Stop 5G: è l’ennesima bufala sul 5G, ma sta prendendo piede. E sta facendo danni. È necessario fermarla prima che sia troppo tardi.

Stop 5G: il 5G è la causa del Covid-19

È l’ennesima bufala sul 5G, ma sta prendendo piede. E sta facendo danni. È necessario fermarla prima che sia troppo tardi.

Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale?” Se avete colto la citazione dal film Inception, sapete già la risposta: “Un’idea. Resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla.L’idea, malsana, che sta attecchendo nella “mente comune” è che esista una correlazione tra 5G e Covid-19. Secondo alcune (deliranti) tesi, le reti 5G indebolirebbero il nostro sistema immunitario, secondo altre “i batteri riuscirebbero a comunicare e a diffondersi più facilmente” grazie al 5G (e visto che il Sars-Cov-2 è un virus, probabilmente usa i batteri per comunicare in roaming…). In verità al 5G (e a tutte le onde elettromagnetiche in generale) vengono imputate un sacco di colpe, la più grave delle quali è la causa di tumori.

In un periodo “normale” avrei bollato gli “stop 5G” come l’ennesimo gruppo di cospirazionisti, al pari dei terrapiattisti. Ma questo non è un periodo normale e l’umanissima voglia di trovare un capro espiatorio genera nuovi mostri. Il primo campanello d’allarme mi si è acceso quando sono stato invitato a entrare in uno dei gruppi “stop 5G”. Gruppo in cui il test di ingresso include domande come “sei a conoscenza che il 5G non è mai stato sperimentato?” e “lo ritieni pericoloso per la salute umana e l’ecosistema?”. In pratica un gruppo in cui si crea una echo chamber senza alcuna possibilità di contradditorio in cui gli utenti si rafforzano l’un l’altro nelle loro convinzioni.

Il secondo campanello d’allarme l’ho avuto quando ho visto che alcuni dei miei amici, persone che stimo e validissime nel loro campo (non analfabeti funzionali, per intenderci), condividevano sui propri social network tesi contro il 5G. Ma la misura è stata colma quando diverse testate giornalistiche “vere” hanno pubblicato un articolo (“Il valore della salute e quello del profitto: il 5G”) in cui si mette in correlazione Coronavirus e 5G. Capisco che, quando parliamo di salute, non esistano abbastanza cautele ed è giusto non sottovalutare nulla, ma è un dato di fatto che, nonostante le 30.000 ricerche mediche condotte sulle onde elettromagnetiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritenga che non siano mai stati dimostrati effetti collaterali per la salute umana.

Ed è sempre un dato di fatto che tutte le argomentazioni addotte dai gruppi “stop 5G” siano state confutate o perché erano “semplicemente” false (come le improvvise morie di animali intorno alle antenne 5G) o perché gli studi scientifici non erano stati condotti nel modo corretto. Per esempio, uno studio del 2018 della statunitense National Toxicology Program su due gruppi di topi mostrava come quelli esposti a onde elettromagnetiche ad alta frequenza avevano un’incidenza superiore di tumori. Peccato che abbiano omesso un dettaglio importante: ovvero che il gruppo esposto alle onde elettromagnetiche sia stato quello con i topi vissuti più a lungo. Quindi paradossalmente questo studio potrebbe essere usato anche per affermare che il 5G allunghi la vita

Ci sono, in tutto questo delirio, altri dati di fatto: in diversi paesi, soprattutto in UK, gli “stop 5G” hanno incendiato i ripetitori 5G. E in Italia? Nessun incendio, per fortuna, ma più di 200 comuni hanno chiesto di interrompere l’installazione del 5G sui loro territori. Che il livello di paura sia elevatissimo lo si capisce anche da un’altra notizia: il 17 aprile a Treviso l’installazione di un’antenna telefonica ha scatenato il panico tra i residenti. Alla voce “arriva la rete 5G” si è radunato un gruppo di persone per protestare. Peccato che si trattasse di una antenna 4G di Iliad, ma si sa, i complottisti non vanno troppo per il sottile. È un argomento troppo complesso per essere affrontato in una sola pagina, per questo troverete un approfondimento sul prossimo numero di PC Professionale.

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