifunzione Sharp MX-2310U. Le stampanti laser rilasciano polveri sottili durante il loro funzionamento? Esiste una sorta di distanza di sicurezza oppure andrebbero installate in ambienti ben arieggiati? Ho sentito parlare di filtri da applicare in corrispondenza delle griglie d’aerazione della stampante: sono efficaci?

sharp-mx2310uRisposta: Il procedimento di stampa laser utilizza, al posto dell’inchiostro, il toner. Questo componente è fissato sul foglio tramite rulli a elevata temperatura e in quest’operazione la sottilissima polvere di cui è composto diventa uno strato solidale al supporto cartaceo. Nelle sue prime formulazioni, questo pigmento era ottenuto da una miscela di particelle di carbone, ossido di ferro e zucchero. In seguito, per aumentare la qualità  di stampa si è passati a utilizzare polimeri sintetici di vario tipo, che meglio si prestavano a essere ridotti in particelle microscopiche di dimensioni omogenee.

Ogni produttore ha sviluppato una propria formulazione e l’esatta composizione è quindi un segreto industriale. Nella maggioranza dei casi si usano polimeri acrilati a base di stirene, resine di poliestere o materiali simili. Con queste tecnologie si sono ottenute particelle con diametro nell’ordine di 8-10 micrometri, necessarie a raggiungere densità  di stampa di 600 dpi o superiori.
Proprio a causa del progressivo affinamento delle particelle di toner, molti utenti hanno sollevato il dubbio sulla loro potenziale tossicità , allo stesso modo delle polveri Pm10 contenute nello smog cittadino. Infatti, anche se le stampanti laser attuali sono efficienti nell’uso dei materiali di consumo e la quantità  di toner dispersa nell’aria è molto ridotta, è inevitabile che una piccola percentuale di polvere sia espulsa attraverso i sistemi di manutenzione del tamburo e dei rulli di scorrimento della carta.

Per questo sono state predisposte apposite bocche di sfiato, facilmente individuabili perché durante il processo di stampa il flusso d’aria che vi passa attraverso s’intensifica. Il toner può quindi essere disperso per questa via e restare sospeso nell’aria per un tempo variabile secondo la sua formulazione specifica. Va comunque considerato che, a differenza delle prime formulazioni basate sulla polvere di carbone, i toner attuali utilizzano materiali inerti e quindi hanno un’influenza ridotta sulle vie respiratorie, più o meno equivalente a quella del pulviscolo atmosferico. Ciò nonostante, sono stati segnalati casi in cui persone già  soggette a patologie particolari, come asma o bronchite, hanno visto aggravarsi le rispettive sintomatologie con l’esposizione prolungata alla polvere di toner.

Secondo alcune fonti, studi non ancora pubblicati avrebbero riscontrato effetti simili a quelli dell’amianto in persone esposte quotidianamente per diversi anni a gravi contaminazioni di toner. Si tratta, però, di casi limite, ben diversi da quanto avviene nell’utilizzo giornaliero delle stampanti laser di produzione più recente.

Per evitare problemi è comunque consigliabile adottare il principio di precauzione: le stampanti dipartimentali, che gestiscono volumi di stampa giornalieri di migliaia di pagine, dovrebbero essere collocate a distanza dalle postazioni di lavoro o, se possibile, in un ambiente dedicato e soggetto a un costante ricambio d’aria. Questo suggerimento non riguarda le piccole stampanti laser per uso personale, che possono rimanere tranquillamente sulla scrivania: per la loro attività  limitata, il rilascio di polveri sottili è estremamente contenuto.
Come segnalato dal lettore, esistono filtri da applicare alle bocchette di aerazione delle periferiche per intercettare il toner espulso. Questa soluzione, oltre a comportare costi aggiuntivi dovuti alla necessità  di sostituire i filtri a intervalli regolari, dev’essere valutata con attenzione: i filtri non sono stati progettati dallo stesso produttore della stampante e quindi con la loro installazione il flusso d’aria attraverso le griglie d’aerazione potrebbe ridursi. Il potenziale surriscaldamento potrebbe impattare negativamente sulla vita operativa dell’unità .

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2 Commenti

  1. e cosa succede con i toner rigenerati?
    nei quali chi sa cosa mettono (ovviamente per avere i massimi guadagni, e quindi i minori costi, utilizzeranno prodotti non controllati a monte).
    Sembrerebbe quindi che sia sempre meglio (e sarebbe opportuno allora sottolinearlo con la dovuta importanza) utilizzare toner originale (per quanto di composizione essenzialmente ignota)!

  2. mi pare di capire che non esistono studi scientifici (con tanto di precise misurazioni) completi in merito, che andrebbero condotti, stante la miscela differente (e segreta) per ciascun produttore dei toner?

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