Fedoweb: regole uguali per tutti, tra gli operatori del web

La Federazione operatori web (www.fedoweb.it) si è riunita a Milano con Confindustria Intellect per affrontare il problema di una corretta distribuzione dei contenuti digitali e dei relativi modelli d’uso, nell’era di Internet.

Il tema riguarda da vicino i cosiddetti servizi Over the top, come Google, Amazon e Facebook, che oltre a sfruttare i contenuti editoriali prodotti dai media, seguono regole e norme dettate dalla legislazione americana e non da quella europea, creando un’asimmetria tra gli operatori europei ed extra-ue, che finisce per azzoppare l’industria del digitale.

La pubblicità  on line, avverte Fedoweb, potrebbe non bastare più a sostenere i modelli di business degli operatori web e degli editori. Le esigenze di individuare nuovi servizi a pagamento e di vedere riconosciuti gli investimenti nella produzione di informazioni e contenuti di qualità  stanno diventando sempre più pressanti per tutti gli operatori digitali, stretti ai fianchi dai grandi player che si spartiscono la fetta più grande dell’advertising on line.

In questo scenario Fedoweb e Confindustria Intellect intendono portare al nuovo governo una serie di richieste che vanno dalla riduzione dell’Iva sull’e-commerce dal 21% al 10%, a partire dagli e-book e dai giornali digitali (oggi gravati da un’imposta del 21% rispetto al 4% applicato sui libri fisici), alla richiesta di tutele per chi investe nell’informazione on line nei contenuti digitali. Gli operatori del web continuano a sostenere importanti investimenti per garantire la qualità  dell’informazione e di contenuti digitali come musica, film e video, ma questi investimenti vanno in qualche modo ripagati e monetizzati: chi investe nei contenuti deve avere un ritorno, diversamente è un modello di business che non sta in piedi. Per questo bisogna trovare nuovi accordi contrattuali e legislativi che regolino la distribuzione su piattaforme come Google, iTunes, Youtube o Spotify.

Il contesto competitivo, dice Fedoweb, in questo momento è sbilanciato a favore degli operatori extra-ue: ma se il web è universale, le regole devono essere uniche per tutti e questo vale anche per le imposizioni fiscali e le norme della privacy.

Ciò che si richiede è un’armonizzazione a livello europeo, imponendo il pagamento delle tasse in Italia da parte degli operatori che offrono servizi nel nostro Paese, ma che approfittano di regimi fiscali maggiormente favorevoli di altri paesi europei. Il richiamo è evidentemente rivolto a Google, il cui fatturato pubblicitario supera il 50% di quello raccolto dagli altri operatori web, ma anche a Facebook e Amazon che in tempi recenti sono state accusate di eludere il fisco italiano.

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