Security

Come proteggersi dalla vulnerabilità  Sparkle su Mac

Redazione | 14 Febbraio 2016

Sicurezza

Sparkle è un componente software molto utilizzato su Mac OS X, anche se spesso gli utenti non sanno nemmeno della […]

Sparkle è un componente software molto utilizzato su Mac OS X, anche se spesso gli utenti non sanno nemmeno della sua esistenza sul proprio computer. Lo scopo scopo è di permetterei aggiornamenti automatici, o su richiesta, delle applicazioni. Se siete utenti Mac avrete quasi sicuramente ricevuto sullo schermo un avviso di aggiornamento disponibile, subito dopo il lancio di un’applicazione. Il merito è dell’ottimo Sparkle.

Molte applicazioni, sia commerciali, sia gratuite o shareware, utilizzano Sparkle perché è un componente collaudato, funzionale e gratuito per usi non commerciali. Funziona e costa poco, per capirci, e ha un comportamento ormai familiare agli utilizzatori. Viene usato per esempio da Vlc, Adium, Evernote, Handbrake, Cyberduck, µTorrent e un altro centinaio di applicazioni molto diffuse.

Solo qualche giorno fa è emersa una potenziale vulnerabilità  di Sparkle. La comunicazione tra l’applicazione da aggiornare e il server con gli aggiornamenti non avviene sempre attraverso il protocollo sicuro Https e questo permetterebbe a un malintenzionato di intromettersi nell’aggiornamento e installare codice malevolo sul Mac dell’utente inconsapevole. Qui c’è un video che mostra l’attacco. Le applicazioni scaricate dall’AppStore di Apple non sono soggette a questa vulnerabilità .

Lo sviluppatore di Sparkle ha immediatamente aggiornato il componente mettendolo in sicurezza, purtroppo all’interno delle applicazioni già  installate sui nostri Mac rimane la versione ‘a rischio’.

Cosa si può fare? Aggiornare tutte le applicazioni che usano Sparkle, anche quelle che si usano meno frequentemente. Molte software house negli ultimi giorni hanno rilasciato aggiornamenti ad hoc che incorporano la versione sicura di Sparkle. La vulnerabilità  rimane però aperta sulle applicazioni “abbandonate” che non ricevono da tempo aggiornamenti, e su quelle di cui non è stata ancora rilasciata la correzione.

sparkle

L’aggiornamento di un’applicazione. Il motore di Sparkle viene corretto.

Come trovare le applicazioni Sparkle sul Mac

È semplice ma occorre utilizzare il programma Terminale di OS X. Potete cercarlo con Spotlight oppure trovarlo nella cartella Applicazioni/Utility.

Dopo averlo lanciato copiate con attenzione questa riga di codice e incollatela nel Terminale, poi premete Invio. (Non scrivete il comando a mano, ma eseguite un copia/incolla, basta un minimo errore perché non funzioni).

find /Applications -name Sparkle.framework | awk -F'/' '{print $(NF-3)}'

Sullo schermo vi apparirà  l’elenco delle applicazioni presenti sul vostro disco fisso che utilizzano il framework Sparkle. Se la lista è vuota, non ne avete nessuna e non si pone il problema.

Se invece appaiono i nomi dei programmi, potete aprirli ed eseguire subito un aggiornamento o, ancora meglio se si vuole davvero sicuri, visitare i siti delle software house che li hanno sviluppati, verificare se esiste un aggiornamento, e scaricare dal sito ufficiale la versione corretta sostituendola a quella presente sul disco.

Solo ai più curiosi ed esperti proponiamo altri due comandi che si possono impartire da Terminale.

Il primo elenca quale versione di Sparkle utilizzano i programmi presenti nella cartella Applicazioni. La versione recente e corretta di Sparkle è la 1.13.1

find /Applications -path '*Autoupdate.app/Contents/Info.plist' -exec echo {} \; -exec grep -A1 CFBundleShortVersionString '{}' \; | grep -v CFBundleShortVersionString

 

Il secondo comando invece risponde alla domanda: “A quale server si collegano le mie applicazioni che usano Sparkle?”. Con questa riga lo scoprirete. Fate attenzione agli Url: se il protocollo è HTTPS siete tranquilli, se è HTTP andate in cerca di aggiornamenti.

for i in /Applications/*/Contents/Info.plist; do defaults read "$i" SUFeedURL 2>/dev/null; done
Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

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Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

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SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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