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Apple, Facebook, Blackberry e il diritto di craccare

Andrea Monti | 25 Marzo 2016

Il caso Apple vs FBI, o meglio, vs tribunale di San Bernarndino che aveva a oggetto l’ordine impartito ad Apple […]

Il caso Apple vs FBI, o meglio, vs tribunale di San Bernarndino che aveva a oggetto l’ordine impartito ad Apple di rendere possibile l’accesso ai dati contenuti in un iPhone e le successive polemiche catastrofiste di cui abbiamo parlato sul sito di PC Professionale, sono uscite dagli onori della cronaca, ma rimane l’urgenza di mettere un punto fermo sulla vicenda, alla luce di ulteriori sviluppi giudiziari che hanno riguardato anche l’Italia. Andiamo con ordine.

Dopo il caso San Bernardino, un altro giudice, questa volta di New York, il 29 febbraio scorso aveva deciso in modo opposto, negando alla DEA (Drug Enforcement Agency) il diritto di accedere ai dati contenuti in device Apple.

Il primo marzo 2016 la magistratura brasiliana ordina la custodia cautelare, poi revocata, a carico del rappresentante per l’America del sud di Facebook, accusato di non avere cooperato nel reperimento di informazioni pubblicate su un profilo.

Nello stesso giorno, in Italia, viene diffusa la notizia secondo la quale Blackberry avrebbe reso disponibili in chiaro le chat di alcuni indagati alla magistratura italiana.

Stesso problema, quattro casi, quattro esiti legali diversi. Benché la situazione potrebbe sembrare caotica e confusa, in realtà  è molto più lineare di quello che sembra: vediamo perché, muovendoci innanzi tutto dalla prospettiva tecnologica.

Il nucleo del caso Apple è la scelta tecnologica dell’azienda di creare da zero un sistema di cifratura di dati che non consente, in linea teorica, di essere decrittato, anche se, da quanto si intuisce, sembrerebbe che Apple possa modificare IOS per ottenere il risultato desiderato da FBI.

L’essenza del caso brasiliano è meno tecnologica e riguarda, piuttosto, il tema del limite della cooperazione con le forze di polizia e le responsabilità  dei dirigenti aziendali.

La questione Blackberry, invece, è basata sul concetto di sicurezza indebolita, cioè sulla scelta progettuale (diametralmente opposta a quella di Apple) di realizzare un sistema di protezione dei dati sufficientemente robusto per proteggere le comunicazioni aziendali, ma accessibile da parte di Blackberry in caso di necessità  anche giudiziarie.

Veniamo, ora, agli aspetti legali relativi a un’indagine penale svolta in Italia.

Un pubblico ministero può chiedere di esibire e consegnare dati, compiere, in autonomia, perquisizioni, sequestri a fini di prova e accertamenti tecnici mentre ha bisogno dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari per intercettare e mandare in custodia cautelare qualcuno. Il recepimento della Convezione europea sul crimine informatico, poi, ha esteso la possibilità  di perquisizione fino a comprendere quella informatica e a distanza. Tradotto questo significa che il magistrato può ordinare di craccare account e sistemi per acquisirne il contenuto.

Inoltre, il decreto legislativo 231/2001 che prevede la responsabilità  penale delle imprese, punisce le aziende che si sono organizzate in modo da ostruire a proprio vantaggio il corso della giustizia.

Applicando in modo rigoroso questi principi, si conclude abbastanza agevolmente che, partendo dal primo caso, se le indagini si fossero svolte in Italia, se Apple fosse italiana e se effettivamente iOS non fosse craccabile o non esistessero altri modi per recuperare le informazioni, Apple avrebbe potuto subire qualche conseguenza giudiziaria (per non parlare del fatto che avrebbe potuto anche ordinare il sequestro dei sorgenti per farli analizzare da un proprio consulente. Impresa titanica, ma astrattamente possibile).

Nel caso di Facebook, invece, il magistrato avrebbe potuto ordinare la perquisizione a distanza della risorsa di rete (certo, è all’estero, ma oramai a partire dal caso The Pirate Bay, il concetto di giurisdizione quando si parla di ICT è diventato molto relativo nella pratica giudiziaria).

Blackberry, delle tre, sarebbe stata – anzi, è – quella che ha progettato il proprio sistema in modo da rispettare più agevolmente la legge, consentendo la collaborazione con la magistratura, al pari di quello che fanno operatori telefonici e internet provider.

Tutto chiaro, dunque? Mica tanto.

Il guastafeste giuridico che potrebbe ribaltare le conclusioni si chiama Regolamento comunitario sulla protezione dei dati personali. Questa norma, che una volta emanata (fra poco) si applicherà  direttamente, senza bisogno di essere inserita nell’ordinamento italiano, prevede espressamente l’obbligo del “privacy-by-design” nello sviluppo di software e piattaforme. In altri termini, tutto ciò che tratta dati personali dovrà  essere progettato da zero per controllare l’accesso ai dati e proteggerli da cattive attenzioni.

Questo potrebbe significare, a seconda di come le singole autorità  nazionali di protezione dei dati interpreteranno l’obbligo di sicurezza, che si potrebbe addirittura configurare il dovere di rendere inaccessibili i dati, o – al contrario – di istituire backdoor di Stato.

Bisognerà  dunque capire come, in termini pratici, sarà  bilanciato questo obbligo (che farebbe pendere la bilancia della ragione a favore di Apple) con il dovere dello Stato di indagare sui crimini e punire i responsabili (che, invece, favorirebbe l’approccio Blackberry).

Quale che sia la soluzione, però, le prospettive rimangono in ogni caso allarmanti.

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Manhattan docking station USB-C 11-in-1: la miglior soluzione per estendere le porte del proprio notebook

Maurizio Mastroluca | 28 Novembre 2022

Una soluzione semplice e veloce per avere un maggior numero di porte a disposizione: ecco il Manhattan IADAP USB31-MULTI4

La continua ricerca di rendere i computer portatili moderni sempre più sottili e maneggevoli ha portato al sacrificio di porte di input e output, con i produttori che hanno affidato tutta la dotazione all’ingresso USB-C, pronta a diventare lo standard universale europeo. Per questo motivo una docking station diventa necessaria per collegare periferiche esterne al notebook, e Manhattan arriva in soccorso, proponendo una docking station con collegamento USB-C a 11 porte, la IADAP USB31-MULTI4.

IADAP USB31-MULTI4: specifiche tecniche

La docking station proposta da Manhattan è in grado di ampliare esponenzialmente la dotazione di porte del notebook. Il prodotto presenta tre ingressi USB 3.2 Gen 1; un jack audio da 3,5mm; un lettore di schede SD e microSD capace di supportare fino a 2TB con una velocità di trasferimento fino a 832 Mbps; una porta ethernet Gigabit (10/100/1000) che garantisce una maggiore velocità di download, streaming e gaming; una Mini DisplayPort e un ingresso HDMI, in grado di supportare una risoluzione fino a [email protected] UHD (3840 x 2160); mentre la VGA fino a [email protected] Full HD (1920 x 1080). A chiudere il comparto porte in dotazione, uno dei grandi punti di forza di questa docking station, una porta USB-C in grado di alimentare e ricaricare il computer con una potenza che può arrivare fino a 100 watt. Inoltre, il prodotto presenta la funzionalità MST (Multi-Stream Transport), tecnologia che consente di collegare più monitor esterni tramite un unico connettore; in questo caso il dispositivo supporta fino a 3 monitor per visualizzazione Mirror o Extended su Windows e Mirror su Mac.

Manhattan docking station USB-C 11-in-1: design e prezzo

La docking station di Manhattan è una soluzione semplice e utile, essendo compatibile con tutti i notebook presenti sul mercato e anche con tablet e smartphone in grado di supportare la DP-Alt-Mode. Il materiale con cui è costruito il prodotto lo rende particolarmente solido e piacevole al tatto. Le sue compatte dimensioni di 80 x 280 x 17 mm permettono un facile trasporto e inoltre, grazie alla sua forma rettangolare e ai piedini in gomma presenti sul retro, che garantiscono grande stabilità, può essere utilizzato come supporto di rialzo per il computer portatile, permettendo un maggiore comfort di scrittura. Una docking station è quindi indispensabile per garantire un utilizzo completo del proprio notebook e la qualità di costruzione garantita da Manhattan, lo collocano come uno dei migliori prodotti presenti sul mercato. La docking station IADAP USB31-MULTI4 è disponibile sullo store Manhattan shop al prezzo di 168,99€ iva inclusa.

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La powerbank giusta: come sceglierla

Maurizio Mastroluca | 24 Novembre 2022

Le caratteristiche fondamentali da valutare prima dell’acquisto di una powerbank: ecco quali sono

I dispositivi elettronici sono ormai diventati elementi fondamentali della vita di tutti i giorni, sia per lavoro sia per l’intrattenimento. Nonostante i device dispongano di batterie sempre più performanti, spesso non riescono a garantire l’utilizzo prolungato. Per evitare di rimanere senza carica residua, una powerbank è ormai un dispositivo portatile di ricarica necessario da avere a disposizione e utilizzare in caso di necessità. Queste batterie supplementari sono in grado di ricaricare smartphone, tablet e notebook, è quindi importante scegliere quella giusta a seconda del proprio device.

Le caratteristiche fondamentali di una powerbank: la capacità

Tra le prime caratteristiche da prendere in considerazione prima di acquistare una powerbank, c’è sicuramente la capacità, che viene espressa in mAh (milliampereora), esattamente come le batterie di smartphone, tablet e computer. Questo valore indica l‘energia che il dispositivo può contenere con una carica completa. La scelta della capacità varia a seconda del dispositivo da caricare: in genere, con una carica, la powerbank dovrebbe essere in grado di ricaricare completamente il device almeno per una volta. Tuttavia, il valore dichiarato non rispecchia la capacità reale di una powerbank: infatti bisogna ridurre del 20/30% il valore riportato, poiché va preso in considerazione il voltaggio a 5V (utilizzato per la carica di smartphone e tablet), e non la tensione a 3,7V (cioè il voltaggio della batteria). In sostanza, per ricaricare completamente uno smartphone con una powerbank, c’è bisogno di una capacità di almeno 5000 mAh per avere la garanzia di una ricarica completa; mentre per i device più grandi o per avere a disposizione un numero maggiore di ricariche, è meglio orientarsi su batterie con una capacità di almeno 10.000 mAh.

Come scegliere una powerbank: le porte

Un’altra caratteristica da tenere in considerazione è il numero di porte presenti sulla batteria supplementare. Solitamente, le powebank più piccole e compatte dispongono di una sola porta in uscita, e permettono quindi di ricaricare un solo dispositivo per volta. I modelli più grandi invece, oltre ad avere una maggiore capacità, hanno spesso due o più porte, garantendo la ricarica diversi dispositivi in contemporanea: due smartphone; un tablet e uno smartphone; ecc. Oltre al numero delle porte, bisogna considerare anche la loro tipologia: la maggior parte delle powerbank dispongono di una porta USB di tipo A, la più diffusa per la ricarica di smartphone e tablet. Nell’ultimo periodo però, con l’USB Type C che a breve diventerà lo standard universale, anche le powerbank dispongono di questa uscita, diffusa principalmente per la ricarica di notebook e console portatili. Meno comuni, ma comunque in commercio, anche quelle con porte Lightning, utilizzate dalla maggior parte dei dispositivi Apple.

Ulteriori caratteristiche delle powerbank

Ci sono ulteriori caratteristiche che potrebbero essere considerate meno importanti rispetto alla funzione di ricarica della powerbank, ma che possono essere comunque utili per migliorare l’esperienza di utilizzo del dispositivo. La maggior parte delle batterie supplementari dispone di alcuni LED, che indicano la carica residua, mentre altre presentano una torcia, da poter utilizzare in caso di emergenza. Inoltre, se si dispone di un dispositivo con ricarica rapida, è possibile scegliere una powebank compatibile, riducendo in maniera sostanziale i tempi di ricarica. Le più moderne offrono la possibilità di caricare in modalità wireless o addirittura alcune dispongono di un pannello solare, ricaricandosi parzialmente mediante l’energia solare, particolarmente utile durante le escursioni o in campeggio nel caso in cui non si avesse a disposizione di una fonte di energia.

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HUAWEI MateView SE: un nuovo monitor, tra qualità e innovazione

Maurizio Mastroluca | 24 Novembre 2022

L’ultimo schermo annunciato dalla casa cinese: tutto sul nuovo HUAWEI MateView SE

HUAWEI MateView SE è l’ultimo monitor che l’azienda cinese ha annunciato, progettato per ogni tipo di utilizzo, sia per il lavoro che per lo studio. Con questo prodotto, HUAWEI amplia la propria offerta, con l’intento di soddisfare al meglio le diverse esigenze dei consumatori. Il nuovo display ha la particolarità di essere orientabile, offrendo la possibilità di essere utilizzato sia in orizzontale che in verticale, oltre a supportare un’ampissima gamma di colori, garantendo allo stesso tempo la protezione della vista ad alti livelli.

HUAWEI MateView SE: connettività con il SuperDevice e l’esclusiva modalità eBook

Il nuovo HUAWEI MateView SE garantisce massima connettività con tutti i prodotti dell’ecosistema, grazie alla tecnologia sviluppata dall’azienda del SuperDevice, sviluppata per garantire la massima interconnessione tra tutti i device HUAWEI. Tra le novità offerte dal nuovo display presentato dalla casa asiatica, c’è l’esclusiva modalità eBook. Il monitor, infatti, è in grado di ridurre moderatamente la temperatura del colore, rendendo lo schermo più leggibile e in grado di offrire un’esperienza di lettura simile a quella della carta stampata. Tutto questo riduce gli effetti negativi che i colori hanno sull’occhio, favorendo una maggiore concentrazione e una lettura più immersiva, alleviando molti dei disagi causati dalla lettura a schermo prolungata. Inoltre, HUAWEI MateView SE è dotato di AMD FreeSync, che sfrutta la tecnologia adattiva di sincronizzazione, la quale permette di evitare che lo schermo vada in blocco quando viene utilizzato per contenuti altamente dinamici, come nel gaming, garantendo quindi un’esperienza di gioco fluida.

HUAWEI MateView SE: Prezzo e dettagli

Il monitor HUAWEI MateView SE è inoltre dotato di un joystick a cinque direzioni, progettato per evitare input sbagliati che spesso capitano con l’utilizzo dei più tradizionali tasti posizionati sotto lo schermo. HUAWEI MateView SE si colloca in una fascia economica di prezzo, con un costo di 169,90€ per la versione standard e di 199,90€ per quella ruotabile. Entrambe sono disponibili in vendita sullo store ufficiale HUAWEI. Se invece si cerca un monitor specifico per il gaming, l’alternativa più indicata è il HUAWEI GT34 Standard Edition, in promozione per il Black Friday al prezzo di 349,99€ fino al 30 novembre con un risparmio di 149,01€.

HUAWEI MateView SE: Prova del prodotto

Abbiamo provato il monitor HUAWEI MateView SE. Lo schermo viene consegnato all’interno di una scatola ben imballata, che garantisce la massima sicurezza nel trasporto, proteggendo lo schermo da eventuali urti. All’interno troviamo: lo schermo, la base di supporto del monitor, un cavo HDMI e l’alimentatore. Il montaggio è semplice e veloce: basta infatti fissare una staffa alla base avvitando un perno e successivamente inserire ad incastro il supporto nel retro del monitor. In seguito, va collegato il cavo di alimentazione ad una presa e il dispositivo è pronto per essere utilizzato. Fin da subito si nota la qualità dei colori e l’alta definizione dello schermo. È dotato di un’ottima reattività e risponde immediatamente agli input. La base è molto solida e stabile, inoltre è regolabile sia in altezza che in angolazione, garantendo il massimo comfort visivo all’utente. Il suo design lo rende anche piacevole esteticamente: ha infatti una cornice estremamente sottile su tre lati, mentre è leggermente più spessa nella parte inferiore dove è collocato un pratico joystick a cinque direzioni, che permette una semplice ed intuitiva navigazione nel menu di sistema. Molto piacevole anche la modalità eBook, che rende immersiva l’esperienza di lettura e riduce al minimo la stanchezza degli occhi; davvero utile per chi ha spesso a che fare con contenuti di testo. Tutte queste caratteristiche lo rendono perfetto per lo scopo per cui è stato progettato: lo smart working. In conclusione, considerando la qualità dei materiali, le prestazioni e il prezzo particolarmente vantaggioso, il monitor HUAWEI MateView SE risulta essere un prodotto estremamente valido e affidabile, che si colloca tra i top di gamma per chi è alla ricerca di un monitor per lavorare da casa dal proprio home office.

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