Security

Safe Harbor: una sentenza invalida lo scambio di dati personali EU-USA

Andrea Monti | 16 Ottobre 2015

Internet Sicurezza Social

Il 6 ottobre 2015 la Corte di giustizia europa ha invalidato l’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti sullo scambio […]

Il 6 ottobre 2015 la Corte di giustizia europa ha invalidato l’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti sullo scambio di dati personali. Il vuoto legislativo provocato dalla sentenza rischia di mettere in ginocchio l’economia del vecchio continente in nome di una cattiva applicazione di giusti principi.

di Andrea Monti
La direttiva sul trattamento dei dati personali emanata nel 1995 impone, fra le altre cose, il divieto di esportare o comunque scambiare dati con paesi che non garantiscono adeguata protezione giuridica dei dati in questione. Fra questi paesi ci sono gli Stati Uniti d’America che hanno un approccio diametralmente opposto a quello europeo. Per esempio, oltreoceano la regola cardine per il trattamento e l’opt-out (tratto i dati, se non sei d’accordo dimmelo e smetto… Forse), nell’Unione Europea vale il principio dell’opt-in (prima ti chiedo il consenso e poi tratto i dati – salve alcune eccezioni per le quali non serve autorizzazione).

Essendo irrealistico pensare di impedire lo scambio dei dati con gli USA, nel 2000 la Commissione Europea ha stipulato un accordo, il Safe Harbor, che a certe condizioni (sostanzialmente, il rispetto di fatto dei principi europei) consente l’attività  che prima era vietata. Aderendo al Safe Harbor le autorità  di protezione dei dati personali, pur conservando il loro potere di controllo, potevano presumere che lo scambio di dati avvenisse in modo regolare, salve verifiche caso per caso.
Tutto è andato più o meno bene fino a quando la Corte di giustizia europea ha “improvvisamente” scoperto che i servizi segreti americani accedono anche ai dati degli europei che sono memorizzati nei server oltreoceano. A questo punto, dice la Corte, prendiamo atto che rispetto alla direttiva sulla protezione dei dati personali, il Safe Harbor è insufficiente a proteggere i dati dei cittadini europei dalle attenzioni dei servizi e quindi lo dichiariamo invalido.

Prima di analizzarne le conseguenze, va detto però che la sentenza è sbagliata e ipocrita. È sbagliata perché ha basato la sua decisione su un presupposto, l’attività  di sorveglianza globale, che è espressamente escluso dal campo di applicazione della direttiva. L’art. 3.2 di quest’ultima dice chiaramente che le questioni di sicurezza nazionale e ordine pubblico non sono regolate dalla norma europea. E nessuna azienda privata può essere costretta a impedire o ostacolare le attività  di intelligence del proprio Stato. Vale per le aziende americane in America, e per quelle europee in Europa. Dunque, il Safe Harbor era (ed è) valido nei limiti in cui deve “funzionare” nei rapporti fra privati e con il potere giudiziario (che da entrambi i lati dell’oceano è una cosa diversa dalla difesa o dagli interni e che opera sul campo solo tramite ordini della magistratura). Ma non ha senso per quanto attiene ad aspetti militari e di intelligence.

È ipocrita perché fino dagli anni ’80 del secolo scorso era nota l’esistenza di progetti di sorveglianza globale come Echelon e dunque la questione della validità  del Safe Harbor si sarebbe posta anche all’epoca della usa emanazione. La realtà  è che si è andati avanti con la logica “occhio non vede, cuore non duole”.
Con la cancellazione del Safe Harbor si è creata una situazione di totale vuoto legislativo che, letteralmente dall’oggi al domani, ha reso illegale scambiare dati con gli USA. E nemmeno si può sperare – come hanno chiesto gli americani – che la Commissione europea garantisca un periodo di sospensione dell’efficacia della sentenza, che conservi il valore degli altri strumenti giuridici che è possibile usare per realizzare lo scambio di dati internazionale, o che affermi la non responsabilità  delle aziende che hanno operato nell’ambito del Safe Harbor. Per come è fatta la direttiva sul trattamento dei dati personali e per come sono strutturati i rapporti gerarchici fra Commissione europea e autorità  locali, nessuna di queste richieste è ammissibile in termini giuridici e dunque le autorità  locali di protezione dei dati personali hanno letteralmente una pistola puntata alla tempia di tutte le imprese che operano internazionalmente.

Questo può essere un vantaggio per gli ISP italiani che hanno data-centre in Italia e in Europa, e che dunque non hanno il problema del Safe Harbor, ma è certamente un danno per i loro clienti (istituzioni, aziende e professionisti) che operano internazionalmente: le conseguenze della decisione della Corte europea, infatti, impattano più sugli utilizzatori finali dei servizi della società  dell’informazione piuttosto che sui suoi fornitori. Chi basa la propria attività  su servizi di hosting, housing o comunque basati su data-centre dovrà  intanto scegliere se risolvere i contratti con i fornitori americani per rivolgersi solo a risorse localizzate in Europa, così rimanendo vittima di un effetto distorsivo del mercato che li costringerà  a subire maggiori costi.
E dove ciò non fosse possibile chiunque – non solo gli ISP, ma anche banche, enti di ricerca, ospedali e così via – dovrebbero semplicemente smettere di scambiare dati con gli USA. Il che è palesemente irrealistico.

Questo apre due scenari: o le autorità  garanti locali applicano rigorosamente la normativa sul trattamento dei dati personali e, semplicemente, paralizzano le imprese nazionali.
O fanno “finta di niente” e allora si è fatto tanto rumore per nulla.
E allora sorge spontanea la domanda: che senso ha avuto, da parte della Corte di giustizia, emettere una sentenza che sta da qualche parte fra lo sbagliato e l’inutile?
Andrea Monti

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Realizzate il vostro sito internet con il miglior web hosting

Redazione | 23 Giugno 2021

Internet

Internet rappresenta la nuova frontiera in fatto di lavoro, interazioni, pubblicità, informazioni e tutto ciò che possiamo cercare sulla rete. […]

Internet rappresenta la nuova frontiera in fatto di lavoro, interazioni, pubblicità, informazioni e tutto ciò che possiamo cercare sulla rete. Non solo l’utilizzo dei classici personal computer, ma, da diverso tempo ormai, anche dei telefoni cellulari e dei tablet ci ha fatto entrare nel mondo virtuale di internet, unendo la comodità alla praticità di portarli sempre con noi e di utilizzarli praticamente in ogni momento della giornata. Oggi moltissime aziende, così come tanti personaggi più o meno famosi, creano un proprio sito internet per presentare le proprie attività ed entrare in contatto con tutte quelle persone che decidono di navigarvi all’interno.

Una maggiore visibilità nello sconfinato mondo della rete

Tuttavia la costruzione di un sito internet, almeno se consideriamo un portale di un certo livello, richiede delle specifiche caratteristiche che possano aumentarne la qualità, le funzionalità e creare un impatto migliore agli occhi di chi decide di visitarlo. Ci sono dei passaggi importanti da rispettare, come ad esempio quello della creazione di un web hosting, grazie al quale poter rendere visibile il sito internet appena creato. Ci sono delle piattaforme specializzate e gratuite, come per esempio Wix, che renderanno sicuri i dati del portale e soprattutto conformi ai più alti standard internazionali, non sarà necessaria nessuna installazione da parte vostra e la configurazione sarà effettuata in maniera automatica.

Pacchetti semplici e quelli con maggiore capacità: tutto per le vostre esigenze

Tutti, come abbiamo detto in precedenza, navighiamo su internet e visitiamo siti e pagine web inerenti gli argomenti di nostro interesse. Quando si crea un portale web con Wix verrà offerto un servizio di  web hosting totalmente gratuito per il sito che andrà a comprendere, ad esempio, 500 MB di spazio di archiviazione e 500 MB di larghezza di banda. Nel caso in cui si acquistasse un pacchetto maggiore, ecco che allora si potranno avere 20 GB di spazio di archiviazione su cloud e larghezza di banda illimitata per il sito in questione. Gli esperti e gli appassionati di sicuro coglieranno l’occasione, qualora non l’abbiano già fatto, per scoprire tutte le potenzialità e i vantaggi in questione. Un sito che possa essere considerato buono deve contenere, oltre al materiale scritto, anche immagini e video che possano far comprendere meglio cosa quel determinato sito web vuole presentare alla clientela, agli appassionati della rete o a chi naviga per le prime volte. Così più spazio di archiviazione, facendo riferimento a quanto detto in precedenza, significherà più spazio appunto per le foto, i video, la musica e i file del sito: la larghezza di banda aggiuntiva renderà poi più facile ai tuoi visitatori fare lo streaming dei tuoi contenuti e scaricarli.

Non dovrà però mai venir meno l’aspetto fondamentale della sicurezza

Anche l’aspetto della sicurezza è una cosa da non sottovalutare: il sito andrà su una rete globale di distribuzione dei contenuti, in pratica una raccolta di server sicuri e connessi presenti un tutto il mondo. In questo modo i visitatori saranno indirizzati in maniera automatica al server più vicino a loro, in modo da permettere al sito di caricarsi più velocemente, indipendentemente dal luogo in cui sarà visualizzato. Chi gestisce il sito avrà, in questo modo, un vantaggio incredibile in termini di pubblicità per il proprio brand e di gestione del proprio business, grazie alla velocità molto alta del sito web in questione. Vi state incuriosendo? Avete già un sito da sviluppare oppure state pensando di crearne uno ex novo? Nel caso in cui doveste scegliere da zero il vostro dominio, uno dei passaggi più importanti è senza dubbio l’acquisto di un dominio personalizzato, costruendo magari il tuo brand, con un indirizzo di posta elettronica che sarà poi connesso appunto al vostro dominio personale, in modo da poter entrare in contatto diretto con i clienti o anche i curiosi che vogliono saperne di più sulla vostra attività o su quello che andrete a proporre.

Il vostro portale come un personale biglietto da visita

Abbiamo fino a ora cercato di capire insieme come creare un sito web e, soprattutto, a come renderlo visibile nel modo migliore possibile, grazie al web hosting. Il tipo di hosting dipende però da quello che avrete in mente di realizzare e da quante persone pensiate possano cliccare sul vostro portale. Visitare un sito fatto a regola d’arte sarà senza dubbio un ottimo biglietto da visita per attrarre la maggior parte delle persone, tenendo in considerazione allo stesso tempo, l’importanze di creare un sito che sia ‘visibile’ da più utenti possibili.

Coraggio allora, scegliete il miglior servizio di web hosting e create il sito internet che avete sempre sognato

Ovviamente, come accennato in precedenza, questo dovrà andare a braccetto con la sicurezza del servizio di hosting stesso, garantita da programmi ad hoc. Insomma, nulla è impossibile per il vostro sito internet, a patto che mettiate al centro della vostra azione un buon web hosting, per iniziare a realizzare quello che da sempre sognate, mettendo in rete tutte le vostre capacità, la vostra voglia di mettervi in discussione nel mondo sconfinato di internet, con un portale ricco di idee e contenuti.

Google Fiber

Servizi

Google Fiber, la fibra che viaggia a 2 gigabit al secondo

Alfonso Maruccia | 7 Dicembre 2020

Fibra ottica Google Internet

Alphabet amplia l’offerta di connettività di Google Fiber, che ora permette di navigare in rete a 2 Gbps ma solo in due città statunitensi. Altre arriveranno, forse, nel 2021.

Gli ambiziosi piani di Google Fiber continuano a espandere le opportunità di connessione a Internet per la parte più fortunata dei netizen statunitensi. Nel caso di Nashville, in Tennessee, e di Huntsville in Alabama, la connettività in fibra di Mountain View offre ora una velocità raddoppiata rispetto a quella, già altissima, del piano “standard”.

Google ha infatti terminato i test annunciati nei mesi scorsi, e ora il nuovo piano di connettività è ufficialmente disponibile per i clienti finali: nelle due summenzionate città americane, Google Fiber ha la capacità di viaggiare a 2 gigabit al secondo (in downstream come in upstream) se si sceglie l’offerta 2 Gig.

Google Fiber 2 Gig

Il piano 2 Gig di Google Fiber include un router Multi-Gig dedicato, compatibilità Wi-Fi 6, un extender mesh tri-band e l’installazione professionale a domicilio. Il costo è di $100 al mese, ed è ovviamente sempre possibile scegliere il piano da 1 gigabyte (1 Gig) spendendo 30 dollari in meno.

Google evidenzia i vantaggi derivanti da una connessione a 2 gigabit parlando di lavoro, trasferimento di file istantaneo ma anche di gaming e connettività multi-dispositivo. La corporation di Mountain View ha già espresso l’intenzione di estendere il piano 2 Gig in altre città negli USA, e gli utenti interessati possono sempre dare la loro disponibilità come betatester nel programma Trusted Tester program.

Ajit Pai FCC net neutrality

Tech

Addio ad Ajit Pai, il sicario di Trump contro la net neutrality USA

Alfonso Maruccia | 1 Dicembre 2020

Internet Net neutrality

Ajit Pai ha annunciato l’intenzione di lasciare la presidenza della FCC quando Donald Trump verrà sfrattato dalla Casa Bianca. Una decisione importante per il futuro della net neutrality negli Stati Uniti.

Il prossimo 20 gennaio 2021 gli USA avranno un nuovo presidente, il democratico Joe Biden. Sembra un secolo ma l’era di Donald Trump è durata appena quattro anni, e con Trump se ne andranno probabilmente via anche le controverse decisioni della Federal Communications Commission (FCC) in materia di neutralità della rete.

Ajit Pai, attuale presidente della FCC a reggenza repubblicana, ha infatti annunciato l’intento di dimettersi dalla sua posizione lo stesso giorno fissato per il giuramento di Biden. Pai lascerà la FCC con qualche mese in anticipo sui tempi previsti (giugno 2021), una decisione non certo insolita per la politica statunitense che questa volta potrebbe avere conseguenze significative sullo sviluppo futuro di Internet.

La FCC guidata da Ajit Pai è infatti responsabile della bocciatura delle nuove regole sulla net neutrality, norme stabilite dalla precedente reggenza di FCC (a guida democratica) che stabilivano l’obbligo per i provider ISP di trattare tutto il traffico di rete alla pari. Senza canali di accesso privilegiati smerciati a costi superiori.

Il soldato Pai aveva anche espresso l’intenzione di dare seguito alle minacce sbrodolate da Trump contro la sezione 230 del Communications Decency Act, la norma che sancisce la non responsabilità dei fornitori di servizi Internet per i contenuti pubblicati dagli utenti. L’attacco di Trump contro la norma era ovviamente arrivato via Twitter, ma anche questo potenziale incubo per l’economia di rete sembra ora scongiurato.

Pai dice che la guida della FCC è stato l’onore della sua vita, ma dal gruppo no-profit Fight for the Future si saluta la dipartita dell’uomo di Trump dalla Commissione come un’ottima notizia per il futuro di Internet e della libertà di accesso alla rete. La fine della reggenza Pai è una benedizione, suggerisce Fight for the Future, e ora il Senato americano (magari controllato dai Democratici dopo le elezioni suppletive di gennaio 2021) dovrebbe concentrarsi sull’instaurazione di una nuova presidenza Dem in grado di lavorare per il bene di tutti e non solo per quello delle corporation.

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