Huawei

Huawei rischia di rimanere senza processori

In seguito alle nuove restrizioni imposte dal governo statunitense, Huawei rischia di rimanere senza processori Kirin per i suoi dispositivi mobile.

La guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina potrebbe avere conseguenze nefaste per Huawei. Il Dipartimento del Commercio ha emanato nuove restrizioni che impediscono all’azienda di Shenzhen di utilizzare tecnologie statunitensi per la realizzazione dei suoi processori Kirin. Alle nuove regole dovrà sicuramente sottostare anche TSMC, nonostante la decisione di aprire una fabbrica in Arizona, dove verrà avviata la produzione di chip a 5 nanometri.

USA vs Huawei: scontro totale

Tra gli Stati Uniti e la Cina è in atto da tempo uno scontro senza esclusione di colpi per questioni commerciali e geopolitiche. Huawei è stata tirata in ballo perché ritenuta un pericolo per la sicurezza nazionale. Secondo l’amministrazione Trump, il produttore ha inserito backdoor nelle apparecchiature di rete utilizzate dagli operatori telefonici statunitensi con l’obiettivo di inviare informazioni sensibili al governo cinese. Le autorità USA hanno inoltre accusato l’azienda di aver rubato segreti industriali.

Huawei è stata quindi aggiunta alla blacklist del Dipartimento del Commercio (maggio 2019), pertanto non può sottoscrivere accordi commerciali con le aziende statunitensi e per ogni prodotto destinato all’esportazione in Cina deve essere rilasciata una specifica licenza. Ciò ha avuto conseguenze anche sulla vendita dei nuovi smartphone. Huawei non può infatti installare le app Google. Come alternativa software ci sono gli Huawei Mobile Services, tra cui lo store AppGallery, ma il catalogo è ancora limitato.

Processori Kirin: futuro incerto

Il Dipartimento del Commercio sottolinea nel comunicato ufficiale che Huawei continua ad utilizzare tecnologie e software statunitensi per la realizzazione dei suoi processori. Pertanto le nuove regole impediscono le consegne ad HiSilicon (sussidiaria di Huawei) dei futuri Kirin da parte dei chipmaker, il più noto dei quali è TSMC. La licenza obbligatoria non è richiesta per i chip già in produzione, in quanto le restrizioni entreranno in vigore tra 120 giorni.

Huawei ha affidato la produzione di alcuni chip a SMIC, tra cui il Kirin 710A. SMIC opera a Shanghai e non utilizza tecnologie USA, ma al momento può realizzare solo processori a 14 nanometri. Il passaggio ai 5 nanometri richiederà investimenti di parecchi miliardi di dollari.

La Cina prepara le contromisure

Huawei ha pubblicato un comunicato ufficiale per esprimere tutto il disappunto sulla decisione dell’amministrazione Trump. Il produttore cinese afferma che le nuove regole avranno conseguenze negative per l’intera industria dei semiconduttori. Secondo una fonte locale, la Cina avrebbe pianificato una serie di contromisure contro aziende statunitensi.

Il governo potrebbe creare una blacklist per Apple, Qualcomm e Cisco, imporre restrizioni e avviare indagini a scopo di rappresaglia. Questi tre big del settore hi-tech sono fortemente dipendenti dal mercato cinese. Un eventuale blocco delle vendite dei chip costerebbe oltre 36 miliardi di dollari. La Cina potrebbe inoltre tagliare tutti gli ordini di aerei Boeing, anche se ciò comporterà il pagamento di penali per la rescissione anticipata dei contratti.

PCProfessionale © riproduzione riservata.
Seguo l'evoluzione tecnologia dalla fine degli anni '80 dopo aver acquistato il Commodore 64 e dal 2008 questa passione è diventata un lavoro. Da oltre 12 anni scrivo articoli su diversi argomenti tech e da maggio 2020 ho iniziato la collaborazione con PC Professionale.