La consacrazione del phablet

Ora che anche Apple è entrata nel settore dei phablet, se qualche produttore ha ancora qualche remora sugli smartphone di grandi dimensioni è bene che la lasci cadere. La definizione di phablet, sincrasi tra le parole phone e tablet, è abbastanza dinamica: inizialmente identificava gli smartphone con display da 5″ o superiori, che oggi sono diventati la norma; la soglia si è alzata dunque a 5,3 e ora a 5,5 pollici.

L’iPhone 6 Plus ha uno schermo proprio da 5,5″ ed è nato nonostante le passate resistenze di Steve Jobs (“no one’s going to buy that”, non lo comprerà  nessuno, disse nel 2010 in proposito), irremovibile sull’idea che uno smartphone debba essere utilizzato comodamente con una sola mano. Ci sono anche altri inconvenienti che gravano sugli schermi ampi, tra cui una maggiore fragilità , peso e ingombri superiori (d’inverno un posto dove tenerlo si trova sempre, d’estate inizia a sorgere qualche problema), consumi elettrici elevati.

Tutte cose che potrebbero condizionare non più di tanto gli utenti, stando alle previsioni dei maggiori istituti di ricerca. Il futuro sorride ai phablet, che già  entro il 2014 potrebbero sorpassare i tablet per numero di unità  vendute e si avviano a ritmi di crescita paragonabili se non superiori a quelli degli smartphone tradizionali. Idc stima che i phablet saranno il 9% dell’interno mercato mobile entro la fine di quest’anno, con un balzo del +204% rispetto al 2013. Per il 2018 la quota di mercato potrebbe arrivare anche al 25%.

Numeri davvero molto alti; d’altronde il successo di un prodotto come il Galaxy Note è sotto gli occhi di tutti e anche Google ha dato la sua benedizione al settore con l’introduzione a ottobre del Nexus 6 da 5,96″. Chi ci perderà  saranno sicuramente i tablet tradizionali, che vedono un secondo trimestre in frenata (per maggiori dettagli rimandiamo all’articolo sui tablet da 8″) e complessivamente un futuro meno roseo rispetto agli ultimi anni.

Pasquale Bruno

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