Security

Sicurezza: una falla nelle abbreviazioni degli Url

Redazione | 15 Aprile 2016

Sicurezza

Attenzione agli accorciatori di Url: potrebbero diventare vettori di malware o mettere a rischio la sicurezza o la privacy. I servizi per abbreviare […]

Attenzione agli accorciatori di Url: potrebbero diventare vettori di malware o mettere a rischio la sicurezza o la privacy. I servizi per abbreviare gli indirizzi sono molto usati e sono molto comodi: permettono di trasformare Url lunghissimi in brevi sequenze di caratteri, facilmente condivisibili. Gli Url shortener si utilizzano nei blog, nei siti Web, nei social network e, internamente, anche in diversi servizi Internet. L’indirizzo di questa pagina, per esempio, può essere abbreviato da https://www.pcprofessionale.it/news/sicurezza-abbreviazioni-degli-url al più breve https://bit.ly/1p4586n.

Capita che gli Url shortener, come dicevamo, possano essere usati anche internamente a un servizio, in modi di cui non l’utente non ha la consapevolezza, magari nel dialogo tra sistemi diversi.

C’è una ricerca, per certi versi inquietante, svolta dalla Cornell Tech sui metodi di abbreviazione utilizzate da grandi aziende informatiche per i propri servizi Web.

Il primo nome che appare nella ricerca è quello di Microsoft e del suo servizio di cloud OneDrive; il secondo nome è nientedimeno che Google con il servizio Maps. E l’elenco è abbastanza lungo.

La software house di Seattle utilizza per OneDrive il servizio Bitly per abbreviare i propri Url. Ciò che hanno notato i ricercatori è che lo schema di abbreviazione è matematicamente prevedibile: una volta compreso l’algoritmo è possibile, una volta ottenuto l’Url di un documento condiviso, individuare gli altri documenti condivisi dallo stesso utente. Stando alle ricerche della Cornell Tech alcuni documenti individuati non solo sono accessibili lettura ma possono anche essere modificati. In questo modo potrebbero diventare ottimi vettori di malware o di codice di attacco per altri sistemi.

La situazione di Google Maps non è molto diversa in termini di sicurezza. Decifrando l’algoritmo di abbreviazione non è necessario molto tempo di elaborazione per individuare potenzialmente la posizione dell’utente che ha compiuto una ricerca o perlomeno il tragitto che ha studiato su Maps.

Cornell Tech si è comportata in maniera ottimale rispettando l’etichetta della sicurezza: prima di pubblicare i risultati della propria ricerca ha contattato le software house interessate informandole della vulnerabilità . Google ha immediatamente cambiato lo schema di abbreviazione degli Url di Google Maps, elevandone sensibilmente la complessità , mentre Microsoft si dice non abbia accolto col sorriso le segnalazioni dei ricercatori ma ha comunque silenziosamente disabilitato le opzioni di abbreviazione degli Url di OneDrive nel corso di questo mese. Ufficialmente da Microsoft dicono che questa scelta non è legata alla segnalazione dei ricercatori. Qualunque sia la verità  è rassicurante sapere che le contromisure sono state prese.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

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Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

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SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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