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I media statunitensi citano in giudizio l’FBI per lo sblocco dell’iPhone

La vicenda dello sblocco dell’iPhone dell’attentatore di San Bernardino, che ha visto contrapposta Apple (insieme con altre aziende del comparto hi tech, nonché da parecchi attori del mondo della stampa) al governo statunitense, ora sta conoscendo un nuovo sviluppo, considerando come diversi media statunitensi abbiano proprio deciso di citare in giudizio l’FBI.

Ma per quale motivo, l’Associated Press, Usa Today e Lln hanno deciso di andare in tribunale, sfidando nientemeno che il Federal Bureau of Investigation, il braccio armato del Department of Justice degli Stati Uniti? La vicenda, l’abbiamo detto, ha fatto discutere a lungo, anche perché dopo il rifiuto di Apple a sbloccare il device, l’FBI ha trovato comunque il modo di accedervi.

Si è vociferato a più riprese che l’autorità  statunitense avesse pagato degli esperti in materia per ottenere questo risultato, tuttavia, sulla vicenda non è mai stata fatta piena luce: ecco il motivo per il quale questi media hanno deciso di trascinare l’FBI in giudizio, vale a dire, in nome della legge che impone un certo livello di trasparenza relativamente alle attività  svolte dal governo.

Ora i media esigono di sapere chi sia stato ingaggiato dall’autorità  federale e, soprattutto, quale sia la sua reputazione nel comaprto tecnologico e, inoltre, quale compenso abbia percepito per violare il dispositivo del terrorista: questo, per permettere alla società  civile di prevenire eventuali derive indesiderate da parte dell’FBI, anche per futuri casi simili.

La citazione è stata fatto presso una corte del District of Columbia – dove ha sede la capitale federale americana, Washington – facendo valere le norme contenute nel Freedom of Information Act.

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