Megaupload: un affare da 170 milioni di dollari

L’Fbi ha chiuso ieri il sito di file sharing illegale Megaupload scatenando una serie di attacchi informatici da parte di Anonymous contro i siti del Dipartimento di Giustizia americano e delle major cinematografiche.

L’accusa per il soci di Megaupload è quella di aver messo in piedi una rete di attività  da cybercrimine, capace di fruttare 175 milioni di dollari causando danni per mezzo miliardo di dollari ai detentori di copyright. Kim Doctom, 37 anni, fondatore del sito arrestato insieme ad altre tre persone ad Auckland in Nuova Zelanda ha difeso la legittimità  delle attività  del sito, già  peraltro coinvolto in una causa giudiziaria con Vivendi per un video illegale postato su YouTube. Megaupload funziona come un grande spazio on line dove archiviare grandi quantità  di dati,  tutti legali secondo i  suoi gestori, ma l’evidenza delle prove in mano all’Fbi mostra il contrario.

Negli anni il sito aveva costruito un network capace di generare guadagni per oltre 100 milioni di dollari dalle quote di iscrizione dei suoi membri, con oltre 1000 server in Nord America e 630 in Olanda. Di sicuro i suoi fondatori non erano dei novelli Robin Hood visto che l’FBI li ha trovati in possesso di diverse Maserati, Rolls Royce e Mercedez Benz. Trattasi di organizzazione criminale, per chiamarla con il loro nome, e la censura di Internet in questo caso c’entra proprio poco.

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