Kodak ricorre al Chapter 11: è fallimento

Se c’è forse un’azienda più colpita dal passaggio dall’analogico al digitale nel settore della fotografia questa è Kodak che ieri negli Stati Uniti ha chiesto di ricorrere al Chapter 11, l’equivalente dell’istanza di fallimento in Italia.
Il provvedimento riguarda solo il territorio americano e non le filiali sparse in altre parti del mondo ed è mirato a una profonda riorganizzazione  che dovrebbe portare l’azienda a risorgere dalle sue ceneri, come una novella Fenice. Ma la parabola discendente del celebre marchio è davvero lo specchio di come l’azienda non abbia saputo anticipare la domanda di nuove tecnologie,

Nel 1975 Come ricorda The Economist Kodak deteneva il 90% del mercato mondiale delle pellicole fotografiche e copriva l’85% delle vendite di macchine fotografiche in America. Nel 1988 l’azienda impiegava 148.000 dipendenti nel mondo oggi ridotti a un decimo. L’avvento delle fotocamere digitali e l’era degli smartphone hanno distrutto il business del gruppo che in questi ultimi 10 anni ha dovuto chiudere 13 stabilimenti produttivi e 130 laboratori. Da qui la decisione di chiedere la bancarotta e affrontare la ristrutturazione utilizzando un credito di 950 milioni di dollari elargito da Citigroup. Nel comunicato stampa diffuso ieri Kodak annuncia di voler disfarsi dei marchi non strategici e di voler focalizzarsi  in due settori principali: quello dei brevetti per le tecnologie di fotografia digitale e quello delle tecnologie di stampa.

Attualmente il 75% del fatturato arrivava già  dal comparto digitale ma evidentemente non era sufficiente. Il processo di riorganizzazione sarà  completato nel 2013. Nel frattempo, ha fatto sapere il gruppo, tutte le pendenze in essere con i fornitori saranno onorate così come saranno mantenuti i programmi di assistenza e supporto ai clienti.

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