Aumenta il canone di unbundling, gli operatori alternativi protestano

icon banda largaE’ l’ennesimo regalo dell’AgCom a Telecom Italia. L’ultimo aumento dei prezzi dei servizi di accesso all’ingrosso offerti da Telecom Italia agli altri operatori, rappresenta un passo indietro nel processo di liberalizzazione del mercato della fonia fissa e, se confermato, avrà  ripercussioni anche sul mercato dei consumatori italiani in termini di aumenti di prezzi. E’ quanto sostengono gli operatori alternativi che vedono in quest’ultimo provvedimento, annunciato ieri dall’Autorità  per le Garanzie delle Comunicazioni, un forte disincentivo per Telecom Italia a investire nel tanto atteso progetto di una nuova rete in fibra ottica: finché la redditività  della rete in rame aumenta, invece di diminuire, Telecom Italia non avrà  nessun interesse a offrire i suoi servizi su una piattaforma alternativa, visto gli alti profitti che trae dalla vecchia rete.
L’aumento del canone di unbundling partirà  dal 2011: e passerà  dagli attuali 8,70 euro al mese a 9,14 euro mese e poi a 9,48 euro mese nel 2012. Secondo l’AgCom tali tariffe collocherebbero l’Italia al di sotto della media delle tariffe praticate nei primi sedici Paesi europei (9,46 euro/mese) e a una distanza significativa dal valore dei paesi che adottano un modello analogo al nostro (10,02 euro/mese). Non la pensano così gli Olo (Other local Operators) secondo cui l’aumento è in netta controtendenza rispetto alla riduzione dei prezzi del canone di unbundling applicata in Europa, che vede una media di 8,38 euro al mese, Ma soprattutto, sostengono gli Olo, la decisione dell’AgCom “altera irreparabilmente il percorso di sviluppo della nuova rete in fibra in Italia, avvantaggiando l’ex-monopolista nel mantenimento della vecchia rete in rame e costringendo gli operatori alternativi ad aumentare i prezzi dei loro servizi all’utente finale.”

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