Security

Internet sotto attacco: come hanno fatto gli hacker a tagliare fuori i colossi del web.

Redazione | 22 Ottobre 2016

Sicurezza

Ieri probabilmente è stato messo in atto il più grande attacco informatico della storia del web. Per diverse ore è […]

Ieri probabilmente è stato messo in atto il più grande attacco informatico della storia del web. Per diverse ore è stasto impossibile in determinate zone del pianeta, accedere a siti come Twitter, Facebook, Linkedin e tanti altri, tutti però accumunati dal fatto di essere l’essenza stessa del web: il loro essere colossi. Ma non è l’unica cosa che hanno in comune, e proprio questo fattore comune è stato il motivo del cosi perfettamente riuscito attacco: il DNS.

Cosa è il DNS?

Il DNS è una speciale rubrica che associa in tutto il mondo, i nomi di dominio (ad esempio PcProfessionale.it) e l’indirizzo IP del server sul quale risiede fisicamente il sito web. In questo modo quando andiamo su internet e vogliamo visitare un sito web, digitiamo direttamente www.pcprofessionale.it e non l’indirizzo IP del server sul quale ad esempio il nostro sito risiede. Questa tecnologia ha reso più facile per gli utenti accedere ai siti web, invece che cercare un indirizzo composto da una serie di numeri che vanno da 001.001.001.001 a 255.255.255.255 per l’IPv4 e a breve IpV6

dns

Come è stato effettuato l’attacco informatico del 21.10.2016

Come abbiamo scritto nel precedente paragrafo, raggiungere un sito web è possibile grazie alla rubrica mondiale che associa il nome di dominio di uno sito al server in cui realmente il sito risiede. L’attacco hacker di ieri è stato effettuato proprio su uno di questi DNS, quello che l’azienda DYM.com forniva. Infatti non sono stati presi di mira direttamente i siti di Facebook o di Twitter o dei centinaia di siti coinvolti, ma un servizio che associava il loro nome di dominio all’indirizzo ip dei server dove erano i siti. Probabilmente un attacco di questa portata se si fosse scatenato solamente su Facebook o Linkedin, sarebbe stato molto più circoscritto e non avrebbe creato particolari problemi, in quanto queste aziende hanno tutti gli strumenti per evitare grossi danni in caso di attacchi come questo.

Come hanno fatto l’attacco hacker

Come abbiamo spiegato fin’ora, ad essere realmente sotto attacco hacker non erano i siti dei colossi, ma i servizi DNS che l’azienda DYM.com forniva. La tecnica usata per far andare in down i server è uno dei più grandi attacci DDOS mai realizzati.

Cosa è un attacco DDOS

Immaginate un’autostrada anche la più capiente possibile, dove all’improvviso una quantità  enorme di automobili vogliono passare insieme: l’ingorgo è inevitabile. L’esempio automobilistico semplifica molto, ma è questo quello che tecnicamente è successo. Il server di DYN.com in un lasso di tempo brevissimo ha ricevuto qusto attacco DDOS (Distributed Denial of Service): un’ondanta di richieste di servizi, in cui il server provava a rispondere fino a bloccarsi completamente. I numeri fin’ora emersi parlano di un traffico veramente enorme.

Come è stato effettuato l’attacco

In molti puntano il dito verso l‘Internet of Things, oggetti connessi che possono essere “usati” per questo tipo di attacchi. Ma vediamo nel dettaglio come avviene un attacco DDOS. In molti oggetti connessi al web (parliamo di PC, ma anche di Smart Tv, Smartphone, ecc.) è possibile nascondere un “software dormiente” che è li senza provocare danni o malfunzionamenti agli oggetti, ma quando riceve un’ordine è programmato per eseguirlo. In questo caso l’ordine era fare richieste continue sul sito bersaglio dell’attacco. Parliamo di migliaia e migliaia di oggetti connessi che simultaneamente si riversano sui servizi di DYN.com, fino al suo collasso.

La questione della sicurezza dell’Internet Of Things, dopo i fatti di questi giorni, dovrà  inevitabilmente diventare un tema da non sottovalutare.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

Login

Password dimenticata?

Password dimenticata?

Inserisci i tuoi dati dell'account e ti invieremo un link per reimpostare la tua password.

Il link di reset della password sembra che sia invalido o scaduto.

Login

Privacy Policy

Aggiungi alla collezione

No Collections

Here you'll find all collections you've created before.