Motorola, Nokia, Samsung: nella tela di Android

motorola-logo_412893Due notizie hanno scosso il mercato degli smartphone nelle ultime settimane: dapprima, Google ha ceduto la divisione headset di Motorola a Lenovo; poco dopo Nokia ha annunciato un nuovo terminale che molto probabilmente sarà  basato su Android (quando leggerete queste righe le specifiche saranno ufficiali).

Al di là  degli aspetti finanziari, è evidente che questi movimenti sono legati all’evoluzione di Android, il sistema operativo di proprietà  Google e leader assoluto del mercato smartphone con oltre il 78% di market share.

La cessione di Motorola a Lenovo a meno di due anni di distanza dalla precedente acquisizione da parte di Google conferma innanzitutto che l’intera operazione è servita alla grande G soprattutto per ottenere degli importanti brevetti (che infatti non ha ceduto) e che Google è comunque una società  che investe e guadagna essenzialmente nel settore dei servizi. Il mercato hardware degli smartphone, d’altro canto, presenta marginalità  sempre più basse e rischiava di trasformarsi per Google in un’attività  collaterale, peraltro non remunerativa. Al contrario, Lenovo potrà  sfruttare un brand ancora forte per rilanciarsi sulla scena a contrasto del gigante Samsung, anche sui mercati emergenti.

Mentre scriviamo mancano pochi giorni al Mobile World Congress, ma appare ormai sicuro che Nokia presenterà  a Barcellona uno smartphone basato su Android, a basso costo e indirizzato ai nuovi mercati. Questa scelta parrebbe a prima vista paradossale, visto che Nokia è di fatto una società  Microsoft. In realtà , Normandy (questo il profetico nome scelto per il nuovo terminale) adotterà  una versione derivata di Android, al pari di quanto fatto da Amazon.

Ricordiamo che Android è disponibile in due versioni: la Android Open Source Platform è di fatto il cuore della piattaforma e include kernel, macchina virtuale e funzioni base. È disponibile per chiunque in modalità  gratuita. La versione Google Mobile Services (Gms) include tutti i servizi e le Api Google (Play, Mappe, Google+, e così via), ma non è open source. Questa è indivisibile: se la si vuole utilizzare, si devono fornire tutti i servizi Google sul proprio terminale (servizi che, come dicevamo, sono la vera fonte di guadagno di Google). Qui sta il punto: in molti accusano Google di spostare sempre più funzionalità  essenziali su Android Gms, controllando e imbrigliando una piattaforma che ha sempre meno il carattere open source. Nokia sembra voler seguire la strada di Amazon, ma non sono esclusi nel prossimo futuro altri movimenti a sorpresa. Non a caso Samsung è alla guida del progetto per il nuovo sistema operativo open source Tizen, che potrebbe diventare una realistica alternativa ad Android in tempi rapidi.

di Simone Zanardi

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