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Regno Unito: 17 anni di spionaggio illecito ai danni dei cittadini

Dopo i vari scandali esplosi in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sulla portata delle intercettazioni svolte a livello globale dall’NSA, dal Regno Unito ci giunge un nuovo infausto capitolo a questa storia che mette ancor più in evidenza lo stato comatoso in cui riversano le nostre società  liberali: l’intelligence ha spiato illecitamente per 17 anni i cittadini del Regno.

Anche i più irriducibili sostenitori della ragion di stato, di fronte ad uno scandalo di tali proporzioni, non possono negare gli incredibili eccessi raggiunti dalle attività  di intelligence: il GCHQ, infatti, ha potuto mettere in atto una sorveglianza delle comunicazioni sull’infrastruttura Internet senza alcuna supervisione giudiziaria, raccogliendo una mole impressionante di dati.

L’attività  investigativa, secondo quanto reso noto, è stata condotta tra il 1998 e il 2015 in spregio dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani e, ancora, il Parlamento non ha mai approvato in alcun modo questo programma – dandogli una parvenza di legalità  – nonostante abbia avuto diverse occasioni per poter compiere questo passo.

A titolo di esempio, all’interno di questa raccolta di dati, si trovano le informazioni relative a tutte le conversazioni fatte dai telefoni cellulari in Gran Bretagna – con tanto di contenuti delle chiamate e geolocalizzazione: tutte queste attività  ed informazioni sono state mantenute segrete e, soprattutto, sono state organizzate in modo tale che potessero sfuggire al controllo giurisdizionale.

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