Wearable: voglia di innovazione, senza timore per la privacy

Attraverso un’indagine condotta su 5.000 utenti di smartphone e di dispositivi indossabili – i cosiddetti  wearable – Ericsson ha tratteggiato un quadro sulle future potenzialità  del mercato dei dispositivi indossabili: un dato che emerge in modo dominate è quello che vede gli utenti sempre più interessati a dispositivi indipendenti dagli smartphone, tecnologicamente più avanzati anche a scapito di della propria privacy. Oltre al campione di 5.000 utenti, Ericsson ha deciso di prendere in considerazione le opinioni di un ristretto numero di esperti del settore. Lo scopo è stato quello di individuare i potenziali sviluppi di questi particolari gadget tecnologici che nel corso dei prossimi anni saranno sempre più diffusi e utilizzati anche grazie alla rapida espansione del settore IoT.

L’indagine ha evidenziato, inoltre, che gli utenti più interessati ai dispositivi indossabili rientrano nella fascia d’età  compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se è stato rilevato un tasso d’interesse in forte crescita tra coloro che hanno dai 15 ai 24 anni. Un’altra indicazione significativa riguarda l’avvicinamento al mondo degli indossabili anche da parti di utenti non necessariamente patiti dello sport e del fitness: i dati rilevati da questa ricerca mostrano come nel 43% dei casi chi ha acquistato un dispositivo indossabile con funzioni sportive non si definisce un vero e proprio sportivo e non prativa attività  fisica in modo regolare e che possa essere classificata come agonistica o amatoriale di alto profilo.

Un altro dato che colpisce, questa volta in senso negativo, è la facilità  e la rapidità  da parte degli utenti nello sviluppare una disaffezione nei confronti di questi dispositivi tecnologici: un decimo degli utenti, infatti, dopo aver acquistato un gadget indossabile lo dimentica in un cassetto e circa un terzo di questi decide nell’arco delle prime due settimane dall’acquisto di non utilizzarlo più. Alla base di questo comportamento vi sarebbe la delusione che deriva dal contrasto tra le forti aspettative sulle potenzialità  del dispositivo e le effettive funzioni integrate e facilmente sfruttabili. La delusione maggiore arriverebbe proprio dalla difficoltà  o dall’impossibilità  di utilizzare il dispositivo indomabile senza dover ricorrere alla connessione con lo smartphone.

Infine, sono veramente pochi gli utenti che mostrano preoccupazioni rispetto alla possibile raccolta di informazioni da parte di questi dispositivi indossabili e che quindi sono con noi potenzialmente in ogni istante della giornata (giorno e notte se pensate alle fitband o agli sportwatch in grado di monitorare anche le fasi del sonno): la condivisione di queste informazioni non viene percepita come minaccia alla privacy, con due terzi del campione che si è dichiarato favorevole alla condivisione dei dati, anche geolocalizzati (corsa, trekking, passeggiate, tragitti, sonno, eccetera), a patto che questi restino in forma anonima e non permettano l’identificazione dell’utente.

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