Smartphone o tablet? Meglio il phablet

La parola chiave per il successo degli smartphone di grandi dimensioni è «convergenza». Ecco perché

phab-smartNon c’è dubbio: il mercato dei phablet è proprio un “fenomeno”. Samsung, con la famiglia Galaxy Note ha aperto un settore che nessuno prendeva in considerazione ma che invece si è dimostrato ricco di soddisfazioni (ossia di domanda da parte degli utenti). Oggi i Note sono arrivati alla terza generazione (e Samsung ha superato i 40 milioni di pezzi venduti), i terminali sono più piccoli, sottili e leggeri rispetto al capostipite (pur avendo incrementato la dimensione dello schermo da 5,3 a 5,7 pollici) e li abbiamo pure visti alle Olimpiadi Invernali di Sochi (erano gli smartphone olimpici ufficiali). Gli altri produttori non sono certo stati a guardare, proponendo la loro versione del telefono extra large. A pagina 102 trovate la comparativa dei modelli più interessanti che cercheranno di dare del filo da torcere a Samsung. Qui non mi interessa entrare nelle specifiche tecniche o nella comparazione delle prestazioni. Trovate tutto nel nostro approfondito articolo. Basandomi anche sulla mia personale esperienza voglio fare un po’ di chiarezza sulle motivazioni che spingono all’acquisto di un “mattoncino” che a volte non sta neppure in tasca. Sì, perché dai 5,3 pollici del Note di prima generazione si è arrivati a proposte che sfiorano i sette pollici, veri e propri tablet con funzioni telefoniche.

Riprendendo le considerazioni che avevo fatto alcuni anni or sono sul perché avevo adottato il Note e sul perché poi lo avevo abbandonato devo dire che le cose sono cambiate parecchio. Ma a cosa serve un telefono di così grandi dimensioni? Per chi acquista una simile periferica la sezione telefonica è forse la meno importante, mentre sono fondamentali gli utilizzi che sfruttano l’ampio display. All’epoca parlai di convergenza. Un unico apparato con il quale telefonare, stare connessi con la propria community, navigare su Internet quasi come sul Pc, leggere libri, giornali e magari anche fumetti, e migliorare sensibilmente la qualità  dei giochi. Una convergenza che però si pagava con la drastica diminuzione dell’autonomia del terminale. E proprio la scarsa autonomia è stata il fattore che mi ha allontanato dai phablet. Meglio uno smartphone di più piccole dimensioni e un bel tablet in grado di garantire 8 o 10 ore di autonomia.

I prodotti attuali, guidati ancora dal Galaxy Note di terza generazione, nascono con batterie generose, in grado di garantire comunque almeno l’arrivo a fine giornata con un utilizzo decisamente intenso, appunto come dovrebbe essere in base al principio della convergenza. Quello che oggi mi lascia un po’ perplesso riguarda le dimensioni dei phablet è la loro vera usabilità . Lascerei a parte il Note perché Samsung ha fatto un ottimo lavoro ripensando tutto l’oggetto e non eccedendo nelle dimensioni. Gli altri prodotti che ho potuto vedere (compresi i Samsung Galaxy Mega) sono più grandi, quindi sono quasi più tablet che smartphone. Avranno anche bellissimi schermi con elevate risoluzioni, ma sono scomodi da maneggiare e da riporre in tasca. Inoltre, e questa è forse la critica più importante, alcuni produttori non hanno riprogettato l’interfaccia per adattarla alle potenzialità  di uno schermo così grande, per cui si perde molta della fruibilità  di un tale oggetto. Immaginate di prendere il contenuto di uno schermo da 4,5 o 5 pollici e di ingrandirlo per farlo stare su uno schermo da 6 pollici e oltre. Non è quello che ci si aspetta da un prodotto nato con un display grande.

Se mi chiedete se tornerò a essere un utilizzatore di phablet vi rispondo che a breve penso di no. Oggi trovo che i cinque pollici degli smartphone di ultima generazione siano la dimensione ideale per il mio utilizzo, giusto compromesso tra visibilità , quantità  di contenuto visualizzabile e gestibilità  dell’oggetto (stanno comodamente nella tasta dei pantaloni). Ho detto a breve, perché in realtà  rimpiango la fruibilità  dello schermo grande e soprattutto il pennino a punta sottile del mio vecchio Note che mi permetteva di prendere rapidamente appunti. Quindi, nulla è immutabile, e in un futuro molto prossimo potrei tornare sui miei passi.

Buona lettura a tutti

PCProfessionale © riproduzione riservata.