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IoT: ecco la nuova frontiera dell’hacking

Lo sviluppo dell’IoT sta interessando sempre più settori della nostra società  e, attraverso l’adozione di dispositivi sempre più interconnessi, con un flusso di dati di notevoli proporzioni, si pongono dei problemi di sicurezza, perché la popolarità  delle soluzioni tecnologiche con gadget di ogni tipo collegati ad Internet, sta attirando sempre più gli hacker, che in futuro avranno a disposizione molti più obiettivi da colpire.

Anche un report di Gartner, ha indicato come il numero degli oggetti connessi ad Internet supererà  nei prossimi anni quello dei cellulari. E di fronte a questa inarrestabile evoluzione tecnologica, anche gli esperti di sicurezza informatica si sono interessati sempre di più ai rischi connessi all’IoT, individuando falle nei sistemi di protezione di oggetti di uso comune che potrebbero esporre i dati privati dell’utlizzatore.

Un caso molto interessante è quello che riguarda i cosiddetti baby monitor dotati di collegamento ad Internet. Alcuni ricercatori, infatti, hanno individuato negli OS di questi gadget dei bug nella protezione, tali da permettere un monitoraggio in real time del feed, o ancora, una manipolazione delle impostazioni relative alla fotocamera, con la possibilità  – da parte di terzi – di sfruttare per scopi illeciti il baby monitor.

Un altro esempio eclatante ci è venuto dal mondo automotive, dove alcuni ricercatori hanno dimostrato come fosse possibile intromettersi sulle auto smart, sfruttando le falle per agire sull’entertainment, o ancora, per aprire le portiere, tracciare i movimenti o, nei casi peggiori, arrivando persino a spegnere il veicolo mentre sta viaggiando sulla strada, esponendo anche in questo caso l’utente ignaro a rischi molto importanti.

Le minacce future provenienti dall’IoT potrebbero riguardare quindi l’incolumità  delle persone e la loro privacy, con furti di dati personali che potrebbero esporre gli individui più tecnologici ad una “schedatura” e “profilazione” clandestine da parte di malintenzionati che vogliano sfruttare per esempio informazioni sulla salute rilevate tramite wearable, oppure abitudini sull’utilizzo di device domotici, per scopi illeciti.

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