Apple San Bernardino

Security

Apple e FBI, la battaglia non è ancora finita

Michele Braga | 15 Aprile 2016

Sicurezza

I rappresentanti di Apple e dell’FBI (Federal Bureau of Investigation) si incontreranno di nuovo il prossimo 19 aprile davanti al sottocomitato House […]

I rappresentanti di Apple e dell’FBI (Federal Bureau of Investigation) si incontreranno di nuovo il prossimo 19 aprile davanti al sottocomitato House Energy and Commerce. Nella notizia riportata dall’agenzia di stampa Reuters – qui trovate il lancio di agenzia – si legge che Bruce Sewell per Apple e Amy Hess per l’FBI deporranno dinnanzi ai rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti d’America in merito al tema della cifratura dei dati personali.

L’annuncio è stato fatto da un comitato del Cogresso dopo che l’FBI ha abbandonato le richieste nei confronti di Apple per lo sblocco dell’iPhone 5c legato ai delitti del caso San Bernardino. Come avete potuto leggere nelle precedenti notizie, l’FBI ha trovato una strada alternativa per avere accesso ai dati cifrati nel telefono di uno dei colpevoli grazie all’intervento di un soggetto terzo. In prima battuta sembrava che l’FBI si fosse affidata a una società  specializzata con sede in Israele, mentre le informazioni più recenti parlano di un gruppo di hacker assoldato dall’FBI allo scopo di penetrare nel sistema di sicurezza dei dati realizzato da Apple (quello dei dispositivi e sistemi operativi Apple odierni è ancora inviolato). Secondo le ultime notizie nemmeno l’FBI sarebbe a conoscenza del metodo utilizzato dalla squadra che è riuscita a violare l’iPhone 5c di San Bernardino e per questo motivo non sarebbe in grado di fornire dettagli – se mai effettivamente volesse farlo – agli ingegneri di Cupertino.
I due rappresentati esporranno le proprie considerazioni durante un’audizione denominata “Dehipering the Debate Over Encryption: Industry and Law Enforcement Perspectives“. Bruce Sewell, per Apple, continuerà  sostenere a tesi secondo la quale i sistemi di cifratura per la protezione dei dati devono rimanere solidi e sicuri contro ogni tipo di accesso. Dall’altra parte della barricata, Amy Hess sosterrà  la posizione dell’FBI e l’importanza della possibilità  di accesso da parte delle forze investigative alle informazioni delle persone sospettate o colpevoli di reati.
L’audizione servirà  a fornire ulteriori elementi per sviluppare le leggi americane in materia di sicurezza e di protezione di dati personali.

Dopo qualche giorno di calma, Apple e l’FBI tornano quindi sotto i riflettori in una storia che sembra infinita e che sta prendendo i contorni di un tema caldo e molto difficile da affrontare: da un primo ordine giudiziario comminato nei confronti di Apple ora tutto è spostato sul Congresso degli Stati Uniti d’America che avrà  il compito di legiferare in merito alla sicurezza e all’inviolabilità  dei dati personali dei cittadini americani. Ovviamente le decisioni che matureranno oltre oceano avranno, in un modo o in un altro, ripercussioni su scala globale.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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