Linux

Come inserire metadati per effettuare ricerche precise con Linux

Marco Fioretti | 1 Marzo 2016

Linux

I metadati sono, in generale, “dati a proposito di altri dati” o documenti. Sono quelle informazioni senza le quali è […]

I metadati sono, in generale, “dati a proposito di altri dati” o documenti. Sono quelle informazioni senza le quali è molto difficile dare contesto, significato e connessioni ai dati, in maniera strutturata e soprattutto utilizzabile dai computer. Il testo di una chiamata telefonica o di un messaggio email, per esempio, è un tipo grezzo di dato, o se preferiamo di documento. Nome di mittente e destinatario, oggetto, indirizzo a cui replicare e ora d’invio, invece, sono alcuni metadati associati allo stesso documento. Nel caso di un libro elettronico, i metadati più rilevanti potrebbero essere nome dell’autore, editore, data di pubblicazione e codice Isbn. È facile capire che è proprio la disponibilità  di inserire metadati a fare la differenza fra ricerche rapide, con risultati precisi, e altre talmente vaghe da essere praticamente inutili. Diventa quindi importante sapere quali formati di file sono più adatti per generazione e analisi dei rispettivi metadati.

Dai tutorial su Tracker (https://projects.gnome.org/tracker) si può imparare che la differenza fra etichette e metadati è che le prime sono informazioni conservate al di fuori dei file a cui si riferiscono, mentre i metadati sono quelle scritte nel file stesso, in appositi campi. In realtà  non è così, anzi! Sempre di metadati si tratta, comunque queste informazioni vengano chiamate, e ovunque vengano conservate, cioè dentro o fuori i singoli file a cui si riferiscono. Più precisamente, dobbiamo dire che conservare i metadati internamente o esternamente fa una grossa differenza, ma solo nella loro gestione e condivisione, non certo nella loro natura.

Conservare i metadati di alcuni file esternamente, ovvero in indici e database indipendenti, è indispensabile per effettuare ricerche veloci e flessibili. Non è detto che questo sia sempre possibile: l’esempio più facile è quando si devono eseguire ricerche su file non generati da noi, magari ricevuti su un disco esterno, da qualche collega.

Inserire i metadati di un file al suo interno, invece significa poter sempre avere e offrire accesso a quelle informazioni. Anche se si cambia programma di ricerca, sistema operativo o computer, o quando quel file va condiviso con altri. Se poi, come sempre avviene in pratica, i metadati sono anche scritti in formati facilmente elaborabili da software, diventa possibile sia copiarli automaticamente in, o da, indici esterni, sia analizzarli in qualsiasi maniera.

Un primo svantaggio di questo approccio è che, di regola, è più difficile inserire metadati automaticamente in grandi quantità  di file, senza conoscenze almeno basilari di scripting. L’altro, irrilevante nella maggioranza dei casi ma “pericoloso” negli altri, è legato alla privacy, come è facile capire con un esempio forse banale, ma efficace. Aggiungere in Tracker etichette come “noioso” o “insopportabile” al curriculum di un collega, o a un racconto scritto da un amico non crea problemi anche se il file viene aperto da terzi. Scrivere la stessa cosa nella sezione metadati di quei file vuol dire ricordarsi di crearne una copia “pulita”, cioè senza metadati, ogni volta che quel file va condiviso…

Per quanto riguarda i documenti di testo, gli standard migliori per includere metadati nei file, al fine di fare ricerche più efficaci o altri tipi di elaborazione con software Open Source sono sostanzialmente due: OpenDocument e Yaml. Il primo non è altro che un archivio zip in cui è sempre presente anche un file a parte, chiamato “meta.xml”, che contiene appunto tutti i metadati relativi al documento cui è allegato. Il pannello di Libre Office apribile selezionando “File->Proprietà ” non è altro che un’interfaccia grafica per modificare il contenuto di meta.xml. Se serve, questo file è comunque modificabile anche con qualsiasi editor di testo, o script relativamente semplici.

La parola Yaml è un acronimo ricorsivo, nella migliore tradizione Unix, che sta per “YAML Ain’t Markup Language” (“Yaml non è un linguaggio di Markup”, https://yaml.org), utilizzabile nei formati di testo semplice come Markdown (https://daringfireball.net/projects/markdown). Yaml non è altro che uno standard per inserire i metadati di un file di testo semplice al suo inizio, in un formato semplicissimo da scrivere a mano, ma facilmente elaborabile da un computer. A titolo di esempio, l’intestazione Yaml di questo articolo potrebbe apparire così:
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title: "Come inserire metadati con Linux per effettuare ricerche precise"
tags: [linux, desktop, indicizzazione]
authors:
- name: Marco F.
affiliation: Freelance
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Tre trattini all’inizio e alla fine dei metadati, e campi delimitati da ritorni a capo e (pochissima) altra punteggiatura. Semplice, no?
Marco Fioretti

Software

Download del giorno: Ventoy 1.0.31

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Download del giorno Linux Storage Windows

Ventoy offre un metodo alternativo per la preparazione di una chiavetta USB avviabile, impiegando direttamente le immagini ISO invece di estrarre i file necessari.

Per preparare una chiavetta USB avviabile è possibile usare strumenti come FlashBoot, Rufus o soluzioni similari. Una recente alternativa in tal senso si chiama Ventoy, e sposa un approccio completamente diverso ma non per questo meno interessante (e utile) rispetto ai tool citati poc’anzi.

Diversamente dai software della concorrenza, Ventoy non estrae i file di un OS avviabile da un’immagine ISO ma permette di copiare la ISO originale sulla chiavetta USB in via di preparazione. In caso di ISO multiple, il programma fornisce un menu di boot da cui poter scegliere di avviare uno dei sistemi live presenti su disco.

In più Ventoy è open source, vanta una notevole semplicità di utilizzo, è veloce, supporta l’avvio in modalità “legacy” (BIOS) oppure UEFI e le immagini ISO di dimensioni superiori a 4GB. La lista delle ISO compatibili con Ventoy include più di 300 diverse voci tra Live-CD, dischi di installazione di svariati sistemi operativi (Windows, Linux) e altro ancora.

La versione più recente di Ventoy uscita in queste ore (Ventoy 1.0.31) corregge un bug nell’esecuzione del tool su dischi di dimensioni superiori ai 2TB, riduce il numero di falsi positivi con gli antivirus, migliora la compatibilità con RHEL e CentOS (8.3) e aggiunge il supporto per quattro nuove ISO Linux.

Pagina ufficiale del download di Ventoy 1.0.31 per Windows, Linux e Live CD

Debian

Linux

Download del giorno: Debian 10.7

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

Download del giorno Linux Open Source

Nuovo aggiornamento minimale per Debian, sistema operativo open source che costituisce la base di un gran numero di distro Linux derivate.

Nell’ambito dei sistemi operativi basati su kernel Linux, Debian è un vero e proprio “nonno” del settore. Una delle distro Linux più vecchie e popolari, Debian rappresenta il punto di partenza da cui un gran numero di OS derivati costruiscono le loro fondamenta a base di codice e programmi FOSS.

In circolazione dal lontanissimo 1993, Debian è un progetto gestito dalla community omonima e da un “Project Leader” scelto ogni anno dagli stessi sviluppatori. I tanti sistemi Linux derivati da Debian includono Ubuntu, la distro corazzata Tails e molti altri OS open source.

Nei giorni scorsi il progetto Debian ha annunciato la disponibilità di un nuovo aggiornamento minore, Debian 10.7, il settimo update alla major release Debian 10 (nome in codice “buster”) pensato per correggere bug di sicurezza, qualche “aggiustamento” per qualche problema serio e problemi minori al codice. Di fatto, Debian 10.7 non costituisce una nuova versione dell’OS ma include solo aggiornamenti per alcuni pacchetti inclusi nel sistema (kernel Linux, SQLite, systemd, Tor, Thuderbird, Firefox ESR ecc.).

Chi installa aggiornamenti frequenti da security.debian.org non dovrà spendere molto tempo nell’update dei pacchetti problematici, dicono gli sviluppatori. Per chi invece preferisce le soluzioni all-in-one ci sono sempre le nuove ISO pre-compilate disponibili sul sito ufficiali.

Pagina ufficiale del download di Debian 10.7

Linus Torvalds

Notebook

Linus Torvalds vuole un MacBook con Linux

Luca Colantuoni | 24 Novembre 2020

Apple Linux macOS

Linus Torvalds vorrebbe un nuovo MacBook con processore ARM e sistema operativo Linux, ma Apple non soddisferà mai il suo desiderio.

Apple ha annunciato i primi tre prodotti con processore ARM all’inizio del mese di novembre: MacBook Air, MacBook Pro da 13 pollici e Mac mini. I due notebook hanno ricevuto recensioni molto positive e attirato l’attenzione di uno sviluppatore molto famoso: Linus Torvalds. Il suo desiderio è quello di avere un Mac ARM con Linux.

Il kernel Linux supporta l’architettura ARM da molti anni (Android è basato sul kernel Linux), quindi la richiesta di Torvalds potrebbe essere soddisfatta sicuramente da Apple, ma ovviamente ciò non accadrà mai. Rispondendo ad una domanda sui nuovi MacBook con processore ARM, Torvalds ha dichiarato:

Mi piacerebbe assolutamente averne uno, se solo funzionasse con Linux… Ho dei bei ricordi del MacBbook Air da 11 pollici (credo il 4.1) che ho usato circa dieci anni fa, ma l’ho abbandonato perché Apple ha impiegato troppo tempo per sistemare lo schermo e quando lo ha fatto ero già passato a laptop migliori e nel frattempo Apple aveva reso Linux meno conveniente.

Torvalds ha sottolineato che Apple usa Linux per i server dell’infrastruttura cloud, ma non per i notebook.

Ho aspettato a lungo un laptop ARM in grado di eseguire Linux. Il nuovo MacBook Air sarebbe quasi perfetto, tranne che per il sistema operativo. E non ho il tempo di armeggiare con esso né l’inclinazione di combattere con aziende che non vogliono aiutare.

Torvalds evidenzia quindi la possibilità di installare Linux sui MacBook con chip M1, ma è necessario troppo tempo per “smanettare” e la collaborazione di Apple (servono almeno i driver). Del resto macOS e Linux hanno un antenato comune, ovvero UNIX, come si può vedere nel seguente schema:

OS UNIX like

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