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Crittografia end-to-end, gli USA vogliono la backdoor

Luca Colantuoni | 13 Ottobre 2020

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Per l’ennesima volta gli Stati Uniti chiedono all’industria una soluzione tecnica che permetta di accedere ai contenuti protetti dalla crittografia end-to-end.

Gli Stati Uniti e altri sei paesi (Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e India) tornano nuovamente a discutere dell’impossibilità di accedere ai dati protetti dalla crittografia end-to-end. Un comunicato pubblicato dal Dipartimento di Giustizia evidenzia la necessità di trovare una soluzione che garantisca la sicurezza pubblica, senza compromettere la privacy degli utenti.

Lo “scontro” tra i governi e i produttori di dispositivi digitali (smartphone, in particolare) è iniziato con l’introduzione della crittografia end-to-end nelle app di messaggistica che impediscono alle forze dell’ordine di intercettare le conversazioni. Ma il caso più noto è senza dubbio quello che ha visto come protagonisti l’FBI e Apple, in seguito all’attacco terroristico di San Bernardino nel 2015. L’FBI aveva chiesto (invano) ad Apple di sbloccare l’iPhone 5C di uno dei terroristi.

Pochi mesi fa, alcuni senatori repubblicani avevano depositato una proposta di legge per chiedere l’introduzione di una “backdoor di stato” nelle app di messaggistica. Il Dipartimento di Giustizia suggerisce una simile soluzione, evidenziando che la crittografia rappresenta un ostacolo alle indagini. Gli Stati Uniti chiedono la collaborazione dell’industria, ma come più volte sottolineato dagli esperti di sicurezza, l’accesso ai contenuti in forma leggibile e usabile comporta la creazione di una vulnerabilità.

In pratica, la backdoor consentirebbe di accedere alle conversazioni per individuare i responsabili di attività criminali (o di prevenirle), ma lascerebbe aperta la porta ad attacchi informatici di vario tipo, tra cui il furto di dati personali, proprietà intellettuali o segreti commerciali. Il Dipartimento di Giustizia ritiene invece che la sicurezza pubblica possa essere garantita senza compromettere la privacy.