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Rese ufficiali le specifiche di Immuni, l'app di contact tracing scelto dal governo italiano che dovrebbe aiutarci a combattere la diffusione del Covid-19.

Editoriale

Immuni, tante risposte. Ma ancora qualche dubbio

Eugenio Moschini | 28 Maggio 2020

App COVID-19

Rese ufficiali le specifiche dell’app Immuni, lo strumento di contact tracing scelto dal governo italiano che dovrebbe aiutarci a combattere la diffusione del Covid-19.

Il 15 maggio sono state rilasciate ufficialmente le specifiche dell’app Immuni (le potete trovare qui https://github.com/immuni-app/documentation). E mettono finalmente la parola fine alle speculazioni su cos’è e come funziona l’app di Bending Spoons che il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha scelto per combattere la trasmissione del virus SARS-Cov-2. Nel momento in cui scrivo Immuni non è ancora disponibile (il rilascio ufficiale è previsto per la fine di maggio) ma le linee guida sono chiare. Vediamo con un esempio come funziona.

Come funziona Immuni

Alice e Bob installano Immuni. Grazie all’app i loro smartphone incominciano a emettere – continuamente e senza alcun intervento da parte dell’utente – un segnale Bluetooth Low Energy. All’interno di questo segnale è contenuto un “identificativo di prossimità”, ricavato da una chiave crittografica che l’app genera casualmente ogni giorno e registra sullo smartphone. Gli identificativi di prossimità hanno invece una vita brevissima e vengono rigenerati ogni 15 minuti circa. Quando Alice e Bob si avvicinano i relativi smartphone registrano nella propria memoria l’identificativo di prossimità dell’altro dispositivo, includendo durata dell’incontro e distanza tra gli utenti.

L’app non raccoglie e non registra alcun dato di geolocalizzazione (il tracciamento Gps è escluso) o dato sensibile di Alice e Bob; tutti i dati rimangono memorizzati solo sui rispettivi dispositivi. Se dopo qualche giorno malauguratamente Bob risultasse positivo al virus potrà (anche questa operazione infatti è facoltativa) caricare sui server le sue chiavi crittografiche dalle quali è possibile ricavare i suoi identificativi di prossimità. A questo punto, quando l’app sullo smartphone di Alice si sincronizza con i server e scarica le nuove chiavi crittografiche (lo ribadiamo, dei soli utenti positivi al virus), ricava gli identificativi di prossimità e controlla se esiste una corrispondenza con quelli presenti sulla memoria dello smartphone.

Una volta verificato che c’è stato un contatto con Bob, l’app Immuni esaminerà la durata e la distanza di quel incontro e, se rileverà la possibilità di contagio, avviserà Alice. Sottolineiamo che tutto questo processo è delocalizzato e la verifica è svolta sullo smartphone di Alice. I server, che sono in Italia e gestiti da soggetti pubblici, sono necessari solo per distribuire le chiavi crittografiche dei casi positivi. Sulla carta, quindi, massimo rispetto della privacy di Alice e Bob (e di tutti gli utenti).

Sarà realmente efficace?

Ma intravedo almeno quattro dubbi sulla sua reale efficacia. Il primo dubbio è di carattere tecnologico: per permettere a Immuni di trasmettere continuamente un segnale Bluetooth Low Energy sarà necessario disporre di uno smartphone non eccessivamente datato (Immuni è compatibile con dispositivi iOS 13.5 e Android 6.x). E questo potrebbe tagliare fuori parte della popolazione anziana, che utilizza telefoni tutt’altro che “smart”. Il secondo dubbio è sulla reale penetrazione tra la popolazione: secondo gli epidemiologici un’app di contact tracing, per essere realmente efficace, dovrebbe essere utilizzata da almeno il 60% della popolazione. In pratica in Italia Immuni dovrebbe essere installata da almeno 36 milioni di utenti. Un numero a dir poco utopico.

Il terzo dubbio è sul rischio di generare falsi allarmismi. Per esempio l’app non “sa” che il contatto indicato come positivo indossava una mascherina, oppure che l’incontro era protetto da una barriera di plexiglas. Ma il quarto e più grave rischio è che quest’app generi false sicurezze: “posso uscire liberamente, tanto ci pensa Immuni ad avvisarmi”. Immuni non protegge dal contagio, notifica solo eventuali situazioni a rischio, ma quando ormai è troppo tardi.

AGGIORNAMENTO: Questa è la versione integrale dell’editoriale pubblicato sul numero di giugno di PC Professionale, andato in stampa il 19 maggio. Successivamente, il 25 maggio, è stato reso disponibile su GitHub il codice sorgente dell’app Immuni. Qui potete trovare maggiori aggiornamenti.