Fotocamere digitali, una crisi sempre più nera

Fotocamere digitali, una crisi sempre più nera

Dal 2010 a oggi è crollata la produzione di macchine fotografiche, ma al contempo scattiamo trilioni di foto. L’ennesima conferma che abbiamo cambiato la penna con cui “scriviamo con la luce”.

Maggio 1999 può essere ricordato come “l’inizio della fine” per il mercato delle fotocamere. È in quella data che in Giappone venne commercializzato il Kyocera Visual Phone VP-210, il primo “video mobile phone” (così venne definito) della storia. Era dotato di una fotocamera frontale con risoluzione di 111.000 pixel e la sua memoria poteva salvare ben 20 fotografie. Probabilmente nessuno di noi si ricorda del VP-210, visto che non è mai uscito dai confini nipponici. Ma l’integrazione della fotocamera, nel telefono prima e successivamente nello smartphone, ha completamente cambiato le leggi del mercato fotografico.

Il crollo del mercato delle fotocamere

Secondo gli ultimi dati CIPA (consorzio che riunisce i più famosi produttori di fotocamere), nel 2019 sono state prodotte 14,8 milioni di fotocamere digitali, il numero più basso dal 2001 a oggi. È addirittura il numero più basso tout court di fotocamere prodotto dagli inizi degli anni ‘80. Rispetto all’anno dei record (il 2010, con una produzione di 121,8 milioni di modelli) si parla di un crollo della produzione dell’87,8%. Se analizziamo i dati del primo semestre 2020 sono ancora più impietosi: in sei mesi sono state prodotte appena 3,4 milioni di fotocamere (ma in questo caso bisogna considerare anche l’impatto del Covid-19 e della pandemia).

Il mercato delle fotocamere è in piena crisi e l’unico segmento che mantiene ancora una sua vitalità è quello delle fotocamere a lenti intercambiabili (reflex e mirrorless). Da un lato si producono sempre meno macchine fotografiche, ma dall’altro si scattano sempre più fotografie: si stima infatti che nel 2020 cattureremo un numero di foto pari a 1.436.300.000000 (ovvero 1,43 trilioni). Di queste solo il 7,3% sarà catturata con una fotocamera digitale, il resto con smartphone (90,9%) e tablet (1,8%). È vero che abbiamo sempre lo smartphone in tasca e che “la migliore macchina fotografica è quella che è con te”, ma è altrettanto vero che, alla lunga, la comodità non prevale sulla qualità.

La matematica compensa la fisica

Le fotocamere degli smartphone hanno sulla carta importanti limiti fisici: obiettivi poco luminosi e sensori microscopici sono solo i più evidenti. Ma se sono penalizzate nella fisica, compensano con la matematica. La fotografia, negli smartphone, è ormai nelle mani di algoritmi sempre più evoluti, che analizzano i dati e restituiscono scatti sempre più convincenti. Un altro approccio, possibile solo negli smartphone, è che l’unione fa la forza e ormai più fotocamere lavorano in sincrono per catturare una singola immagine.

Se vi state chiedendo perché affrontare questo argomento, in questo momento, sappiate che quando leggerete questo editoriale probabilmente sarete ritornati (o starete per ritornare) dalle vostre ferie. Io invece sono in procinto di partire e, nel fare mente locale su cosa mettere in valigia, so per certo che, per la prima volta, non porterò una macchina fotografica. Non perché non voglia avere ricordi delle mie vacanze, ma perché il mio smartphone ormai fa più che degnamente anche questo.

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