Contenuti protetti? Evitiamo i furti

Parliamoci chiaro: scaricare e usare software o materiale multimediale piratato non ha giustificazioni

di Giorgio Panzeri

La chiusura di Megaupload e della galassia di siti di download collegati, come Megavideo, riporta in primo piano il problema dei contenuti coperti da copyright. Ho spesso espresso il mio pensiero in queste pagine, ma prendo spunto da quanto successo per specificarlo ancora meglio. Cominciamo con il software, prodotto che fa parte del mondo dei contenuti coperti da copyright. Da un lato continuo a reputare errata la posizione di alcune software house che tengono alto il prezzo dei loro applicativi in base a giustificazioni opinabili e, guarda caso, spesso legati all’esistenza della pirateria. Però, rispetto a qualche anno fa la situazione è decisamente migliorata. Molte aziende hanno capito che con prezzi più contenuti si possono vendere più software. Apple docet si potrebbe dire, ma soprattutto insegnano i tanti programmatori che hanno realizzato applicazioni economiche per iPhone e iPad vendendone proprio tante.

E che dire poi degli applicativi per Mac (anche professionali) che la multinazionale delle mela morsicata sta vendendo tramite il nuovo App Store on-line? Ma anche se mi servisse uno specifico software commerciale e non avessi i soldi per acquistarlo (proprio perché costoso) non avrei nessuna giustificazione per scaricarne la copia pirata. Sì, perché potrei usare uno dei tanti, ma proprio tanti, applicativi freeware o open source disponibili. E non pensate che proprio perché gratuiti siano meno potenti o offrano meno funzioni rispetto ai programmi commerciali. E per il 90% degli utilizzi un programma freeware o open source è più che sufficiente. No, non ci sono giustificazioni per copiare. Scaricare e usare un programma pirata è un’azione illecita, punto e basta. Ma il contenuto protetto da copyright è anche la musica, i film, le serie televisive, i giornali in digitale (compreso il “nostro” PC Professionale), gli eBook. Ormai, con le connessioni veloci che abbiamo in casa scaricare un eBook pirata richiede pochi secondi e anche fare il download di un film compresso ma in alta definizione (qualche Gbyte) non richiede più di qualche ora. Ma è giusto? È corretto? È valida la giustificazione del prezzo elevato o dell’impossibilità  di trovare il libro, il giornale o quel brano musicale specifico perché si abita in periferia o in un paese senza librerie o negozi di musica? No, assolutamente no. Non servono negozi fisici per acquistare contenuti digitali legittimi, basta una rete Wi-Fi per collegarsi al negozio on-line dove si può ottenere, a prezzi concorrenziali, quello che si desidera. Il problema, semmai, è che il contenuto digitale è impalpabile e quindi molti tendono a pensare che non abbia valore. Non è vero. Non è proprio vero. Per esempio, dietro a un libro ci sono giorni, mesi, a volte anni di lavoro di un autore. E tenendo conto di quanto poco leggiamo noi italiani, solo gli autori più affermati riescono “quasi” a vivere di scrittura, tutti gli altri devono avere anche un altro lavoro.

Discorso simile per le riviste, dove chi vi opera vive dei proventi del giornale. Per esempio, dietro a una rivista come PC Professionale ci sono giornate e giornate di lavoro di 14 giornalisti con altissime competenze tecniche che provano approfonditamente varie tipologie di prodotti per fornire ai lettori un giudizio certo e inconfutabile, e che vivono dei proventi del giornale. Se venisse l’idraulico a casa vostra a riparare un rubinetto che perde, cosa succederebbe se non gli pagaste la fattura per il lavoro eseguito (mi raccomando, chiedetegliela la fattura)? O se uscendo da una visita medica specialistica vi metteste a urlare “Io non pago nulla, sono per il contenuto libero”, dove vi porterebbero? In una casa di cura? Eppure con i contenuti multimediali ci si sente liberi di copiare, liberi di condividere tutto, perché la sensazione è che tutto è gratis, e così le case di produzione musicale vanno in crisi e licenziano i lavoratori, le riviste chiudono, il cinema italiano continua a essere in crisi, e così via. Concludo con un’affermazione: quelli che mi fanno veramente imbestialire non sono gli utenti che scaricano, perché gli utenti vanno educati e soprattutto resi edotti dei pericoli che le loro azioni di copia e condivisione producono su chi lavora e realizza contenuti di qualità . No, quelli che mi fanno veramente arrabbiare sono i vari proprietari dei siti di download, come Megaupload, FileSonic, FilePost e chi più ne ha più ne metta (ne spuntano nuovi ogni giorno). Mi fanno imbestialire perché vantano una legittimità  basata sull’assunto che la conoscenza debba circolare liberamente e gratuitamente, ma poi chiedono i soldi agli utenti e fanno milioni sulle spalle di chi ha faticato per produrre quei contenuti che loro aiutano a piratare. Meditate gente, meditate.

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8 Commenti

  1. @ panzeri: Purtroppo fate parte della stessa azienda anche se con professionalità molto diverse sia riguardo l’ambito che la qualità. Anzi, colgo l’occasione per fare i complimenti a lei (il suo editoriale per me è un appuntamento fisso) e a tutti i redattori.
    Se ci fosse la possibilità di comunicare senza dover passare da qui, da indirizzi email a cui nessuno mai risponde se non il risponditore automatico o numeri a pagamento che troverei assurdo utilizzare (mi costerebbe più dell’allegato che, fra l’altro, doveva essere un regalo) e paradossale dover pagare di tasca mia per ottenere un servizio già pagato (vi siete trattenuti l’importo dalla carta di credito).
    Purtroppo, ribadisco, anche questa mia spesa contribuisce a pagarvi lo stipendio.
    Se ci fosse un modo per parlare direttamente con qualcuno eviterei questi sgradevoli “off topic” che poi tanto “fuori argomento” non sono in quanto vi siete appropriati indebitamente di denaro per un servizio non erogato, è l’altra faccia della medaglia di chi usufruisce di un servizio senza pagarlo (v. titolo).
    I problemi di una grande casa editrice, proprio perché grande, dovrebbero essere risolti in maniera più efficace, a mio avviso. Quindi la dimensione è eventualmente un’aggravante.
    Riguardo la sua disponibilità non dubito, dubito invece in quella di “ragionietorti” che non ha risposto alla mia email.
    Rimango comunque fiducioso sul fatto che si tratti di un equivoco e che venga risolto al più presto. E’ sempre spiacevole doversi attivare in altri modi, anche se necessari per tutelare i propri diritti.
    Infine, ma è la questione più importante che mi ha indotto a scrivere qui, ci tenevo a regalare l’allegato ad una persona cara che avrebbe voluto leggerlo, inizialmente doveva essere una sorpresa ma, visto il ritardo, ho dovuto informare che l’avevo ordinato e ora subisco pure la beffa della figuraccia perché a quanto pare non arriverà più.
     

  2. @ paolotag: Caro Paolo, purtroppo non siamo noi della redazione i responsabili degli altri uffici Mondadori (abbonamento, arretrati o collezionisti). Noi siamo molto attenti alla qualità dei contenuti che pubblichiamo. Però chi mi ha scritto direttamente sa che ho sempre risposto e ho cercato di risolvere il suo problema nel più breve tempo possibile (compatibilmente con le dinamiche di una grande Casa Editrice).

  3. Aggiungo al discorso di Giovanni che in qualità di abbonato ho richiesto un allegato.
    Dopo due mesi non è ancora arrivato però avete pensato bene di incassare anticipatamente.
    Ad ogni richiesta di informazioni a riguardo vengo reindirizzato ad un numero a pagamento.
    Rimaniamo in tema? Beh forse ci siamo ugualmente.
     

  4. Sono completamente d’accordo con quanto riportato sia nella forma che nei contenuti. Mi permetto di chiedere una riflessione per la categoria di utenti, come il sottoscritto, che acquistano da anni la rivista PC Professionale, senza peraltro sottoscrivere nessuna forma di abbonamento, per ragioni che non mi dilungo a raccontare. Sarebbe utile a mio avviso corredare la copia della rivista, acquistata in edicola,  di un token, una key o qualsiasi forma a scelta, con il solo scopo di poter accedere alla versione digitale, almeno per non  pagare due volte la stessa rivista. In altre parole sarebbe utile con l’acquisto di una copia cartacea avere diritto di poter accedere alla lettura di quella digitale.
    Grazie G.Panzeri (G per Giovanni)

  5. Fra le pseudo-giustificazioni non è stato ricordato “l’equo compenso”. C’è chi si sente legittimato a scaricare per uso personale film e musica, perché tanto i diritti SIAE si sono già pagati un po’ su tutto l’hardware….
    A mio parere è fondamentale combattere la il furto della pirateria… quanto quello dell’equo compenso!

  6. Quello che risulta assurdo in tutta questa vicenda è che i gestori di questi siti di download illegale abbiano accumulato notevoli ricchezze in questi ultimi anni. Certo, posso scaricare film o musica gratis, ma per avere velocità di download superiori a quelle di un modem da 56k devo pagare la quota di abbonamento, sorbirmi tonnellate di pubblicità e, nei casi più gradevoli, beccarmi pure qualche virus. Il software “base”, deve rimanere, a mio modo di vedere, sempre totalmente gratuito (o, al massimo, a prezzo simbolico). Pago se voglio quel qualcosa in più che fa la differenza, oppure dei servizi di assistenza che mi assistano (appunto) in caso di bisogno. Il profitto si fa comunque. Questo lo ha capito bene la Apple che vende un sistema operativo su base Unix a poco più di 20 euro, e le centinaia di migliaia di sviluppatori Android che offrono a prezzi stracciati le loro App sui vari store.

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