Oggi più che mai i social sono diventati vetrina e manifesto della propria immagine, anche dal punto di vista lavorativo si vive una sorte di auto-celebrazione di se stessi, appunto diventando editor dei propri contenuti.

Ma cosa accade quando non vengono utilizzati i giusti parametri per descrivere la propria persona, soprattutto in quei social professionali e professionalizzanti come LinkedIn? Il problema è che si tende a confondere e a travalicare quella linea sottile di confine che vi è tra Instagram, Twitter, Facebook e altri network che in realtà hanno una natura completamente diversa tra loro.

Ciò che è emerso da varie ricerche è che quando un’azienda cerca delle informazioni sul possibile candidato visita il suo profilo LinkedIn e oltre al curriculum con esperienze lavorative e soprattutto di studio tende a valutare quei dettagli che molto spesso si danno per scontato. Ad esempio l’immagine del profilo.

Sembrerà una piccolezza eppure non lo è, infatti molte cacciatrici di teste hanno definito alquanto fastidioso non trovare alcuna immagine che rappresenti il soggetto o semplicemente un mezzo busto che taglia fuori il volto del candidato.

Insomma, non bisogna esagerare con selfie – quelli si postano su Instagram – o foto animalistiche, artistiche e così via. Morale della favola, quando si vende la propria immagine e si diventa editor di se stessi, soprattutto su social come LinkedIn in cui la forma è sostanza bisogna badare ai dettagli e immedesimarsi nell’altro, in colui che dovrà scegliere proprio voi. Per quale motivo dovrà farlo?

CONDIVIDI
Classe 1994. Laureata con lode in Linguaggi dei Media, da sempre appassionata di giornalismo, decide di coltivare questo interesse allargando il proprio background con una specialistica in Politiche Europee ed Internazionali. Dopo svariati stage nel mondo dell'editoria, della comunicazione e delle istituzioni con entusiasmo abbraccia una nuova sfida che porta il nome dell'alta tecnologia.