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Il software nel Paese di Bengodi

Giorgio Panzeri | 7 Febbraio 2008

Mi è arrivata una mail dal nostro lettore Luca che mi scrive:    “Mi chiedevo perché si parla tanto (anche […]

Mi è arrivata una mail dal nostro lettore Luca che mi scrive: 
 
Mi chiedevo perché si parla tanto (anche sulla stampa generica e in tv) degli interventi dell’Unione Europea contro Microsoft e invece non si parla mai dei prezzi dei prodotti. È uscita la nuova release di CorelDraw, la X4. Avete visto i prezzi?  
In USA $ 429 per la full e 199 per l’aggiornamento.
In Italia € 712,81 per la prima e ben 355,81 per l’aggiornamento.
Se si applica il cambio e si aggiunge l’IVA si ha che il prezzo italiano è più del doppio acquistando la full e di ben il 121% più alto con l’aggiornamento. E Corel non è la sola. Molte aziende produttrici di software e hardware applicano lo stesso principio. Manco fossimo il paese di Bengodi, in cui la paga mensile ha un zero in più…”
 
Per fortuna non son tante le aziende che impostano le proprie politiche commerciali cercando di “fare utili” sull’utente europeo. Quasi tutti i produttori di hardware si sono adattati, ma è implicito, vista la concorrenza che si fanno. Guardate anche Apple, che il mercato lo fa e non lo subisce: ha lanciato l’iPod Touch da 32 Gbyte e lo vende a 499 dollari senza tasse negli Usa (circa 340 euro al cambio di oggi) e a 459 euro ivati in Italia (380 euro senza Iva). Togliendo le tasse e mettendo qualche soldo per nazionalizzazione, trasporto e la variabilità  del cambio, la differenza di prezzo ci sta eccome. Anzi. 
 
Non so se vi siete accorti ma sono soprattutto i produttori di software (alcuni e per fortuna pochi) che hanno prezzi italiani totalmente diversi da quelli della Nazione nella quale il prodotto viene realizzato. E tutti giustificano queste discrepanze con l’elevato volume di software copiato presente sul territorio nazionale. E io qui mi dissocio. La piaga del software copiato esiste eccome, ma è il singolo individuo che copia per un uso privato, e non l’utente aziendale. Il singolo non comprerebbe comunque quel tipo di software, semplicemente perché non gli serve e non ne farà  mai un uso professionale. L’utente aziendale invece sì. E paga per tutti.
Insomma, trovo questo tipo di politica assolutamente insana, primo perché si fa pagare di più ai soggetti che acquistano regolarmente (invece di premiarli), e poi perché la piaga del software copiato si combatte facendo capire a chi copia che esistono fior di applicativi open source che fanno le stesse cose dei software commerciali (a volte sono anche meglio) e chiedendo ai produttori di mantenere i prezzi dei propri prodotti competitivi.

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