Lte, tecnologia emergente da MWC e Cebit

Reti cellulari più veloci di quelle cablate, anche per ridurre il divario digitale

I giorni tra fine febbraio e inizio marzo si sono caratterizzati per la concomitanza di due manifestazioni internazionali, il Mobile World Congress (MWC) a Barcellona e il Cebit di Hannover. La prima è diventata la più importante manifestazione mondiale dedicata alle comunicazioni mobili, sia per gli operatori che gestiscono le reti voce/dati sia per i produttori di terminali (smartphone e tablet).

Sul nostro sito  abbiamo pubblicato uno speciale MWC con una serie di video nei quali vi proponiamo le novità  hardware più interessanti che abbiamo scoperto. Il Cebit, invece, è la più grande fiera europea per il settore dell’IT professionale. Inutile dire che mentre il MWC sta diventando ogni anno sempre più più di respiro internazionale, il Cebit sta pian piano perdendo smalto e guarda soprattutto al mercato interno tedesco, comunque enorme.

Al di la dell’importanza delle due manifestazioni, c’è stato un trend tecnologico che è emerso con preminenza da entrambe le fiere, anche se è legato alla telefonia mobile, o meglio alla banda larga mobile. Sto palando della tecnologia Lte (Long Term Evolution), chiamata anche 4G, che negli Stati Uniti ha già  preso piede e che qui da noi (e intendo in Europa) è in fase sperimentale. Entro fine anno, però, i gestori cominceranno a fornire i servizi correlati. Vi consiglio di leggere l’approfondito articolo che abbiamo dedicato alla tecnologia Lte, a pagina 89, con le prove che siamo riusciti a realizzare presso la rete Vodafone di Ivrea. Sarà  una grande rivoluzione, sopratutto perché porterà  la velocità  della banda larga anche sulle reti cellulari. Non mi interessa qui approfondire le implicazioni tecnologiche di Lte ma quelle politiche. Mi spiego meglio: come ho accennato all’inizio del mio editoriale, questa tecnologia è stata al centro dell’attenzione anche al Cebit. La Germania sarà  tra le prime Nazioni europee a rendere operativo il 4G. Ma Angela Merkel, il Cancelliere tedesco, ha già  annunciato che gli operatori che vorranno avere le licenze per vendere connessioni Lte dovranno prima di tutto coprire a tariffe agevolate le aree tedesche dove non arriva la tradizionale Adsl, cioè il cavo. Dovranno svolgere una funzione sociale, quindi ridurre il digital divide e consentire a tutti di accedere a Internet e ai servizi connessi. Questa dichiarazione di intenti è talmente semplice e concreta da sembrare irreale.

Anche da noi si parla tanto di divario digitale, ma cosa si fa per superarlo? Ci sono provvedimenti che bollono in pentola ma richiederanno tempo e danaro. A giugno il parlamento dovrebbe varare un decreto legge per portare in tempi programmati la banda larga là  dove ora non arriva. Per tempi programmati, parliamo di una data tra il 2013 e il 2020. In particolare, il decreto prevede la realizzazione di infrastrutture al centro-nord e al sud per offrire la connessione a tutti in banda larga entro il 2013 e un accesso a quella veloce entro il 2020. Sempre che si riescano a reperire i fondi necessari. E non è così scontato, visto il particolare periodo economico che che stiamo vivendo. Eppure i dati sono sconfortanti: solo il 62% delle famiglie italiane ha la possibilità  di collegarsi alla banda larga, contro l’85% del Regno Unito e l’83% della Germania. Il 39% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni non si è mai connessa al Web via rete fissa o smartphone.

Solo il 26,3% di coloro che nel 2011 avevano una connessione a Internet ha fatto un acquisito online (anche di pochi euro), contro una media europea del 40,4%. Ma, ancora più grave, anche se il 100% dei servizi della pubblica amministrazione sono accessibili via Internet, solo il 10,7 % della popolazione ne ha usufruito. Ma allora ci troviamo davanti a due problemi. Da un lato bisognerà  fare molta più cultura informatica spiegando a tutti i vantaggi della connessione al Web. Dall’altro occorre ridurre rapidamente il digital divide. E allora, non conviene convincere gli operatori di telefonia nazionali a fare del bene pubblico (come in Germania) riducendo il divario digitale prima di iniziare a guadagnare dai nuovi e innovativi servizi legati a Lte?

E voi cosa ne pensate?

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