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La sanità  digitale italiana avanza, ma non come nel resto dell’UE

Continuano gli sforzi per promuovere la sanità  digitale nel nostro paese, ma secondo l’ultimo report pubblicato da Assinform, la digitalizzazione prosegue in maniera meno decisa rispetto agli altri paesi, soprattutto a causa del fatto che il processo è sostenuto unicamente dai fondi provenienti dall’UE e, secondariamente, perché manca un sistema di governance su scala nazionale, che permetta di progredire più velocemente.

I numeri complessivi non indicano risultati negativi a livello nazionale, considerando come nel 2015 si siano spesi più fondi rispetto a quanto avvenuto nel 2014, tuttavia, a fronte di una spesa complessiva di 1.163 milioni di euro, soltanto 421 milioni sono stati destinati ad investimenti (in calo rispetto al passato), a fronte di 742 milioni che sono stati impiegati per sostenere le spese correnti (in questo caso invece in aumento).

Il quadro però non convince tutti, considerando come secondo il presidente di Netics – Paolo Colli Franzone – la spesa sia aumentata in ragione del fatto che nel Mezzogiorno e nel Lazio ci fossero dei fondi europei residui da spendere e, ancora, dovendo tener presente che in altre regioni vi è stata una riduzione in termini di investimenti, con il risultato che i progressi in termini di digitalizzazione sono poco uniformi.

Il report, poi, sottolinea come i servizi per la sanità  digitale abbiano conosciuto un miglioramento in termini qualitativi durante lo scorso anno, soprattutto in Lombardia, Trentino (Provincia di Trento) ed Emilia Romagna che occupano i primi posti di questa graduatoria.

Per quanto riguarda i progetti più promettenti della digitalizzazione della sanità  italiana, il report indica nel fascicolo sanitario elettronico – disponibile all’interno di 7 regioni e attualmente utilizzato sperimentalmente in altre dieci – un’innovazione degna di nota, che dovrebbe permettere di avere a portata di mano tutte le informazioni e i servizi relativi all’ambito sanitario sia per i pazienti sia per il personale sanitario.

Sempre secondo il presidente di Netics, in futuro gli investimenti dovranno essere incrementati per portare la sanità  digitale italiana ai livelli degli altri paesi.

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