I punti di discontinuità  nel futuro dei Pc

È finita l’era dei computer? Sicuramente no, anche se la legge di Moore non potrà  più definire l’evoluzione.

Sullo scorso numero abbiamo parlato di Windows 8, la versione del sistema operativo di Microsoft che il prossimo anno entrerà  in modo dirompente nella case e negli uffici di molti utenti. È un cambiamento che possiamo definire “epocale” perché potrebbe stravolgere il nostro modo di lavorare e di accedere alle informazioni. Ma è anche un passo assolutamente necessario per Microsoft che deve riguadagnare il terreno perduto nel mercato della mobilità . Perché dovrebbe essere così radicale il cambiamento? Semplice: perché ci sono alcuni punti di discontinuità  nell’evoluzione del mercato della tecnologia e per poter avere i prodotti giusti da proporre al momento giusto occorre pensare al futuro in modo radicale.

Lo sapeva bene Steve Jobs, che presentando l’iPad 2 dichiarò che il personal computer è morto.

Il personal computer è morto? “Ma noooo”, mi direte, non è assolutamente possibile. E infatti non è possibile ma, incredibilmente, è inevitabile che il Pc così come lo conosciamo oggi debba mutare. E il mondo professionale, che stenta a passare da Windows XP a Windows 7 (e non ha mai adottato Windows Vista), avrà  grandi difficoltà  ad accettare un sistema operativo che si gestisce attraverso le gesture (con le mani). Ci vorranno anni per smuovere le acque, e soprattutto l’inserimento nelle aziende di gente con una nuova mentalità . Ma la radicalità  sta anche nelle parole molto più miti di Tim Cook, sempre di Apple, il quale ha dichiarato che in futuro il mercato dei tablet sarà  enormemente maggiore di quello dei personal computer. Dichiarazione confermata anche dai dati delle vendite di hardware nel 2011: calano notebook e desktop, quasi spariscono i netbook e i cellulari stupidi e cresce in maniera esponenziale la domanda di tablet e di smartphone. E Idc (una delle più importanti società  internazionali di ricerche di mercato) sostiene che se nel 2011, pur con i trend descritti prima, le vendite di desktop e notebook hanno contribuito per circa l’85% delle vendite complessive e i tablet sono stati solo il 15%, nel 2015 la situazione sarà  radicalmente diversa, con una domanda in netta crescita complessiva (si passerà  da 421 milioni di pezzi a ben 861 milioni di pezzi) ma con i tablet al 38% del mercato e notebook e desktop col restante 62%.

Come risulta chiaro anche da questi dati il mercato dei computer non morirà  certo, soprattutto nel medio periodo, ma si modificherà  anch’esso, perché verrà  naturale richiedere anche sul Pc la stessa la manualità  a cui più o meno tutti saremo abituati come possessori di uno smartphone o di un tablet.

Che l’evoluzione stia muovendosi in questa direzione (con un focus maggiore sui prodotti di mobilità ) lo riscontriamo anche noi quando analizziamo le tipologie di prodotti che richiediamo per le prove e soprattutto le tecnologie che stanno emergendo dal mare magnum del mercato. Avete notato che nell’ultimo anno non siamo riusciti a svolgere una prova comparativa di schede grafiche e neppure una di memorie? Le abbiamo messe in cantiere e abbiamo dovuto rimandarle perché sarebbero state le fotocopie dei test comprativi del 2010. Non ci sono state novità  apprezzabili in grado di generare una sana competizione tra i produttori.

La tecnologia emergente (che oggi determina la differenza di prestazioni su un computer) è quella dei dischi fissi allo stato solido, gli Ssd. Ma l’hardware ha una tale potenza (a prezzi competitivi) che oramai è il software che dovrebbe evolversi per esprimere maggiori potenzialità . Ecco perché nel sommario ho citato la legge di Moore, che sino a ieri definiva l’evoluzione in base alla crescita della potenza. Oggi non è più così. L’evoluzione non è più legata alla potenza ma alla convergenza. Oggetti grandi o piccoli che permetto all’utilizzatore di svolgere le attività  che gli sono più utili, dalla comunicazione all’intrattenimento, al lavoro.

Non è un caso, quindi, se su questo numero proponiamo un articolo dedicato alla guerra tra Apple e Google (cloud computing e nuovi smartphone), se mettiamo sotto test i tablet economici e vi parliamo di software per il controllo remoto specifico per iPad. Ma. per finire, per confermare e smentire tutto quello che c’è scritto qui, non perdete il bellissimo articolo sul nuovo processore Intel Core i7 Extreme Edition con sei core fisici e sei in Hyper-threading (2,27 miliardi di transistor). L’emblema della legge di Moore. •

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2 Commenti

  1. Ho letto con molto interesse l’apertura di Panzeri sul nuovo numero di PCP e condivido molto di quello che ha scritto. In fondo si cerca sempre di andare incontro alle esigenze del consumatore finale. Mi sono reso conto che anche io sono uno di quelli, sono uno scrittore dilettante e quindi scrivo molto e comprai un net book per quello scopo. Sono anche un fotografo che si occupa di digitale e di editing d’immagine, quindi photoshop, illustrator, xpress e mi diletto con dei siti web amatoriali. Alla luce di quello che la Microsoft sta impostando con il suo ipotetico W8 sconvolgerà il mio modo di lavorare. Non riesco a capacitarmi su come farò uno scontorno di precisione su alcune immagini particolari, come ad esempio isolare un oggetto molto variegato…dovrò usare le dita, ma adobe riuscirà a rivoluzionare i suoi programmi in tal senso? O dovremo fare come Vista e tenerci stretto il OS precedente? Daccordo che il software deve seguire l’hardware ma chi li produce dovrà tenere conto anche di questo…

  2. In effetti è sempre il software che deve rincorrere l’hardware. Basti pensare ai famosi 64 bit. Tanti (troppi?) software non hanno ancora fatto il passaggio alla nuova architettura. E per fortuna che ora l’hardware ha interrotto la corsa alla performance estrema per dedicarsi di più alla “convergenza”. Forse (spero) che nel prossimo anno si riesca ad ottenere il pareggio di bilancio, non solo per lo Stato ma anche per gli strumenti informatici.

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