Security

Sicurezza: come controllare gli accessi Internet dalla Lan

Redazione | 2 Dicembre 2014

Sicurezza

Un buon router non è solo in grado di proteggere la rete locale dagli attacchi informatici provenienti da Internet, ma […]

Un buon router non è solo in grado di proteggere la rete locale dagli attacchi informatici provenienti da Internet, ma anche di controllare gli accessi al Web da parte degli utenti locali. Questo tipo di controllo può essere utile, se non fondamentale, sia in ambito domestico (per gestire la navigazione Internet dei bambini da parte dei genitori) sia in contesti professionali (per bloccare l’accesso a siti e servizi online che possono abbattere la produttività  del personale).

I router Soho offrono numerosi meccanismi per il controllo degli accessi in grado di operare su indirizzi locali e remoti, orari di connessione, Url e parole chiave, oltre che di interfacciarsi con servizi esterni per un controllo dinamico dei contenuti a rischio. Il nome con cui vengono identificate queste funzioni variano di modello in modello; generalmente sono Controllo degli accessi, Parental control o Content Filtering, tra gli altri.

Le regole di filtraggio degli indirizzi Url permettono di bloccare l'accesso a determinati siti Internet.

Le regole di filtraggio degli indirizzi Url permettono di bloccare l’accesso a determinati siti Internet.

Quale che sia il nome attribuito dal produttore del vostro router, il processo di configurazione delle regole di accesso segue regole precise: in primo luogo è necessario identificare i dispositivi che chiedono l’accesso a Internet. Per farlo, il router può ricorrere essenzialmente al Mac address o all’indirizzo IP. Il primo è il codice identificativo che contrassegna ogni interfaccia hardware che si collega a una rete. È generalmente indicato con la notazione esadecimale del tipo 01:23:45:67:89:AB ed è unico per ogni dispositivo, oltre a non essere modificabile (perlomeno in modo semplice e intuitivo). In alternativa, il dispositivo è identificabile tramite l’indirizzo IP, che però spesso nelle reti locali Soho è assegnato dinamicamente dal router stesso o è modificabile dagli utenti senza eccessiva difficoltà ; per questo è meno adatto agli scopi di filtraggio. Molti router offrono all’amministratore una lista di client collegati e permettono di scegliere direttamente da questo elenco il dispositivo a cui si vogliono applicare le regole di accesso.

Le policy di accesso possono essere calendarizzate per bloccare la navigazione solo a determinati orari.

Le policy di accesso possono essere calendarizzate per bloccare la navigazione solo a determinati orari.

Una volta identificato il device che si vuole gestire, si devono indicare le risorse a cui si vuole consentire o negare l’accesso. Un primo metodo per farlo è basato sulle porte di comunicazione di cui abbiamo già  parlato nelle pagine precedenti: se ad esempio non si vuole fornire accesso al protocollo Ftp da una determinata macchina, basterà  definire un blocco alla porta 21 sulla relativa regola di accesso. In ambito Web è poi possibile definire un elenco di siti verso cui non è consentito l’accesso, indicando semplicemente il relativo Url (indirizzo). In alternativa all’indirizzo preciso alcuni router permettono di indicare una serie di parole chiave che si trovino all’interno dell’indirizzo medesimo. Questi due metodi sono generalmente definiti di content filtering statico.

Molti router permettono di definire regole di accesso anche sulla base delle porte di comunicazione Tcp/IP.

Molti router permettono di definire regole di accesso anche sulla base delle porte di comunicazione Tcp/IP.

Un approccio più versatile è il content filtering dinamico, che sta via via prendendo piede anche sui router Soho. In questo caso l’amministratore non si limita a indicare una serie di indirizzi e parole chiave, ma può selezionare da un elenco esaustivo una serie di argomenti che devono essere evitati. Il router si collega poi a un servizio esterno dove un apposita piattaforma contiene un elenco sempre aggiornato di siti e dei relativi argomenti trattati. Se si depenna l’accesso ai siti sportivi, si bloccheranno automaticamente non solo i siti come www.gazzetta.it, ma anche i nuovi portali che trattano l’argomento e che potrebbero vedere la luce in futuro. I siti di content filtering dinamico offrono numerose categorie tra cui sesso, religioni, guerre, sport, gioco online, e molti altri.
Simone Zanardi
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Windows 10 bug errori disastro

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Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

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Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

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SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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