Software

La copia delle foto si salva nel cloud con Google Foto

Nicola Martello | 13 Ottobre 2015

Fotografia

Il servizio offerto da Google ora è illimitato e gratuito, a patto di accettare alcune limitazioni. Di recente Google ha […]

Il servizio offerto da Google ora è illimitato e gratuito, a patto di accettare alcune limitazioni.

Di recente Google ha rinnovato Foto, il suo servizio per il backup nel cloud di foto e video, svincolandolo da Google+ (il suo non proprio popolarissimo social network) e dotandolo di nuove funzioni. Google Foto ora prevede due modalità  di archiviazione: Alta Qualità  e Originale. Con la prima l’utente ha a disposizione uno spazio di archiviazione illimitato e gratuito, ma le foto e i video vengono sistematicamente ricompressi per occupare meno spazio (Google afferma che l’effetto della ricompressione è impercepibile ad occhio nudo); inoltre gli scatti più grandi di 16 Mpixel e i video oltre il Full HD vengono scalati in modo da non superare tali limiti. L’altra modalità , Originale, lascia inalterati sia le immagini sia i filmati, ma in questo caso lo spazio gratuito è limitato a 15 Gbyte, per giunta condivisi con gli altri servizi Google come Mail o Drive. Se si desidera più spazio bisogna pagare un abbonamento mensile: 1,99 dollari per 100 Gbyte o 9,99 dollari per 1 Tbyte (ogni Tbyte successivo, fino a un massimo di 30, costa la stessa cifra).

GoogleFoto-01

Le foto sono caricabili nei formati Jpeg e Raw (anche gli scatti Raw vengono ricompressi ed eventualmente scalati), a mano oppure in automatico grazie ad Uploader per Desktop, un agente software – disponibile per Windows e Mac) – che rimane attivo in background e controlla costantemente le modifiche alle cartelle che l’utente ha indicato come sorgenti. Chi ha un archivio molto ampio di foto dovrà  naturalmente armarsi di pazienza: il backup iniziale potrebbe richiedere anche molti giorni. Naturalmente Google Foto è disponibile anche come App per iOs e per Android. Entrambe offrono un set completo di opzioni; è prevista ad esempio la possibilità  di ottenere l’upload automatico delle nuove foto e di effettuare i backup solo tramite rete WiFi, evitando l’utilizzo potenzialmente costoso della rete cellulare.

Una volta caricate nel cloud, le foto vengono visualizzate nella pagina Web del servizio come miniature disposte a scacchiera, ordinate per data e senza alcuna informazione ulteriore. Con un clic si ingrandisce l’immagine selezionata, in modo da farle occupare l’intera finestra del browser; non è previsto un pulsante per la visualizzazione a pieno schermo, ma si può ottenere lo stesso risultato portando il browser in modalità  full screen (il modo più rapido per farlo è premere il tasto funzione F11).

Quando la foto è ingrandita si possono far apparire alcune informazioni extra: Mpixel, dimensione del file e risoluzione; con le foto digitali sono di solito visibili anche i dati dello scatto (diaframma, otturatore, lunghezza focale, Iso), ma non tutte le altre informazioni sono registrate nella sezione Exif del file. A foto ingrandita è anche disponibile un pulsante che permette di condividere rapidamente lo scatto su Google+, Facebook o Twitter oppure di ottenere un link da inserire in una pagina Web o in un messaggio di posta elettronica.

È possibile organizzare gli scatti in album e creare quelli che Google chiama Storie e Filmati (questi ultimi due possono essere generati solo con l’App del dispositivo mobile). Le Storie sono sequenze di foto e video ordinate cronologicamente, mentre i Filmati sono semplici montaggi video. In entrambi i casi è Google Foto a decidere lo stile grafico e gli effetti tra una foto e l’altra: l’utente può solo scegliere se aggiungere o togliere elementi.

Google Foto dispone ovviamente di un motore di ricerca per chiave; la caratteristica interessante di questo motore è che permette di svolgere di tipo visivo: per esempio, se si scrive “edificio” vengono selezionate tutte le foto che inquadrano una casa o un palazzo. L’efficacia dell’algoritmo è notevole anche se non perfetta: i falsi positivi e le esclusioni errate non mancano, ma in media i risultati delle ricerche sono buoni. Il motore funziona anche con le persone, quindi riconosce la presenza di volti negli scatti e opzionalmente raggruppa i visi simili per agevolare le funzioni di ricerca, funzione e condivisione. L’utente deve quindi inserire nel campo descrittivo di ciascuna foto i nomi delle persone presenti. Abbiamo notato che non tutte le possibili traduzioni in italiano delle chiavi di ricerca vengono riconosciute: per esempio “persone” funziona allo stesso modo di “people”, mentre “gente” non fornisce risultati. Quando si fa clic nel riquadro della chiave di ricerca, Google Foto mostra una suddivisione veramente elementare per categorie, Luoghi e Cose, a loro volta divise in gruppi in base alle caratteristiche salienti delle foto (per esempio la presenza del mare, del cielo o di montagne).

Tool molto semplici permettono di regolare la luminosità , la saturazione e la visibilità  dei dettagli (Pop). È anche possibile introdurre una vignettatura, ritagliare e ruotare lo scatto.

Una volta ingrandita l’immagine desiderata, basta un clic per aprire gli strumenti di correzione fotografica. Sul lato destro compare un pannello con poche e semplici opzioni, raggruppate in tre sezioni distinte. La prima permette di regolare la luminosità , il contrasto, la nitidezza (Pop) e la vignettatura. Comodo ed efficace è l’automatismo che esegue una calibrazione globale di buona qualità , ed è molto utile il tasto Confronta per eseguire un raffronto istantaneo con il documento originale (si può anche fare semplicemente clic sull’immagine).

La sezione successiva contiene 14 filtri cromatici, ciascuno di intensità  regolabile, che non ci sono sembrati né interessanti né originali. L’ultimo pannello riguarda le funzioni di ritaglio e raddrizzamento dell’immagine. Nel primo caso appare un reticolo basato della regola dei terzi, nel secondo – non appena si agisce sulla scala dei gradi di inclinazione – una griglia abbastanza fitta per agevolare l’operazione; il software ritaglia in automatico l’immagine man mano che la si ruota, in modo che non rimangano angoli vuoti.

Nei nostri test abbiamo caricato in Goo­gle Foto prevalentemente fotografie da 15,1 Mpixel (4.752 x 3.168 pixel) e quindi al di sotto del limite di 16 Mpixel previsto dalla modalità  Alta Qualità . Come abbiamo detto all’inizio, Google Foto in questa modalità  comprime sistematicamente tutti gli scatti e in effetti abbiamo notato che un’immagine grande 7,9 Mbyte è diventata 3,4 Mbyte dopo essere stata caricata in Foto e in seguito scaricata di nuovo nel computer di partenza. Si tratta di una riduzione del 57% circa. Abbiamo confrontato le due versioni, ed è stato necessario ingrandirle molto (almeno di cinque o sei volte) per poterle apprezzare: quello che si nota non sono difetti macroscopici, piuttosto un certo aumento della grana, del rumore di fondo.

Di conseguenza possiamo affermare che, come promesso da Google, non c’è un significativo decadimento della qualità  a seguito della ricompressione. Nel caso della riduzione a 16 Mpixel delle foto di dimensioni più grandi la perdita di informazione invece è significativa.

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Google Foto

Gratuito

+ PRO
Funzionamento semplice e intuitivo
Modalità  Alta Qualità : spazio di archiviazione illimitato e gratuito
Modalità  Originale: 15 GByte gratuiti e nessuna ricompressione dei file

– CONTRO
Organizzazione delle foto migliorabile
Modalità  Alta Qualità : le foto e i video sono sempre ricompressi
Modalità  Originale: oltre i 15 GByte il servizio è a pagamento

Produttore: Google, www.google.it

Google Pixel 5 e Pixel 4a 5G

Smartphone

Pixel 5, astrofotografia solo con la fotocamera principale

Luca Colantuoni | 29 Dicembre 2020

Fotografia Google Smartphone

Google ha eliminato la funzionalità astrofotografia per la fotocamera ultra grandangolare dei Pixel 4a 5G e 5, in quanto gli scatti risultano di bassa qualità.

Una delle applicazioni pratiche della fotografia computazionale è la funzionalità che permette di scattare foto delle stelle con i Pixel 4/4 XL, 4a/4a 5G e 5. La cosiddetta astrofotografia era possibile con entrambe le fotocamere posteriori dei Pixel 4a 5G e 5, ma un recente aggiornamento dell’app Fotocamera ha rimosso la modalità per la fotocamera ultra grandangolare. La novità è menzionata nella pagina di supporto.

L’astrofotografia è praticamente una versione potenziata della modalità Foto notturna (Night Sight in inglese). Quando lo smartphone viene utilizzato di notte e posizionato su una superficie stabile o fissato ad un treppiede, l’app Fotocamera mostra il messaggio “Astrofotografia attiva“.

Questa funzionalità permette di scattare una foto del cielo stellato, grazie alla fotografia computazionale. Lo smartphone scatta una serie di foto in successione con diversi valori di esposizione e quindi combina gli scatti nella foto finale. Con i Pixel 4/4 XL si possono utilizzare entrambe le fotocamere posteriori (standard e teleobiettivo). Lo stesso era possibile con i Pixel 4a 5G e 5 che hanno una fotocamera ultra grandangolare invece del teleobiettivo.

Alcuni utenti hanno notato che l’astrofotografia con la fotocamera ultra grandangolare non permette di ottenere scatti di buona qualità (il colore tende al verde).

Pixel 5 astrofotografia

Astrofotografia con fotocamera ultra grandangolare (sopra) e fotocamera principale (sotto) del Pixel 5.

Per questo motivo, Google ha rimosso la funzionalità per la fotocamera ultra grandangolare. Se l’utente sceglie la fotocamera sbagliata viene mostrato l’avviso “Zoom a 1x per l’astrofotografia” (lo zoom della fotocamera ultra grandangolare è 0.6x).

Nella pagina di supporto è infatti scritto che su Pixel 4a 5G e 5 la funzionalità astrofotografia funziona solo con zoom uguale o superiore a 1x. Chi vuole utilizzare entrambe le fotocamere, rinunciando alla qualità degli scatti, può installare una versione precedente dell’app Google Camera.

Huawei Mate 40 Pro+

Smartphone

Huawei Mate 40 Pro+, re dei camera phone

Luca Colantuoni | 22 Dicembre 2020

Fotografia Huawei Smartphone

Secondo gli esperti di DxOMark, il nuovo Huawei Mate 40 Pro+ (non disponibile in Italia) è attualmente il migliore camera phone in assoluto.

Ancora una volta Huawei riesce a posizionare un suo smartphone in vetta alla classifica di DxOMark. Dopo i numerosi test effettuati, gli esperti francesi hanno decretato che il Mate 40 Pro+ è attualmente il re dei camera phone. Questo modello, non venduto in Italia, è il migliore della serie annunciata dal produttore cinese a fine ottobre.

Il Mate 40 Pro+ possiede quattro fotocamere posteriori e un sensore ToF 3D. Huawei ha scelto un sensore principale da 50 megapixel, abbinato ad un obiettivo con apertura f/1.9 con stabilizzazione otica delle immagini (OIS). La fotocamera ultra grandangolare ha un sensore da 20 megapixel e un obiettivo con apertura f/2.4. Ci sono inoltre un teleobiettivo con zoom 3x e apertura f/2.4, abbinato ad un sensore da 12 megapixel, e un teleobiettivo con zoom 10x e apertura f/4.4, abbinato ad un sensore da 8 megapixel. Per entrambi è presente la stabilizzazione ottica delle immagini.

Il punteggio di 144 relativo alla qualità delle foto è il più alto raggiunto finora. Secondo DxOMark, gli scatti sono quasi perfetti in ogni condizione di illuminazione. Ciò è merito dell’ampio range dinamico, del bilanciamento del bianco e della fedeltà cromatica. Tra buoni ed eccellenti i dettagli delle foto ottenute con la fotocamera ultra grandangolare e i due teleobiettivi, grazie anche al basso livello di rumore.

Huawei Mate 40 Pro+

Huawei Mate 40 Pro+

L’autofocus è veloce e preciso in quasi tutte le condizioni. Buona anche la qualità delle registrazioni video che sfruttano il sistema di stabilizzazione. Tra i pochi difetti ci sono gli artefatti (aliasing e ghosting) e differenze tra l’anteprima delle immagini mostrate sullo schermo e quelle catturate. Con il punteggio complessivo di 139, il Mate 40 Pro+ si posiziona davanti al “fratello minore” Mate 40 Pro.

Lo smartphone è dunque un ottimo acquisto, ma il prezzo è piuttosto elevato. Inoltre, come è noto, mancano i servizi Google. Gli utenti troveranno però molte app popolari sullo store AppGallery.

Google Foto

App

Google Foto, ricordi con foto cinematiche

Luca Colantuoni | 17 Dicembre 2020

Fotografia Google

Google Foto utilizza il machine learning per creare foto cinematiche con effetto panning da mostrare nei Ricordi o condividere come un video.

Una delle funzionalità più utilizzate in Google Foto è Ricordi, una serie di immagini e video del passato che vengono mostrati nella parte superiore della schermata. Dal prossimo mese verranno aggiunte animazioni che permettono di ottenere foto cinematiche e quindi ricordi più realistici. Android Police ha scoperto inoltre l’integrazione con Google Maps che consente di vedere dove sono state scattate le foto.

Per creare le foto cinematiche, Google usa il machine learning per aggiungere la profondità all’immagine e produrre una rappresentazione 3D della scena. L’immagine viene quindi animata tramite una fotocamera virtuale per creare un effetto panning. La foto cinematica può essere salvata (ma attenzione allo spazio occupato) e condivisa come un video.

Google Foto - Effetto cinematico

Google ha inoltre incluso nuovi temi per i ricordi, ad esempio per mostrare foto con le persone più care o in base alle attività. Ovviamente è sempre possibile nascondere immagini di persone o scattate in date specifiche. In Google Foto sono stati infine aggiunti nuovi layout per i collage che usano l’intelligenza artificiale per trovare foto con colori simili.

L’ultima funzionalità, presente nella versione 5.23 dell’app, sfrutta la timeline di Google Maps. L’utente può visualizzare sulla mappa i luoghi in cui sono state scattate le foto e il percorso seguito. Ovviamente deve essere attivata la cronologia delle posizioni in Google Maps e il salvataggio dell’informazione nelle foto. Se la foto non è “geotaggata”, l’app stima la posizione in base al contenuto dell’immagine. L’integrazione con Google Maps può essere disattivata in qualsiasi momento.

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