Security

Domotica: la casa a prova di black out

Michele Braga | 24 Novembre 2015

Sicurezza Smarthome

Una casa intelligente deve garantire l’operatività  di funzioni critiche in ogni scenario e in assenza di corrente elettrica. Sul sito […]

Una casa intelligente deve garantire l’operatività  di funzioni critiche in ogni scenario e in assenza di corrente elettrica.

Sul sito di PC Professionale abbiamo affrontato il concetto di sicurezza contro gli attacchi informatici verso i sistemi domotici per valutare possibilità  che qualcuno riesca a prendere il controllo delle funzionalità  dall’esterno e quali contromisure è possibile o adottare.
Oltre al timore che un malintenzionato possa perdere il controllo del cervello elettronico della casa in modo da sfruttarne le capacità  a proprio vantaggio per introdursi nell’abitazione, esiste un’altra paura molto diffusa nei confronti dei sistemi demotici. Come tutti i sistemi dotati di parti elettroniche, anche i dispositivi domotici richiedono la presenza di una alimentazione elettrica per funzionare. Da qui nasce la paura verso gli scenari che possono presentarsi in caso di black out e della conseguente interruzione del funzionamento dei dispositivi deputati alla gestione della casa.

casa-domotica

Questo timore è più che legittimo quando si demandano a sistemi elettronici numerose funzioni di controllo dell’abitazione. Tale preoccupazione è percepita in modo ancora più accentuato quando all’automazione domestica sono demandate funzioni in grado di aumentare il livello di autonomia, di controllo e di sicurezza di persone con difficoltà  (anziani o soggetti con disabilità ).

Durante la fase di progettazione dell’impianto demotico è quindi necessario individuare le funzioni critiche la cui operatività  non può essere soggetta a interruzioni di servizio. Una volta fatto ciò è possibile implementare soluzioni tecniche per garantirne la continuità  di servizio anche in mancanza dell’alimentazione elettrica di rete.

La prima soluzione consiste nell’utilizzo di batterie distribuite sulle utenze critiche o nell’adozione di componenti dotati di batteria tampone (l’esempio può essere quello delle lampade per l’illuminazione di emergenza). Questo approccio può essere adottato se i componenti critici sono in numero limitato – se fossero troppi il lavoro di monitoraggio e manutenzione delle batterie diventerebbe troppo oneroso in termini di tempo e di costi – e se i dispositivi possono funzionare anche senza la connessione al Bus domotico.

Se, invece, è necessario che l’intero impianto domotico o una sua parte consistente siano operativi anche in assenza di alimentazione di rete, allora bisogna adottare una strategia differente: se è sufficiente che il sistema funzioni per un periodo limitato di tempo è possibile utilizzare un gruppo di continuità  dedicato all’intero impianto o a una specifica sottosezione; se è necessario garantire la continuità  operativa anche per lunghi periodi di black out elettrico, allora l’unica soluzione valida è quella che prevede l’utilizzo di un gruppo elettrogeno.

L’adozione di queste soluzioni per garantire la continuità  operativa dell’impianto o di una sua parte rappresentano però solo uno degli aspetti da progettare perché il sistema demotico possa affrontare e superare un black out senza disagi per gli inquilini dell’abitazione.

Dopo una interruzione di corrente elettrica, la procedura di riavvio automatico dell’impianto è altrettanto importante e deve essere curata in ogni dettaglio; solo così nella fase di ripristino dell’alimentazione le funzioni dei singoli dispositivi potranno essere riportate nello stato corretto in accordo con la situazione presente nell’abitazione.

Prendiamo come esempio un black out che porta allo spegnimento momentaneo dell’impianto installato nell’abitazione di un anziano: se al riavvio l’impianto posizionasse tutte le luci sullo stato spento, la persona all’interno si troverebbe completamente al buio e soggetta a un rischio di incidente maggiore qualora tentasse di muoversi nell’abitazione per raggiungere un interruttore. Questa situazione è facilmente risolvibile prevedendo l’accensione di piccole luci di servizio in caso di riavvio del sistema, oppure prevedendo il controllo di presenza negli ambienti attraverso sensori di movimento (gli stessi utilizzati dall’impianto di allarme a controllo volumetrico).

Ancora una volta risulta chiaro come la fase di progettazione rappresenta un nodo cruciale per ottenere non solo tutte le funzioni domotiche richieste, ma anche perché queste si trasformino in un vero valore aggiunto e non in un possibile disagio qualora si verificassero avarie alla rete elettrica primaria.
Michele Braga

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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