Bonus PC e Internet 2020

Italia, il personal computer non è poi così “personal”

Al via il Bonus Pc e Internet 2020, ma il divario tra chi ha accesso ai servizi digitali (e a un computer) e chi no è ancora troppo ampio, soprattutto tra gli studenti.

È partito ufficialmente il 9 novembre il Bonus Pc e Internet 2020: fino a 500 euro di contributi, a famiglia, per l’attivazione di servizi di connessione Internet a banda larga e l’acquisto di notebook o tablet. Al momento non è previsto un contributo per il solo acquisto di computer e la richiesta deve essere presentata direttamente agli operatori telefonici, che avranno bundle ad hoc (piano di connessione più notebook/tablet).

Questi 500 euro complessivi, da dividere tra servizi di connessione (non meno di 200 euro) e personal computer (non più di 300 euro) sono destinati a famiglie con Isee al di sotto dei 20.000 euro. Per il Bonus Pc e Internet 2020 il Governo ha stanziato 204 milioni di euro, da erogare fino a esaurimento. Anche in questo caso, insomma, l’approccio è “si aggiudica il bonus chi lo chiede per primo”.

Non si tratta di un contributo che ricadrà a pioggia sul territorio, ma sarà distribuito su base regionale con zone più “avvantaggiate” e zone escluse. Per esempio, tre regioni si “accaparreranno” oltre il 50% dei 204 milioni previsti: a Sicilia, Campania e Puglia spetteranno per esempio il 20%, il 18,6% e il 14% delle risorse. Viceversa in altre cinque regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Toscana) sono previsti contributi solo per determinati comuni posti nelle zone più remote.

Al di là delle politiche di distribuzione e della cifra stanziata (la somma prevista è in grado di soddisfare solo 408 mila famiglie, poco più di un quinto delle 2,2 milioni aventi diritto), analizzando i dati di diffusione dei computer in Italia mi sono reso conto di vivere in un universo parallelo, un universo in cui davo per scontato che, nel 2020, la stragrande maggioranza delle famiglie italiane avesse accesso almeno a un computer. Ma mi sbagliavo.

Nel 2020 una famiglia su tre non ha un computer in casa

Gli ultimi dati dell’Istat (relativi al biennio 2018-2019) fotografano una realtà ben diversa: il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o più. Ma è un’Italia divisa in due: se analizziamo solo i dati del Mezzogiorno la percentuale di famiglie senza computer supera il 41%, con Calabria e Sicilia fanalini di coda (rispettivamente 46% e 44,4%). In pratica, quasi una famiglia su due non ha un computer in casa.

Ovviamente è più elevata nel Sud Italia anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha computer e tablet per meno della metà dei componenti, mentre solo il 14,1% ne ha almeno uno per ciascun componente. Una situazione drammatica di per sé, ma che diventa allarmante se pensiamo ai lunghi periodi di lockdown e di DaD (didattica a distanza) in cui l’emergenza Covid-19 ci ha catapultati.

La didattica a distanza? Un miraggio per troppi scolari

In questo caso l’accesso a Internet sembra non essere il peggiore dei mali. Infatti la quasi totalità di famiglie con ragazzi in età scolare (6-17 anni) è “connessa”: ben il 96% (anche se resta sempre l’incognita della velocità di connessione). Quello che però è carente è il numero di computer e tablet, che non sempre sono sufficienti a soddisfare le esigenze della didattica a distanza e dello studio online

Infatti, se consideriamo le famiglie con ragazzi da 6 a 17 anni, ben il 57% di loro non ha un “personal” computer, ma lo deve condividere con il resto della famiglia. Va molto peggio al 12,3% dei ragazzi che addirittura non hanno alcun computer o tablet in casa. E diventa preoccupante al Sud, dove la media di chi non ha neanche un computer in famiglia raggiunge quasi il 20%: un ragazzo su cinque.

Quindi, ben venga il Bonus Pc e Internet, per colmare il divario e dare ad altre 400 mila famiglie un computer “personale”? Onestamente non lo so, quando penso che in Italia ci sono 43,6 milioni di smartphone (che spesso costano ben di più di un notebook economico), credo che nelle nostre case manchino computer non tanto (o soltanto) per una questione economica, quanto per una culturale. E per cambiare quella non bastano i bonus.

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