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Baltimora: la polizia usava i dati dei social network contro gli attivisti

La società  statunitense Geofeedia, attiva nel comparto del social media monitoring, ha permesso alla polizia americana di aver accesso ai dati degli utenti sui social network di Facebook, Instagram e Twitter: e tramite questa attività  di sorveglianza online, secondo quanto riporta l’American Civil Liberties Union, sono state programmate attività  contro gli attivisti scesi in piazza.

Questa prassi è stata adottata dalle forze dell’ordine in due occasioni, la prima a Ferguson e la seconda a Baltimora: in entrambi i casi, in piazza sono scesi i manifestanti del movimento Black Lives Matter, i quali hanno voluto dimostrare tutto il loro disappunto per le azioni compiute dalla polizia, accusata di aver causato la morte di giovani afroamericani.

Secondo quanto reso noto dall’American Civil Liberties Union, la soluzione software di Geofeedia – che sfrutta i dati raccolti tramite Facebook, Instagram, Twitter ed altri social network – viene utilizzata da circa 500 dipartimenti di polizia negli Stati Uniti (ma non solo), con lo scopo di riuscire ad ottenere informazioni utili a realizzare mappe di proteste, individuare partecipanti e avere dati in real time di sorveglianza con i quali pianificare le azioni della polizia.

Geofeedia, per reperire i dati dai social network sopraindicati, ha fatto uso dei seguenti strumenti: con Instagram ha sfruttato le API; nel caso di Facebook, ha invece utilizzato Topic Feed API e, infine, le informazioni provenienti da Twitter sono state ottenute da un intermediario non specificato.

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