Sindrome di Peter Pan

Mi è arrivata una mail con alcune considerazioni sul mio editoriale di dicembre che reputo molto interessanti e utili per tutti i lettori:

Caro Direttore, leggo il tuo interessante editoriale sul numero di dicembre della rivista e, ben lungi dal dissentire, mi sorgevano un paio di considerazioni.

Ci conosciamo da tempo e sai perfettamente che sono stato un pioniere (un po’ sprovveduto e molto naif) dei Personale Computer, ma, come un uomo preistorico, arrivato alla scoperta della ruota mi sono fermato e ho cominciato a vedere il mondo dell’informatica prima con un po’ di distacco, poi con fastidio ed ora con nausea. Cioè, non ne posso più: non faccio a tempo ad assimilare una novità  che sono passate sei generazioni (informatiche, ovviamente).

Dico questo perché secondo me il mondo dell’informatica rischia di implodere, tanto più in momenti di crisi, se non si tiene conto di un fattore di enorme importanza: l’uomo.

O, se vogliamo, l’utente.

Con buona pace di Moore, se la gente, cioè il mercato, comincia a pensare che in fin dei conti non ha così bisogno della novità , che il rapporto costo/benefici non è così soddisfacente, non c’è evoluzione che tenga. Negli ultimi anni ho apprezzato molto un certo rallentamento nell’evoluzione Software/Hardware: un computer che faticava a durare 3 anni, negli ultimi tempi arrivava comodamente a 5 ed oltre. Sono arrivato, dopo molti anni, a “fondere” un PC ed a ripararlo anziché buttarlo via funzionante perché obsoleto: che soddisfazione!

Se Win XP resiste a Win 7 non credo affatto che sia dovuto al fiasco di Vista; il fatto è che non c’è alcun bisogno di provare Vista o Win 7 se XP funziona in modo soddisfacente. Non è un problema di costi in termini finanziari, ma di costi in termini di tempo, di perdita di efficienza, di investimenti sul nuovo che non possiamo più permetterci. Almeno metà  dei miei colleghi utilizza ancora Office 2003 e molte volte mi trovo ad invidiarli. Non sempre l’evoluzione è un miglioramento, anzi!

Un’altra cosa: l’informatica, soprattutto quella rivolta ad un’utenza professionale, sarebbe bene che imparasse ad ascoltare il mercato di riferimento. Spesso l’offerta non soddisfa la domanda, ma ancora più spesso l’offerta viene presentata per risolvere problemi che non si pongono, eppure risolve inconsapevolmente altri problemi. Faccio un esempio: ho resistito per due anni alla proposta del Cloud Computing da parte del produttore di software che utilizzo. Ricordo che quando mi disse che era indubitabilmente il futuro gli chiesi quanti anni sarebbero passati prima che “il futuro” diventasse davvero un “presente”, cioè che le applicazioni risultassero numericamente significative. Mi ha risposto: dieci anni. Ha argomentato che bisognava vincere la diffidenza dell’utente a lavorare su programmi non residenti nel suo sistema informatico, bisognava convincerlo che i sistemi di sicurezza erano molto più elevati. Gli ho risposto: “Non ho dubbi in proposito, ma dubito che a qualcuno interessi violare il mio sistema, mentre credo che ci siano parecchi interessi a violare il sistema informatico ed i dati di Fiat (per fare un esempio) ed una volta trovato l’accesso a Fiat, trovano anche i miei dati. La sicurezza è anche un problema di interesse all’accesso delle informazioni”. Non è riuscito a ribattere. Adesso ho chiesto io di fare da pioniere del sistema, per un motivo totalmente diverso: la possibilità  di fornire ai miei clienti una chiave di accesso ai programmi limitatamente a ciò che li riguarda. Loro possono operare aggiornando un sistema che è lo stesso che uso io per loro. Un cliente emette fattura con il programma di cui ho fornito io l’accesso ed io non registro più la fattura, la trovo già  sul programma.

Quello che intendo dire è che l’evoluzione ci sarà  se e quando risponderà  ad esigenze “vere” dell’utenza, spero che siano finiti i tempi in cui la domanda veniva “creata” dall’offerta, l’esigenza veniva imposta dal mercato.

Solo così il mercato può diventare “adulto”, ma temo non ne abbia ancora alcuna voglia.

Dario L.

Verissimo: la tecnologia fine a se stessa non serve a nessuno. Hardware e software devono essere pensati o per risolvere delle problematiche specifiche o per migliorare la nostra vita, non per complicarla. Voi cosa ne pensate?

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