Il tablet Nexus 7 di Google è utilizzato come piattaforma per lo sviluppo di Android ed è quindi uno dei primi dispositivi a ricevere gli aggiornamenti di questo sistema operativo.

L’abbandono dello sviluppo di Android

Domanda: Sia i sistemi operativi Windows sia OS X di Apple vengono continuamente aggiornati tramite Internet fino a che, dopo anni, non sono del tutto obsoleti e devono giustamente essere abbandonati, come è avvenuto per Windows XP. Android, al contrario, non garantisce lo stesso trattamento ai suoi utenti! Qualche tempo fa ho acquistato un ottimo tablet Acer Iconia A501, in quel momento si trattava di un dispositivo costoso, potente e ben funzionante. Fino a qualche mese fa è stato sempre aggiornato dal produttore poi lo sviluppo si è interrotto lasciandomi alla versione 4.0 del sistema operativo. Allo stesso modo lo scorso anno ho acquistato uno smartphone HTC One X Plus, al top della gamma, ma anche questo dispositivo è stato aggiornato dal produttore fino a qualche mese fa e poi abbandonato! Dopo un anno e mezzo mi devo quindi accontentare di un sistema operativo “Jellybean” e rassegnarmi al fatto che non potrò mai aggiornare il dispositivo al nuovo “KitKat”. Ciò mi porta a pensare che, mentre i notebook i desktop sono prodotti seri, gli smartphone i tablet sono solo giocattoli per truffare gli utenti! Sono davvero curioso di vedere come si comporterà  Microsoft con i propri Windows Phone: seguirà  la tendenza di abbandonare i dispositivi dopo poco tempo o li supporterà  come ha fatto finora con i sistemi operativi per Pc?

Risposta: Android è un sistema operativo Open Source e quindi Google rilascia gli aggiornamenti sotto forma di codice sorgente. È poi compito di chi commercializza i vari dispositivi di aggiungere i driver necessari a gestire la specifica configurazione hardware, ricompilare il codice sorgente per ottenere il nucleo del sistema operativo, eseguire le necessarie verifiche per garantirne la piena funzionalità  e quindi distribuirlo ai propri utenti.

Purtroppo, come evidenziato dal nostro lettore, i produttori spesso smettono di rilasciare gli aggiornamenti talvolta anche dopo pochi mesi, lasciando i loro utenti con un dispositivo che lentamente perde il suo appeal. Questa scelta a volte è obbligata: alcune componenti hardware divengono irreperibili perché soppiantate da modelli successivi, obbligando il produttore a interrompere la produzione di un dispositivo (e con lo stop alla commercializzazione vengono meno anche gli investimenti per gli aggiornamenti del firmware). In altri casi, invece, è una scelta deliberata per spingere gli utenti a rinnovare il loro parco hardware con l’acquisto di nuovi tablet, smartphone e dispositivi in genere.

Tra i dispositivi che possono giovarsi del maggior numero di aggiornamenti vi sono ovviamente quelli utilizzati dalla stessa Google per lo sviluppo. In particolare i tablet della serie Nexus sono tra i primi a ricevere le nuove versioni e hanno finora dimostrato una longevità  invidiabile. Per gli smartphone, invece, il ciclo di vita spesso è più breve, in quanto questo settore di mercato è più concorrenziale e spinge i produttori a presentare continuamente nuovi modelli (e quindi ad abbandonare quelli precedenti).

Vogliamo però ricordare al nostro lettore che ci sono alcuni fattori che rendono gli aggiornamenti di Android meno critici rispetto ai computer desktop: per esempio Windows ha spesso bisogno di hotfix per porre rimedio a vulnerabilità  che potrebbero essere sfruttate da virus o cavalli di Troia per attaccare il sistema. Android, quando è utilizzato nella sua configurazione ufficiale (che opera senza i privilegi di root), è un sistema operativo resistente agli attacchi dei pirati informatici. Inoltre, mentre il passaggio dalle versioni 1.5/1.6 (Cupcake/Donut) alla versione 2.3 (Gingerbread) costituisce un notevole passo in avanti, e lo stesso si può dire con la transizione alla versione 4.0 (Ice Cream Sandwich), le versioni 4.1/4.2/4.3 (Jellybean) e 4.4 (KitKat) presentano differenze meno marcate.

Sicuramente l’evoluzione continua ma Android è ormai un prodotto maturo e quindi le migliorie diventano più sottili. Gli sviluppatori si stanno concentrando sulle prestazioni in configurazioni particolari. Queste nuove funzionalità  sono utili se abbinate alle nuove architetture che le richiedono ma non apporterebbero alcun beneficio qualora venissero installate su hardware delle generazioni precedenti. È per questo motivo che spesso i produttori non rilasciano le nuove versioni, considerando scarso il rapporto costi/benefici della loro implementazione. Detto questo, per molti dispositivi basati su Android sono disponibili firmware non ufficiali che consentono di aggiornare il sistema operativo alle ultime versioni. Questi firmware “crowd-supported” sono nella maggior parte dei casi basati sui sorgenti ufficiali rilasciati da Google senza particolari modifiche e possono quindi essere considerati affidabili. Purtroppo le procedure per la loro installazione possono risultare abbastanza complicate per gli utenti meno esperti e portano comunque ad invalidare la garanzia sul dispositivo. Si tratta comunque di una possibilità  da tenere in considerazione in particolare sui dispositivi acquistati qualche anno fa, per i quali la garanzia è ormai scaduta e il valore dell’hardware è stato ammortizzato con l’utilizzo.

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