Cultura spazzatura della rete

Avere tutto subito e gratis, anche i contenuti protetti. È la lezione del Web

ediColloquio captato per caso sui mezzi pubblici: “Sto leggendo il nuovo libro di Glenn Cooper. È molto bello, te lo consiglio proprio”. “Ah, sì, l’ho visto, l’ho scaricato ieri sera da… (famoso sito pirata) e lo leggerò presto”. Altro esempio. Due ragazzini: “Hai l’ultimo disco degli One Direction?” “No, ma lo trovi su… (famoso sito di condivisione file)”. Scaricare tutto è l’imperativo del momento. Conosco una persona che tutte le mattine, prima di andare al lavoro, scarica da un sito pirata, la copia digitale di tutti (ma proprio tutti) i quotidiani nazionali. Non li legge, ma li scarica, li archivia e poi va a lavorare. Penso abbia un disco da qualche terabyte dedicato solo al collezionismo dei quotidiani.

Partiamo da una considerazione che ritengo fondamentale. Il digitale sta rendendo la cultura accessibile a tutti. E ciò non perché si può trovare tutto illegalmente, ma grazie al fatto che i prezzi dei contenuti multimediali (libri, riviste, musica, film) sono ormai alla portata di tutti. Facciamo qualche esempio? Per gli appassionati di musica i sistemi di streaming come Deezer, Spotify, iTunes Radio o altri permettono di accedere a sconfinate raccolte musicali per ascoltare tutto quello che si desidera, dalle nuove uscite ai brani storici, e archiviarli sul proprio dispositivo mobile per ascoltarli offline. Con un costo di abbonamento inferiore alla decina di euro al mese. Siete lettori incalliti?  Le nuove uscite (anche i bestseller) sono proposte in formato digitale a 9,99 euro (prezzo massimo ma si trovano spesso anche titoli a un costo inferiore), mentre la versione cartacea dello stesso titolo può costare dai 16 ai 25 euro. Non è tutto: le varie librerie online propongono quotidianamente offerte di libri (magari non sempre recentissimi) a 90 centesimi. Stesso discorso per le riviste. La versione digitale costa sempre meno di quella cartacea e spesso offre contenuti extra che sulla carta non possono sicuramente essere ospitati (come video, gallerie di immagini, audio). Personalmente sono abbonato con grande soddisfazione a diverse riviste straniere in formato digitale (Time, National Geographic, Popular Science, Stuff e altre). Anche come PC Professionale abbiamo la versione digitale (per Android e  iOs) che cerchiamo sempre di arricchire con contenuti extra interessanti. Inoltre, dal prossimo mese sarà  disponibile il nuovo sfogliatore in grado di garantire maggiore stabilità  e una migliore esperienza di lettura.

Vi chiederete, ma tutto questo giro di parole a cosa vuole portare? Ogni tanto ci torno, ma sono convinto che la cultura del Web “Tutto subito e tutto gratis” alla fine è pericolosa. O almeno, danneggerà  chi mette impegno, passione e professionalità  nel proprio lavoro, lavoro che deve essere compensato e che non può essere gratuito. L’abitudine a scaricare gratuitamente contenuti digitale è pericolosa: non si riesce più a distinguere tra ciò che è di qualità , che è costato lavoro e fatica, dalla tanta fuffa che affolla il Web. Insomma è come se pretendessi di non pagare il lavoro svolto dal tecnico specializzato che ripara la mia lavatrice perché, pensandoci, avrei potuto fare anche io quella riparazione (anche se in realtà  non sono bravo con il lavoro manuale). Il contenuto digitale è volatile, invisibile, per cui viene considerato inconsistente, e invece dietro le parole, la musica, le immagini, i video ci sono sempre delle persone, con il loro lavoro e la loro dignità . Meditate gente, meditate.

A proposito di eBook vi consiglio di leggere il nostro servizio a pagina 82 dedicato sia all’offerta dei lettori di eBook, sia degli store online dove compiere i propri acquisti per Natale.

Buona lettura a tutti

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4 Commenti

  1. Devo confermare quanto scritto dal direttore. Il numero di dicembre, a fronte di 178 pagine complessive, ne ha solo 15 di pubblicità, escludendo i retri di copertina e i piccoli box pubblicitari.
    Ricordo bene i tempi di PC Professionale versione “Big Maxi”: quasi 500 pagine – ma su queste quanta pubblicità c’era? Sinceramente lo preferisco di gran lunga adesso, molto più snello e gestibile.
    Non è piacevole leggere le 9 pagine dell’articolo sugli ebook reader (giusto per fare un esempio) infilate in successione senza la minima pubblicità.
    Il Dvd è un’altra questione: effettivamente, soprattutto all’inizio, mi sono sentito un po’ disorientato. Non avevo più il supporto che mi portavo appresso quando dovevo riformattare un pc e con quello avevo tutti i programmi accessori che mi servivano (la sezione “Toolkit”, chi non l’ha mai benedetta).
    Ma ora preferisco così. Mi basta una connessione ad internet e recupero tutto ciò che mi serve, per di più aggiornato (e non obsoleto).
    C’è da considerare che molti nuovi notebook non hanno nemmeno più il drive ottico, e quindi a che servirebbe il Dvd?
    Altra questione – ma qua si entra nel regno “de gustibus” – sono gli argomenti.
    Ultimamente PC Professionale si è “espansa” su settori che prima non le appartenevano: cellulari, TV, ecc.
    In questo caso, ebbene sì, non sono stato molto contento della scelta. Se compro una rivista che ha la parola “PC” nel suo nome, mi aspetterei argomenti di natura informatica.
    Forse questa scelta è stata dettata da motivi commerciali (inseguire il maggior numero di lettori), ottenendo però come risultato l’aver leggermente snaturato la “mission” di questa rivista.
    Vedremo che risultati fornirà il questionario: da parte mia so già cosa proporre.

  2. @ filippobottega: @ lucaltair: Cercherò di essere breve anche se le cose da dire sono tante. E’ vero Filippo, la risposta si chiama (anche) pubblicità. Ma la pubblicità è un problema, e non per il rischio di indipendenza (PC Professionale è sempre stato dalla parte dei suoi lettori). Luca dice “Sono abbonato da circa 10 anni e nel mio archivio si nota come PC Professionale sia via via diventato più sottile, perdendo pagine“. È vero, ma solo in parte. Quando facevamo oltre 400 pagine avevamo 200 o più pagine di pubblicità e circa 200 pagine di testo. Oggi stampiamo mediamente 180 pagine ma di pubblicità ci sono tra le 10 e le 15 pagine. Quindi la perdita di foliazione dipende quasi completamente dalla mancanza di pubblicità (da 200 a 145 sono 185 pagine in meno). Sono calate anche le pagine di testo, ma in modo marginale. Inoltre, con l’ultimo restyling abbiamo ridotto la grandezza del testo per far stare più contenuto nella singola pagina. Certo, questo non significa che non sia cambiata la “sostanza”, ma su questo ci torno dopo. Da cosa dipende questo dissanguamento della pubblicità? Sicuramente dal periodo di crisi che viviamo e dalla volontà delle (poche) aziende che hanno ancora soldi per il marketing di investire più su canali diversi, come televisione, radio e Web. Quindi la pubblicità, come suggerisce Filippo, non è la via per salvare le riviste serie che vogliono lavorare seriamente e professionalmente per i propri lettori.

    Inoltre, la brutta abitudine di scaricare gratuitamente la rivista in formato elettronico (questo numero di PC Professionale poche ore dopo essere disponibile in edicola era già scaricabile in Pdf da alcuni siti pirata ) mina l’altro pilastro sul quale si basa la vita di una rivista. È vero che in edicola PC Professionale costa molto, ma se si è interessati al giornale ci sono altri modi per spendere poco: l’abbonamento al cartaceo che offre gratuitamente l’acceso anche alla versione digitale della rivista porta il costo del singolo numero a poco più di 3 euro, e si scende a 2,67 euro se ci si abbona al solo digitale per tre numeri (2,50 euro con l’abbonamento annuale). Perché siamo passati dal Dvd fisico a quello nel cloud? Per piacere nostro? No, purtroppo perché a causa della scarsa quantità di pubblicità e della riduzione di lettori (che preferiscono RUBARE la copia del giornale) non ci  stavamo più con i conti. 

    E ora la sostanza. Forse abbiamo perso un po’ di focus proprio per stare dietro alle richieste dei nostri lettori che ci hanno spesso spronato ad affrontare anche altri ambiti (magari meno professionali come la fotografia digitale o gli smartphone) con spirito “professionale” e al di sopra delle parti. A questo proposito, però, faremo a breve un questionario (in parte solo per i lettori e in parte aperto a tutti i navigatori del sito) proprio per capire quali sono i punti di forza e di debolezza della rivista, quali i temi che non trattiamo e quali quelli che trattiamo troppo. Perché per essere “dalla parte dei lettori” bisogna conoscere anche quello che i lettori vogliono. Grazie per le critiche, che ritengo siano sempre costruttive.

  3. A volte sono gli editori a tirarsi addosso la pirateria. Per esempio proprio questa rivista:
    Sono abbonato da circa 10 anni e nel mio archivio si nota come PC Professionale sia via via diventato più sottile , perdendo pagine, contenuti e soprattutto “sostanza” negli articoli avvicinandosi magari ad un pubblico maggiore, ma purtroppo distaccandosi da quello appunto professionale. Questa scelta sconcertante è visibile soprattutto nei feed RSS che forniscono notizie tanto elementari da essere scambiati per inserimenti pubblicitari dei prodotti. Ultimamente inoltre la rivista non viene più fornita con un DVD Fisico, ma virtuale, abbassare il prezzo di copertina. Ho chiesto via mail se verrà fatto uno sconto agli abbonati, ma ancora aspetto risposta da diversi mesi. 
    Alla luce di tutto questo credo che terminerò l’utilizzo dell’informazione a pagamento (ovvero l’abbonamento) per iscrivermi a feed rss di siti con articoli più approfonditi che si mantengono grazie alla pubblicità.

  4. La risposta penso si chiami pubblicità.
    Facendo sempre più fatica a vendere il lavoro di ingegno allora si utilizza il lavoro di ingegno per veicolare pubblicità pagata dall’acquisto di beni materiali che per loro natura portano profitto.
    Ad esempio le app gratuite per Android hanno sicuramente richiesto del lavoro. Si ripagano con pubblicità (e penso anche qualche entrata in più in caso di particolare successo). Chi desidera solo il contenuto paga una piccola quota.
    Penso invece più significativo puntare l’attenzione sul fatto che ognuno di noi ha un tempo limitato per elaborare l’informazione via web, quindi non serve a nulla scaricare bit che non verranno mai letti od ascoltati.
    Siamo in piena bulimia mediatica ma presto impareremo a scegliere e leggere solo ciò che per noi è interessante e quello saremo disposti a pagarlo un po’, soprattutto se qualcuno (o Google…) ci aiuterà nella scelta.
    Un saluto,
      Filippo.

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