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L’ecommerce non conosce crisi: +18% in un anno

Redazione | 25 Ottobre 2012

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A dispetto della riduzione generale dei consumi che investe il Paese ( -2% rispetto allo scorso anno), il comparto dell’ecommerce […]

A dispetto della riduzione generale dei consumi che investe il Paese ( -2% rispetto allo scorso anno), il comparto dell’ecommerce b2c registra una crescita a due cifre: + 18%, con circa 3 milioni di nuovi acquirenti, per un totale di 12 milioni di italiani che comprano su Internet.

I  siti che operano in Italia nel settore b2c hanno venduto merci per 9,5 miliardi di euro, con crescite s due cifre praticamente in tutti i comparti: + 33%  per l’abbigliamento, + 11% editoria e musica; + 27% Informatica ed Elettronica di consumo.

Sono i dati diffusi oggi dall’Osservatorio sull’e-commerce b2c Netcomm del Politecnico di Milano, che per la prima volta segnala come le vendite on line di prodotti abbiano superato in valore quelle dei servizi ( 800 milioni di euro le prime contro 750 milioni le seconde) colmando così uno dei gap storici dell’Italia rispetto agli altri paesi europei, dove già  da anni si comprano molti più prodotti che servizi.

Il 2012 è stato un anno di consolidamento per molte attività  on line, a cominciare da Amazon, arrivata in Italia alla fine del 2010, per continuare con i siti di couponing stile Groupon.

Tra i Prodotti, che oggi rappresentano il 37% del totale vendite ecommerce, cresce il numero degli ordini (+ 19%) e anche il valore dello scontrino medio (+7%) mentre sui Servizi, che ancora pesano per il 63%, si registra una crescita, ma inferiore alla media: + 14% per il Turismo e le Assicurazioni, + 10% per le ricariche telefoniche, stabile  il ticketing.

Il Turismo continua a essere il primo comparto dell’ecommerce nazionale, con una quota del 46%, ma al secondo posto c’è ora l’abbigliamento che pesa per l’11%, seguito da Informatica ed Elettronica (10%) Editoria e musica (3%) mentre il Grocery è fermo da anni all ‘1%.

Il restante 19% è fatto dai siti di couponing (4%), dalle ricariche telefoniche (3%) seguite da eBay e dal Tickening per eventi che oggi vale 1,5%.

Tra le ragioni di questa vera esplosione delle vendite on line c’è sicuramente la crisi che ha spinto molte persone a rivolgersi al canale Internet, dove, specie per l’abbigliamento, si sono diffuse le vendite a tempo con forti sconti, ma l’e.commerce è stato facilitato anche dall’uso massiccio degli smartphone, adottati ormai da 30 milioni di italiani,.

Non tutti i merchant però crescono allo stesso modo: se i siti di couponing o i club on line registrano un ottimo andamento, le dot com minori soffrono per la limitata capacità  di investimento e per l’assenza di una logica di multicanalità . Si fa sempre più strada infatti il modello dell’integrazione tra canale fisico e canale online. Ne è un esempio la sperimentazione condotta dal gruppo Terashop che ha integrato il canale on line del sito Bow.it con la catena di punti vendita Wellcome, (circa 190) di proprietà  del gruppo.

Da circa un anno i clienti del sito Bow.it possono prenotare on line un prodotto e ritirarlo poi nel punto vendita Wellcome più vicino, oppure acquistare direttamente sul sito e portare poi l’usato a uno dei negozi affiliati  o infine recarsi in negozio per avere informazioni di supporto all’acquisto effettuato on line.

Infine l’ultimo fenomeno in atto è il mobile commerce che passa da 74 milioni di euro del 2011 a 180 milioni di euro del 2012. Anche qui dominano i prodotti (53% delle vendite) contro i servizi (47%) e circa i tre quarti del valore totale delle transazioni arriva dai dispositivi Apple basati su IOS.

Cresce la presenza dei merchant nei social network, il 90% ha una fan page, e l’80% è attivo su almeno due network. Nell’ordine i più utilizzati sono Facebook (84% dei merchant) Twitter (705) YouTube (58%) , Google Plus (34%) e Pinterest (27%).

Tutto questo ha fatto sì che il tasso di penetrazione dell’ecommerce sulle vendite retail sia passato dal 2,2% del 2011 al 2,6% nel 2012, una crescita che non basta però ad allinearci agli altri paesi europei: in Uk ad esempio il peso dell’ecommerce sul retail è pari al 14%,  in Francia è il 9%. E il mercato italiano come dimensioni resta un sesto di quello inglese (60 miliardi di euro), un quarto di quello tedesco (39 miliardi) e quasi la metà  di quello francese (2 miliardi).