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I francesi e noi

Giorgio Panzeri | 28 Marzo 2008

Ci sono alcune cose emerse durante la conferenza stampa di presentazione del collegamento a Internet sui treni francesi veloci (avete letto l’articolo, visto le foto e il filmato?) che fanno meditare. Abbiamo chiesto se il servizio sarà  esteso anche sulle tratte internazionali, oltre che su quelle locali. “Sicuramente si” è stata la risposta.

TGVCi sono alcune cose emerse durante la conferenza stampa di presentazione del collegamento a Internet sui treni francesi  veloci (avete letto l’articolo, visto le foto e il filmato?) che fanno meditare. Abbiamo chiesto se il servizio sarà  esteso anche sulle tratte internazionali, oltre che su quelle locali. “Sicuramente si” è stata la risposta, “prima sulle tratte verso Germania e Svizzera e poi verso gli altri Paesi europei”.

Quindi, abbiamo incalzato noi del Paese del sole, anche in Italia? Risposta lapidaria: “Quando in Italia ci sarà  l’alta velocità “. Già , l’alta velocità , quella nazionale avanza a velocità  di tartaruga. E non stiamo parlando dei collegamenti internazionali (la Tav è ferma e chissà  quando riapriranno i cantieri), ma delle tratte nazionali che dovevano essere pronte da tempo.

Qualche esempio? Avremmo dovuto poter prendere i treni veloci tra Milano e Torino durante i giochi olimpici che si sono tenuti a Torino. Ma a oggi non è ancora pronto nulla. Tutto in alto mare, come l’autostrada che unisce le due città . Che dire poi della Milano/Genova. È da quand’ero piccolo che sento parlare del progetto di un treno veloce, in grado di coprire in meno di un’ora il tratto tra le due metropoli. Per ora non scendiamo sotto l’ora e mezza per fare 145 chilometri. E, per finire, la Milano/Roma. Quando avremo il treno che in tre ore, tre ore e mezza ci porterà  nella capitale senza farci rimpiangere i voli aerei? Cantieri ovunque ma tratti realmente pronti pochi. Chissà  se ora che svendiamo la compagnia aerea di bandiera riusciremo a concentrarci almeno sull’alta velocità  dei treni.

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Ma non è finita qui. Torniamo a Parigi alla nostra intervista. L’investimento per un servizio interessante, ma non strategico, come la navigazione Internet mentre si viaggia a 320 chilometri all’ora, è elevato: 19 milioni di euro. E aumenterà  nei prossimi mesi con l’implementazione su altri TGV. Spontanea quindi la domanda ai dirigenti delle ferrovie francesi: quanto incidono i finanziamenti pubblici? Sconcerto, silenzio, un po’ di imbarazzo, qualcuno che ti guarda come se tu fossi un ufo. “Ma non esiste un finanziamento pubblico per le ferrovie di stato francesi. Siamo fortemente in utile e usiamo parte della liquidità  per finanziare progetti interessanti e tecnologicamente evoluti”.

E noi? Le nostre ferrovie sono sempre alla ricerca di ossigeno pubblico, ma in compenso i treni sono sempre in ritardo. Insomma, da noi non esiste l’alta velocità , ma la velocità  imbarazzante. E se siete pendolari sapete di cosa parlo.

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