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Internet of Things: luci e ombre su Internet delle cose

Alberto Ramponi | 13 Dicembre 2017

IoT

Una rete formata da miliardi di smart devices: oggetti sempre più intelligenti interconnessi per acquisire, condividere e utilizzare dati.

Grazie all’IoT la realtà del mondo odierno è cambiata: non tanto nella sua natura, bensì nella percezione che abbiamo di essa. Gli sviluppi e i progressi tecnologici hanno permesso all’uomo di acquisire dalla realtà che da sempre lo circonda molti più dati, grazie ai quali è possibile realizzare analisi più accurate, condurre ricerche più approfondite, ottenere risultati più soddisfacenti. È proprio l’acquisizione di dati il cavallo di battaglia del futuro, che implica ovviamente anche il loro salvataggio, elaborazione e condivisione.
L’elettronica, l’informatica e più in generale le scienze matematiche ci permettono di svolgere queste operazioni grazie a sensori e dispositivi sempre più aggiornati, sofisticati, miniaturizzati, veloci e precisi. Una volta acquisiti, questi dati possono essere immediatamente elaborati in base alla necessità applicativa (pensiamo ad esempio al funzionamento dell’Abs delle nostre automobili), salvati e condivisi. Ed è proprio quest’ultimo aspetto della condivisione in cloud che fa nascere questa rete delle “cose”, ovvero oggetti che grazie a hardware e software sono capaci di scambiare informazioni con altri oggetti anch’essi connessi.

Secondo il noto centro di ricerca e statistica Gartner, i dispositivi attualmente connessi sono circa 8 miliardi e la stima per il futuro risulta essere oltre i 20 miliardi nel 2020. L’IoT sembra quindi interessare ogni aspetto della nostra vita e i suoi campi applicativi sono davvero tantissimi. Si possono sintetizzare nelle seguenti aree chiave: Building & Home Automation, Smart Cities, Automotive, Smart Manufacturing, Retail, Energy, Wearable Devices, Health Care, Precision Agriculture. Oltre a questi ci sono campi più specifici, come il settore militare e aerospaziale, che non riguarderanno direttamente la maggior parte della popolazione e dei quali purtroppo non saremo particolarmente aggiornati e informati.

La peculiarità dell’IoT non risiede solo nell’avere i dispositivi connessi nella rete che acquisiscono e condividono dati, bensì nel cercare e fornire soluzioni in tempo reale. Se pensiamo infatti alla nostra vita di tutti i giorni, possiamo ad esempio ricevere indicazioni per trovare il percorso meno trafficato e più veloce per raggiungere la destinazione impostata sul navigatore, il benzinaio aperto più vicino, il parcheggio disponibile più prossimo al luogo di arrivo. In ambito domestico, il frigorifero intelligente ci ricorderebbe quali prodotti di nostro consumo abituale sono terminati, così come in ambito personale il nostro smart watch potrebbe ricordarci di prendere una pillola a una determinata ora o fornirci indicazioni in tempo reale sul nostro stato di salute monitorando ad esempio la pressione sanguigna o il battito cardiaco.
In generale, per tutti i campi applicativi ciò che ci viene proposto da questa nuova rete è tipicamente rivolto a ottenere maggior efficienza, ottimizzando gestione e processi, riducendo i costi. Queste performance sono conseguite grazie a software di analisi dati installati su computer anch’essi connessi, in grado di elaborare l’enorme volume di dati posti in condivisione dall’IoT. Idealmente, l’obiettivo da raggiungere è quindi quello di migliorare la qualità della nostra vita, aiutati da tutti questi smart devices capaci di analizzare la realtà, acquisire dati, condividerli, elaborarli e trovare soluzioni.

Parallelamente a questi aspetti pratici e funzionali, sono presenti altri temi tanto importanti quanto difficili da trattare quali la privacy e la sicurezza. Infatti, a causa dell’IoT noi siamo costantemente monitorati, analizzati, categorizzati e catalogati. E non è certo un aspetto secondario o da sottovalutare. Il Garante italiano insieme alle authority di altri 25 paesi del Mondo riunite nel Global Privacy Enforcement Network (GPEN), a seguito di un’indagine (Privacy Sweep) condotta nel 2016 su un campione di circa 300 dispositivi, hanno già espresso il loro parere negativo in merito, sottolineando non solo problematiche a livello tecnico sulla sicurezza dei dati, ma anche dal punto di vista informativo e della consapevolezza dell’utente.
Più del 60% dei dispositivi non ha superato l’esame, evidenziando quindi sia il rischio di hacking sia la mancanza di documentazione che possa offrire informazioni adeguate su raccolta, conservazione e divulgazione dei dati.

Nel prossimo futuro, viste le già citate previsioni sull’enorme espansione dell’IoT, sarà quindi necessario definire precise linee guida che possano migliorare la situazione, garantendo privacy e sicurezza.

DOOM Eternal

Videogame

DOOM Eternal gira sul frigorifero smart grazie al cloud

Alfonso Maruccia | 15 Ottobre 2020

Android Cloud Gaming IoT

Un utente di Instagram ha condotto un piccolo esperimento ludico, “portando” la app ufficiale di Xbox per Android sul suo frigorifero smart. Il risultato: è possibile “giocare” a DOOM Eternal anche sul display dietro cui si nascondono bevande e alimenti al fresco.

In genere, un frigorifero è utile a custodire quegli alimenti che necessitano di basse temperature per non deperire troppo velocemente. Con il trend moderno dei gadget intelligenti e della Internet delle Cose (IoT), invece, anche i frigoriferi acquisiscono capacità “smart” in precedenza disponibili solo su gadget mobile e sistemi informatici propriamente detti.

Questo nuovo trend dipende, come prevedibile, dal fatto che i frigoriferi e i dispositivi della IoT impiegano spesso un sistema operativo come Android (o varianti strettamente imparentate) per gestire le loro funzionalità smart. Anche il frigorifero interconnesso di Richard Mallard ha tale capacità, e l’utente di Instagram ha deciso di testarne i limiti con un esperimento insolito ma non certo senza precedenti.

https://www.instagram.com/p/CGQoq2HpHKS/

Mallard ha in buona sostanza effettuato il sideloading della versione Android di Xbox Game Pass sul suo frigorifero Samsung, riuscendo quindi ad accedere ai giochi in streaming di xCloud disponibili sulla piattaforma. L’utente di Instagram ha scelto di mostrare DOOM Eternal, un titolo tecnologicamente molto avanzato ma che non necessita di particolari capacità di calcolo nella sua versione in streaming.

DOOM Eternal che gira sullo sportello di un frigorifero è un chiaro omaggio alla tendenza, oramai leggendaria, che sviluppatori e appassionati di tutto il mondo hanno ad adattare DOOM a qualsiasi tipo di hardware o dispositivo. In genere si tratta del primo DOOM, visti i ridotti requisiti tecnici necessari, ma la disponibilità di DOOM Eternal su Xbox Game Pass dopo l’acquisizione di Bethesda da parte di Microsoft cambia tutto.

Jasper Lake (CPU Intel)

CPU

Intel, gli ultimi rumor sulle CPU Jasper Lake e Alder Lake-S

Alfonso Maruccia | 10 Agosto 2020

Cpu Intel IoT Memorie

Jasper Lake è il nome in codice delle prossime CPU Intel per i dispositivi a basso consumo, mentre per Alder Lake-S è confermato il supporto per le memorie DDR5.

Settimana nuova, nuove indiscrezioni sul sempre rutilante (e problematico) sviluppo tecnologico in seno a Intel. In attesa del debutto oramai prossimo di Tiger Lake, la corporation di Santa Clara è già al lavoro su svariati progetti futuri dalle diverse caratteristiche e fasce di mercato. Jasper Lake, ad esempio, è (o meglio sarà) la nuova piattaforma a bassi consumi che in genere si declina nelle CPU marcate Pentium (Silver) o Celeron.

Di Jasper Lake si è di recente tornato a parlare grazie a una nuova entry nei benchmark di SiSoftware SANDRA, da dove emerge l’utilizzo di una GPU integrata Gen11. Si tratta di un upgrade notevole rispetto alla precedente iGPU Gen9.5 (Gemini Lake), con miglioramenti prestazionali da rapportare al tipo di clientela a cui si rivolge la nuova piattaforma. Con un clock stimato di 1,1GHz/1,12GHz, le CPU quad-core Jasper Lake serviranno alle necessità di calcolo dei data center a basso consumo energetico, apparati 5G e Internet delle Cose (IoT).

Intel Skylake Apple

Se Jasper Lake non è certo un prodotto destinato a rivoluzionare il mercato informatico con le sue prestazioni, la stessa cosa non si può dire di Alder Lake-S. Le CPU desktop ibride di Intel, le prime destinate a portare il nodo produttivo a 10nm sui PC “da scrivania”, conterranno più di una novità tecnologica di peso per quel che concerne Chipzilla e non solo.

Come già emerso nelle indiscrezioni precedenti e ora confermato da nuovi rumor ufficiosi, Alder Lake-S sarà la prima linea di chip Intel a supportare ufficialmente le memorie DDR5 dual-channel. La nuova piattaforma desktop dovrebbe introdurre il supporto per le nuove RAM nello stesso periodo in cui lo farà AMD (fine 2021-inizio 2022), portando altresì in dote il nuovo socket LGA1700 e quindi la necessità di aggiornare la motherboard.

Ripple20

Networking

Ripple20, 19 vulnerabilità per milioni di dispositivi IoT

Alfonso Maruccia | 17 Giugno 2020

Internet IoT Reti Sicurezza

Si chiama Ripple20, ed è la nuova minaccia “sistemica” contro la sicurezza dei gadget IoT e dei dispositivi di rete. Una piccola libreria TCP/IP usata fin dagli anni ’90 sarà responsabile per i disastri degli anni a venire.

Le già problematiche piattaforme per i gadget IoT dovranno fare i conti, per molti anni a venire, con la minaccia nota come Ripple20. Cos’è Ripple20? Un pacchetto di 19 falle zero-day identificate in una libreria TCP/IP estremamente diffusa, una tecnologia adottata in centinaia di milioni di dispositivi che non potrà essere aggiornata in ogni singolo contesto vulnerabile.

All’origine delle vulnerabilità di Ripple20 c’è la tecnologia sviluppata da Treck, società specializzata nei protocolli embedded per le comunicazioni Internet in tempo reale. La libreria TCP/IP di Treck risulta implementata in un numero enorme di dispositivi negli ultimi 20 anni, e ora tutti questi dispositivi risultano vulnerabili a ogni sorta di compromissione o attacco da remoto.

Il problema è estremamente grave e riguarda i dispositivi con accesso di rete, un elenco che comprende gadget per la casa intelligente, per la gestione della rete elettrica, sistemi di healthcare, apparati industriali, sistemi di trasporto, stampanti, router, comunicazioni satellitari o mobile, data center, aerei commerciali e chi più ne ha, più ne metta.

Delle 19 vulnerabilità scoperte dai ricercatori e incluse in Ripple20, 4 falle risultano particolarmente gravi e sono state classificate con il massimo livello di pericolosità. Tramite le suddette vulnerabilità (CVE-2020-11896, CVE-2020-11897, CVE-2020-11898, CVE-2020-11899) è in teoria possibile eseguire codice malevolo da remoto, compromettere la sicurezza dei gadget vulnerabili, violare informazioni riservate su reti IPv4 e IPv6.

Breccia di Sicurezza

Inizialmente reticente, Treck è ora pienamente coinvolta con i ricercatori che hanno scoperto Ripple20 (l’israeliana JSOF, le autorità CERT di diversi paesi) nel tentativo di ridurre l’impatto, potenzialmente devastante, delle 19 vulnerabilità nello stack TCP/IP. Tutte le falle sono ora “coperte” da patch correttive ufficiali, ma il problema sarà distribuire il codice corretto laddove necessario.

La libreria di Treck è presente in un gran numero di progetti e dispositivi, e molti sviluppatori non sono nemmeno consapevoli di aver impiegato il codice fallato nei loro prodotti. Verosimilmente, degli effetti nefasti di Ripple20 si sentirà parlare anche nei prossimi anni in ambito IoT e non solo.

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