Dall’America uno stop a Google Books

Il giudice federale di New York ha respinto il Google Settlement, l’accordo a cui aveva lavorato per quasi due anni il gruppo di Mountain View insieme alle associazioni degli autori ed editori. Tramonta il sogno della grande bibliteca digitale?

E’ stato il progetto più caro a Larry Page, uno dei fondatori Google, la cui ambizione era quella di digitalizzare milioni di libri anche rari dalle biblioteche di tutto il mondo, rendendo disponibile a tutti questo immenso patrimonio culturale.
Ma alla fine Google Books si è scontrato con un altrettanto solido principio del diritto: il copyright e la corte federale statunitense chiamata a pronunciarsi sulla legittimità  del Google Settlement — l’accordo da 125 milioni di dollari faticosamente raggiunto da Google insieme all’Authors Guild e all’Association of American Publishers — ha giudicato il progetto di una biblioteca universale digitale come “ingiusto, inadeguato e non ragionevole”. Esso infatti, secondo il giudice Denny Chine, porterebbe a un monopolio di fatto di Google e darebbe a un’azienda privata il diritto di trarre profitto da opere, senza avere il consenso dai rispettivi titolari del diritto d’autore.

Il principale ostacolo all’approvazione del Google Settlement è infatti stata la digitalizzazione delle opere orfane, ovvero quei libri di cui non si conosce il titolare dei diritti e da cui Google avrebbe comunque tratto un vantaggio economico. Se l’accordo tra Google e gli editori fosse stato approvato milioni di libri ormai fuori stampa e opere orfane sarebbero entrate in Google Books, il servizio di ricerca e acquisto di libri in digitale che ad oggi ha scannerizzato e messo on line 15 milioni di testi (molti dei quali ormai fuori copyright). Ne sarebbe derivato quindi un monopolio in cui era Google di fatto a poter stabilire i prezzi dei libri, visto che nessun altra società  sarebbe oggi in grado di sviluppare un progetto di analoga portata. Ad oggi Google Books consente la visione totale di un 20% di titoli protetti da diritto d’autore di cui Google ha ottenuto i diritti. Delle opere di cui invece non si hanno i diritti Google Book mostra solo alcune brevi parti di testo.

Il giudice Chine sembra lasciare aperta una porta, quando dice che l’accordo potrebbe essere rivisto, lasciando fuori la parte delle opere orfane, e includendo solo i testi di cui Google ha ottenuto regolare licenza dei diritti d’autore. Ma il gruppo di Mountain View su questo punto era stato fin da subito inamovibile: togliere le opere orfane da Google Books vorrebbe dire ridurre la portata dell’intero progetto e diminuire il valore trasferito agli utenti.

E’ probabile invece che questa sia l’unica strada praticabile per non buttare alle ortiche due anni di negoziati tra editori, autori e relative associazioni. E’ quanto traspare anche dalle parole dei rappresentanti dell’industria editoriale americana coinvolta nel Google Settlement (Macmillan, McGraw-Hill, Pearson Education, Simon & Schuster, John Wiley & Sons): siamo pronti a modificare i termini dell’accordo e ad accogliere le obiezioni della Corte — ha detto John Chargent, Ceo di Macmillan) per sostenere il principio fondamentale alle base di questo procedimento giudiziario, ovvero che nessun contenuto protetto da copyright può essere utilizzato senza il permesso di chi detiene i diritti d’autore.

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